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SCHEDA CIVILTA’ ETRUSCA

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SCHEDA CIVILTA’ DEGLI  Etruschi

INTRODUZIONE  STORICA

 Sulla provenienza del popolo Etrusco non si hanno informazioni complete e certe.  Nell’antichità Greca e Romana ci si  basava principalmente sulla ricostruzione effettuata da Erodoto che faceva discendere l’origine e la nascita degli Etruschi  da una migrazione dall’Oriente (Lidia – attuale Turchia) a seguito di una carestia avvenuta poco dopo la distruzione di Troia, migrazione guidata dal grande condottiero Tirreno.

Le fonti storiche sulle origini degli Etruschi, seppur con qualche variabile, risultano sostanzialmente riconducibili a tre diverse ipotesi: provenienza orientale, tesi dell’autoctonia e provenienza da settentrione.

Recenti e continui progressi della ricerca archeologica hanno portato alla conclusione che non vi è un netto contrasto per esempio tra la teoria dell’origine autoctona e quella orientale.

In ogni caso, nessuna delle teorie antiche, anche nelle rielaborazioni operate dagli studiosi moderni, ha trovato pieno conforto scientifico nelle evidenze archeologiche.

Di certo esiste il fatto che gli Etruschi non sono documentati, come tali, in nessun’altra parte del mondo, che non sia l’Etruria, ambito geografico compreso essenzialmente tra il mare Tirreno ed i fiumi Arno e Tevere.

Quindi è poco probabile una “migrazione come popolo”, mentre è molto più logico impostare il problema delle “origini Etrusche” non sulla provenienza ma sul processo graduale di evoluzione, trasformazione, integrazione di elementi diversi di natura etnica, culturale, linguistica, che hanno trovato, nell’Etruria  condizioni favorevoli.

L’ambiente naturale di questa terra, ricco e variegato, attraversato da fiumi, con pianure fertili e colline boscate, bagnata da un mare ricco di pesce e straordinaria via di comunicazione per i commerci marittimi, sono lo scenario nel quale la civiltà Etrusca si sviluppò, proliferò e si spense, tra il IX  ed il I secolo a.C..

Le più antiche menzioni di quelli che i greci chiamavano “Tirreni”, riguarda l’azione di disturbo che questi producevano, a far data dal VIII secolo a.C., nei confronti delle prime colonie greche dislocate in Sicilia. Gli Etruschi erano considerati i meglio organizzati ed i più intraprendenti di tutti i popoli che abitavano la fascia costiera tirrenica; ci si poteva approvvigionare di metalli di cui essi largamente disponevano, entrando in rapporti commerciali con una popolazione “affidabile” e dedita anche al commercio.

L’archeologia ci rivela che al momento dell’arrivo dei greci sul Tirreno, tutti i siti in cui avranno sede le grandi città dell’Etruria storica, Veio, Cere, Tarquinia, Vulci, Vetulonia, Populonia, Volsinii, Volterra, erano già occupati da nuclei di villaggi strutturati in embrionali “sistemi organici”, in via di progressiva concentrazione ed unificazione. Questi villaggi, nati all’inizio dell’età del ferro (IX secolo a.C.), a seguito di una riorganizzazione del territorio e del ripopolamento, caratterizzato dall’abbandono dei vecchi abitati preistorici della tarda età del bronzo, verso siti più adatti all’agricoltura, allo sfruttamento delle miniere, agli scambi ed all’economia del mare.

In termini convenzionali questo periodo viene chiamato villanoviano (nome derivato dalla località bolognese di Villanova ove si scoprirono le prime tracce di questa cultura) e riguardò principalmente l’area geografica della futura Etruria (dal Tevere all’Arno), più le zone d’espansione corrispondenti all’Emilia orientale da una parte, e dall’altra alla Campania intorno a Capua e nel salernitano da Pontecagnano fino al Vallo di Diano. In questo processo di riorganizzazione possiamo ritrovare gli elementi istitutivi della nascita della “nazione Etrusca”. E’ con la “cultura villanoviana”, che nel IX secolo a. C. ebbe inizio la storia Etrusca.

La documentazione archeologica, quasi esclusivamente proveniente dalle necropoli, evidenzia come i villaggi “villanoviani” appaiono organizzati con caratteri di stabilità ed in forma di società indifferenziate, con un economia di sussistenza basata sull’utilizzo comune delle risorse dell’agricoltura e dell’allevamento, integrata da modeste attività artigianali di tipo domestico.

Principalmente nei villaggi delle fasce costiere, con inizio  nell’VIII secolo a.C., per iniziativa di alcuni singoli, questa struttura economica ugualitaria inizia a modificarsi,  con i primi tentativi di accumulare ricchezza a proprio vantaggio. Di particolare rilievo l’occupazione del suolo e gli scambi commerciali via mare. Questo processo lento ma ormai irreversibile, contribuirà ad aumentare le differenziazioni sociali. Iniziano ad affermarsi gruppi “elitari”, che disponendo di mezzi sempre più cospicui, talvolta ottenuti con la forza, con guerre ed attività di conquista, finirono con il trasformarsi in “ceto dominante”, divenendo protagonisti del commercio con i Greci e le altre popolazioni. Questo processo porterà alla nascita delle aristocrazie e all’affermarsi della civiltà urbana.

Alla fine dell’VIII secolo a.C. e per tutto il secolo successivo, si diffuse in Etruria la “civiltà orientalizzante”, che interessa principalmente il ceto aristocratico emergente, determinando un generale mutamento del gusto e del costume. Siamo in presenza di sovrabbondanza di produzione agricola e mineraria, di aumento dei commerci e dei traffici, di maggiori  ricchezze, determinando uno stile di vita decisamente lussuoso per le classi agiate. Inizia il consumo di prodotti importati, vino e profumi dalla Grecia, vasi e gioielli che i mercanti fenici portavano loro dall’Egitto, dalla Siria, dai paesi Mediorientali. Questi ricchi oggetti venivano imitati nelle botteghe artigiane locali, determinando produzioni di grande pregio che venivano, a loro volta, esportate nell’Europa Centrale ed Occidentale  Queste trasformazioni portarono a nuove esigenze, per soddisfare le quali, così come per superare la conflittualità più o meno latente delle famiglie aristocratiche, in gara tra loro, portarono alla nascita di nuove forme di aggregazione urbana, sulla base del modello del mondo greco.

Nella seconda metà del VII secolo a. C. permanevano si piccolo abitati sparsi e “secondari”, quasi sempre dominati da potenti nuclei di famiglie gentilizie, ma presero forza luoghi ove la vita in comune, gli antichi villaggi, si andavano trasformando in vere e proprie città. Cere (l’odierna Cerveteri), Veio, Tarquinia, Vulci, Vetulonia, Populonia, Roselle, Volsinii, Volterra, Fiesole, Chiusi, Cortona,  Arezzo, Perugia. Sul finire del VII secolo a.C., le città dell’Etruria, prime tra tutte quelle meridionali divennero, per oltre un secolo e mezzo, tra le protagoniste della storia del Mediterraneo. La vitalità e il dinamismo si orientò in un accentuato sviluppo delle attività produttive che, non più limitate a soddisfare la richiesta interna, pure crescente, vennero destinate in misura notevole ai mercato esterni. Si esporta di tutto, vino ed olio, ma anche ceramiche con i vasi etrusco-corinzi ed i buccheri, proposti anche in sostituzione dei vasi greci di metallo dei quali ripetevano le forme e l’aspetto esteriore. La fase di  prepotente sviluppo dell’esportazione, determinò risvolti nell’organizzazione sociale, politica ed istituzionale delle città. Lo sviluppo ed il controllo delle attività produttive e commerciali, furono progressivamente sottratte al ceto aristocratico e organizzate in forme e strutture comunitarie. In particolare si crearono appositi centri di scambio o “porti franchi” secondo il modello degli “empori greci”, fuori ma non lontano dalle città. Ciò determinò la nascita di un nuovo ceto basato sul censo, originato dalle attività imprenditoriali e mercantili e variamente integrato da elementi provenienti dall’esterno delle stesse città. Nasce e si sviluppa così una “classe media”, che diviene l’anima della popolazione urbana e che molte volte condizionerà la vecchia classe dirigente. Le città assumono la fisionomia di vere e proprie “città stato”, sul modello della polis greca, ognuna a capo di un esteso territorio, dopo avere smantellato le strutture decentrate dei piccoli potentati locali ottenendo anche, come risultato, un parziale  spopolamento delle campagne. Queste città rimangono indipendenti l’una dall’altra, anche se costituiranno una sorta di confederazione (Lega), con compiti quasi esclusivamente di carattere religioso.

Il prodigioso periodo di sviluppo non poteva durare a lungo a causa della fragilità del sistema di queste città, che continuavano ad operare ognuna per proprio conto, senza un minimo di coordinamento, ed in presenza di pesanti minacce esterne. Inizia una fase di declino che, pur con alterne vicende, si rivelerà inarrestabile. Alla fine del V secolo a.C.  gravi pericoli si posero per il mondo Etrusco: uno a Nord con la pressione delle tribù celtiche, mentre a Sud l’espansionismo di Roma minacciava l’intera Etruria.  Nel IV secolo a.C. ed in quelli successivi si consuma la capitolazione delle principali città etrusche ed il loro ingresso forzato nell’alleanza con Roma, che  dà inizio al periodo che si definisce dell’Etruria “federata”.

La federazione tra Roma e le città Etrusche fa parte del complesso sistema che lega Roma con la maggior parte delle comunità e dei popoli conquistati, con rapporti e vincoli d’alleanza che non erano reciproci tra le diverse componenti, ma erano bilaterali tra ognuna di queste città e Roma stessa. La storia dell’Etruria diviene quindi un piccolo spaccato di un mondo più vasto che era quello dell’Italia, via via sottomessa e progressivamente unificato da Roma. A fondamento di questo nuovo ordine imposto da Roma, l’Etruria doveva sottostare ai vincoli federali derivanti dai trattati. Questi ebbero, a seconda dei casi, clausole speciali e diverse, particolarmente dure per quelle città che si erano opposte a Roma.  I trattati imponevano a tutte le città di rinunciare a qualsiasi iniziativa politica autonoma, di riconoscere come propri gli amici e gli alleati di Roma, ed  i suoi nemici; di fornire alla stessa Roma gli aiuti ogni qual volta ne facesse richiesta, specialmente in occasioni di guerre, di coordinare con gli interessi romani ogni loro attività, anche di natura produttiva e commerciale; di garantire il mantenimento dei propri ordinamenti istituzionali fondati sul potere delle oligarchie aristocratiche, di accettare (o richiedere) l’intervento di Roma in caso di gravi turbamenti sociali o di conflitti interni.

Rispettando queste pesanti condizioni di sovranità limitata, il sistema federativo romano consentiva alle singole città di vivere la loro vita locale, sostanzialmente libera e autonoma, secondo i principi e le usanze della tradizione, di mantenere le proprie leggi, la propria lingua e la propria religione.

Negli ultimi due secoli di cui si può ancora parlare di Etruria (II e I a.C.), le città federate si inseriscono nel circuito commerciale romano ed imitano i modelli artigianali ed artistici della capitale. Con la concessione poi del diritto di cittadinanza romana (Lex Iulia del 90 a.C), gli Etruschi poterono giovarsi di questa concessione, che fu accolta con sostanziale favore.  Ormai tutte le città Etrusche, come tutti i municipi erano romani e giuravano fedeltà.

La realtà storica degli etruschi veniva geograficamente consacrata, per la prima volta in senso unitario, come una delle Regioni in cui la stessa Italia venne suddivisa da Augusto: la Regione VII, alla quale toccò di perpetuare, fino alla fine del mondo antico, il nome glorioso dell’Etruria.

LE CITTA’

Poco sappiamo delle città Etrusche e per capirne le caratteristiche  dobbiamo ricorrere agli scavi archeologici delle città morte.  Malgrado gli sforzi della ricerca iniziata in questo secolo, con quanto scoperto e rinvenuto non è stato possibile ricostruire un profilo sufficiente di queste città.

Qualche traccia ci resta a Marzabotto, dove sono visibili alcuni elementi della rete stradale e dei quartieri. Della planimetria delle città ci restano poi alcune testimonianze scritte da autori antichi, i quali ci fanno pensare che, al contrario di quanto avveniva in Grecia, dove il centro della città era l’agorà, la piazza del ritrovo e del commercio, la città Etrusca gravitasse attorno al tempio, e che la disposizione degli edifici fosse stabilita da norme sacre. Eccezionale é l’interesse delle tombe, perchè dalla pianta e dalle decorazioni possiamo avere un’idea di com’erano fatte le case etrusche. Infatti, la tomba era costruita a somiglianza della casa. Diffuso l’uso di scolpire nel tufo, all’interno, le suppellettili domestiche, per esempio nella tomba di Cerveteri (dell’Alcova, dei Rilievi) sono scolpiti letti, sedie e poltrone. Sulle pareti poi sono dipinti altri oggetti, piante e animali, per rendere più completa la somiglianza tra la tomba e la casa. Anche le urne cinerarie sono modellate a forma di casa e ci danno un’idea di come fossero all’esterno le case.

Ci restano soltanto le necropoli, i cimiteri. Necropoli a volte vastissime e organizzate con un certo ordine e misura che ci mostrano, proprio in questa loro grandezza ed ordinato svolgersi, un vero e proprio culto che gli Etruschi dedicavano all’aldilà; al mondo dei morti.

  

LA RELIGIONE

 Alla base della Religione etrusca l’idea che la natura dipendesse strettamente dalla divinità. Ogni fenomeno naturale era un segnale che la divinità inviava all’uomo; quest’ultimo doveva interpretarlo, scoprirne il significato, adeguarsi ad esso. Ogni fenomeno naturale era  espressione della volontà divina e l’uomo doveva adeguarsi a questa volontà.

Tutto il resto era conseguenza di questo principio, a cominciare dalla concezione delle stesse divinità. La divinità, nel suo fondamento iniziale, era misteriosa e coincideva con le forze che stavano sopra la natura. Si trattava di esseri soprannaturali, vaghi ed incerti nel numero, nel sesso, nelle attribuzioni e nelle apparenze. A questa concezione primitiva si innestò e si sovrappose l’influenza di altre religioni, principalmente quella Greca che condusse alla graduale individuazione delle divinità e dei miti.

L’uomo era completamente impotente di fronte al volere divino ed il rapporto si traduceva in un monologo della divinità, al quale l’uomo, privato della possibilità di agire autonomamente, rispondeva con la ricerca della volontà divina e della scrupolosa osservanza di questa.

Si trattava allora di interpretare i segni di questa volontà divina, per esempio i fulmini, la lettura delle viscere di animali, o altri  fenomeni geofisici, attraverso un “codice” interpretativo che stabilisse la collera o la soddisfazione, il tutto mediato da persone particolarmente esperte che si ponevano come intermediari tra il mondo degli Dei e quello degli uomini. Nell’insieme delle operazioni che riguardavano, volta per volta, i momenti del riconoscimento, dell’interpretazione e del rispetto dei “segni”, si traduceva la pratica religiosa. La Religione quindi era un susseguirsi di atti e formalità ritualistiche, osservate scrupolosamente e minuziosamente compiute. L’intensità della partecipazione a questi riti ha colpito gli antichi che hanno parlato degli Etruschi come di un popolo religiosissimo, dedito alle pratiche religiose.

La ritualità della pratica religiosa necessitavano di “Sacre Scritture”(Etrusca Disciplina), che non ci sono giunte, se non per brani trascritti dagli autori latini che le suddividevano in libri Aruspicini (interpretazione delle viscere degli animali), Fulgurales (dottrina dei fulmini) e Rituales (norme di comportamento sia in pubblico che in privato). Depositaria, responsabile ed esperta della letteratura Sacra era la casta sacerdotale di ceto aristocratico. A garanzia dell’ortodossia e della continuità del sapere, l’attività di sacerdote si tramandava di padre in figlio.

I luoghi ove si svolgevano i riti religiosi dovevano essere circoscritti, delimitati e consacrati, i tempi regolati dalla successione cronologica delle feste e delle cerimonie previste ed elencate nei calendari sacri, i modi rispettati fin nei minimi particolari. Nelle funzioni trovavano ampio spazio la musica e la danza, le preghiere potevano essere d’espiazione, di ringraziamento o d’invocazione. I sacrifici riguardavano a seconda delle circostanze particolari categorie di animali (bovini, ovini, suini, volatili), mentre le offerte comprendevano prodotti della terra, vino, focacce, altri cibi preparati. Particolarmente diffusa era l’usanza dei doni votivi e non mancavano le “riproduzioni” di offerte che sostituivano quelle reali (es. animali, statue, modellini di templi ecc..).

Tra le pratiche di carattere religioso, un posto particolare occupavano quelle che avevano come destinatari i defunti, il culto dei morti. Nei primi tempi esse erano legate alla concezione (comune alle altre civiltà del Mediterraneo) della continuazione, dopo la morte, di una speciale “attività vitale” del defunto che avesse luogo nella tomba e fosse congiunta alle spoglie mortali. I familiari erano quindi tenuti ad agevolare e prolungare la “sopravvivenza del defunto” garantendo una tomba che sarebbe poi diventata la casa dello scomparso, un corredo di abiti e di ornamenti ed una scorta di cibo e di bevande di cui egli si sarebbe servito, simbolicamente o magicamente anche soltanto come visione. Il resto era arricchimento e dipendeva dallo status sociale della famiglia del defunto.

Quanto alla pratica propria dei funerali, essa andava dall’esposizione del cadavere al compianto pubblico, al corteo funebre, al banchetto davanti la tomba. Tutte queste pratiche, insieme alle cerimonie ed ai riti che dovevano essere compiuti in onore di divinità connesse con la sfera funeraria, facevano parte di un autentico “culto dei morti”.

La situazione cambiò nel tempo, principalmente nel corso del V secolo a.C., a seguito della suggestione proveniente dal mondo Greco. Alla primitiva fede nella sopravvivenza del morto nella tomba, si sostituì l’idea di uno “speciale regno dei morti”. Le ombre dei morti andavano a finire in questo mondo, con un lungo viaggio (discesa agli inferi), ed il loro destino era quello di un soggiorno senza fine, che poteva prevedere anche la felicità nell’aldilà.  Questa nuova concezione fece affermare il “culto degli antenati” che finirono per divenire le divinità della famiglia  e della casa. La tomba “di famiglia” diventava il monumento sacrario della stirpe e della sua storia.

Il regno dei morti.   L’opinione della grande religiosità degli Etruschi, si conferma indirettamente nell’importanza, specie a partire dal periodo orientalizzante, dell’architettura tombale e dei corredi ad essa associati. Nonostante la persistenza di pratiche incineratrici, retaggio dell’età del ferro, che inizialmente standardizzano e appiattiscono l’individualità dei defunti, la concezione funeraria etrusca  predominante con il tempo, comporta un significato di liberazione dai vincoli terreni per dirigersi in un mondo etereo e celeste, proprio della cremazione, ma testimonia soprattutto la continuazione di un legame tra il defunto e la realtà terrena.  Questa è sia amplificata ed idealizzata dalla preziosità dei corredi e dalla monumentalità  delle strutture tombali, sia mostrata (specie a Caere) nella realtà quotidiana. Lo stesso rito incineratore si adeguerà, con la realizzazione di urne sempre più elaborate ed antropomorfizzate. Dalle orientalizzanti tombe a tumulo principesche di Populonia Vetulonia e Fiesole, o alle ricche e monumentali necropoli ceretane e tarquinesi, ricaviamo documenti della cultura materiale degli Etruschi, dell’architettura privata, e scene di raffinatezza simposiaca e di usi folcloristici. Agli inizi del IV secolo a.C., iniziano a far la loro comparsa evocazioni meno terrene, legate all’oltretomba con i propri colori cupi ed immagini demoniache terrificanti (es. tombe dell’Orco a Tarquinia).

L’ARTE

L’arte Etrusca nasce principalmente dalla vita quotidiana e rimane collegata al soddisfacimento di  queste esigenze. Sia la struttura sociale che le concezioni religiose e funerarie determinarono la nascita di un’arte dalle caratteristiche di tipo artigianale, salvo rare eccezioni. Per l’arte Etrusca non si può parlare di finalità estetiche o di arte fine a sé stessa, ma dell’opera di individui che rispondono alle esigenze della quotidianità. Raramente ci troviamo di fronte a manifestazioni che  potrebbero definirsi di “grande arte”, sviluppate da individualità o da scuole ben definite e caratterizzate come tali.

Il condizionamento dell’arte greca fu presente nella maggior parte dei temi, dei tipi, degli schemi compositivi e dei canoni stilistici.. Una volta superata la fase legata alle tradizioni di origine preistorica o alle suggestioni ornamentali del periodo “orientalizzante”, dalla fine del VII secolo a quasi tutto il I secolo a.C.  si ripetono i prototipi dell’arte greca.

Vi furono però anche tendenze espressive più legate alla civiltà Etrusca ed alla vita quotidiana che relegarono in secondo piano certe forme di espressione artistica come l’architettura o la statuaria e privilegiarono altre come l’arte della creta, la bronzistica, la ceramica, l’oreficeria, la toreutica, con notevoli successi anche sul piano formale.

 

L’architettura, fatta eccezione per le mura di fortificazione, si sviluppò essenzialmente nella tipologia edilizia della casa; l’abitazione domestica (la casa dell’uomo), il tempio (la casa delle divinità), la tomba (la casa dei morti). Sono infatti queste tre tipologie, i soli esempi d’architettura giunti fino a noi. Inoltre sia per le abitazioni domestiche che per i templi rimangono solo i resti di muri di fondazione o parti basamentali che ci permettono di ricostruire solo le piante degli edifici. L’uso di materiali leggeri nella costruzione quali il legno ed i mattoni crudi, il tufo vulcanico il travertino e l’arenaria hanno determinato poca resistenza alle intemperie dei secoli. Una ricca documentazione invece è rimasta delle tombe, per via delle finalità stesse di queste, che dovevano durare e per la dimora perpetua dei defunti e come memoria perenne delle famiglie. Da qui l’uso di scavarle sottoterra, di costruirle interamente in pietra, o di ricavarle intagliando pareti rocciose. L’architettura giunta fino a noi è quasi esclusivamente funeraria.

La scultura rappresenta una delle produzioni artistiche più importanti della civiltà  Etrusca, anche se siamo in assenza di un autentico senso scultoreo.  Fu essenzialmente il frutto del lavoro di artigiani che si dedicarono, in particolar modo, alla modellazione della creta, sia che le loro opere fossero destinate a divenire terrecotte attraverso un procedimento di cottura, sia che esse dovessero essere poi fuse nel bronzo, passando dalla fase intermedia della cera. Altro materiale usato è rappresentato dalla pietra, per scolpire statue, ma principalmente per intagliare sarcofaghi lapidei e innumerevoli urne cinerarie in travertino ed in alabastro. Gli Etruschi, per le loro attività, preferirono materiali leggeri, quali i tufi, le arenarie, gli albastri, pietre queste che si prestavano ad un trattamento facile ed immediato.

La pittura ebbe in Etruria connotazioni prevalentemente funerarie e tombali. Infatti la quasi totalità delle pitture giunteci, provengono dalle necropoli (Tarquinia, Veio, Chiusi, Cerveteri,Vulci, Orvieto, Populonia). Da ciò è possibile dedurre che anche la produzione pittorica rispondeva ad esigenze primarie che trascendevano, in partenza, dal puro fatto artistico.

Tra le produzioni artistiche più significative, quelle di piccole dimensioni, raggiungono livelli originali e si evidenziano tutte le caratteristiche che qualificano la produzione figurata degli Etruschi. La produzione di terrecotte e bronzi avevano quali finalità l’esteriorità decorativa a servizio delle esigenze devozionali. Ci furono poi la ricca produzione degli intagli in avorio ed in osso (principalmente nel periodo orientalizzante ed arcaico) e quello delle gemme incise sulle pietre dure, a rilievo negativo. Di particolare rilievo fu la produzione delle ceramiche, ed in particolare del bucchero, che diviene il prodotto caratterizzante degli Etruschi. Ma è nell’oreficeria che troviamo i prodotti più originali e riusciti dell’artigianato Etrusco, specialmente nel periodo tra la metà del secolo VII e la fine del VI a.C.

LA LINGUA E LA SCRITTURA

Uno degli aspetti meno conosciuti  del mondo Etrusco, è quello della lingua. Il problema non è relativo al valore fonetico da dare ai segni, in quanto questi sono essenzialmente le lettere dell’alfabeto di derivazione greca, ma alla comprensione del significato da dare alle parole. Della lingua infatti ignoriamo gran parte del vocabolario e soprattutto la struttura ed il modo di funzionare. Non abbiamo i testi di carattere letterario, andati completamente perduti e le testimonianze scritte della lingua etrusca si riducono  ai testi epigrafici che sono modesti per lunghezza e contenuto. A parte l’abbondanza dei nomi propri, di persone o di divinità, non abbiamo che piccole frasi e poche formule ripetute con un linguaggio stereotipo e con un repertorio lessicale circoscritto  essenzialmente ad alcuni aspetti del mondo religioso e di quello dei morti. Le iscrizioni etrusche più antiche finora ritrovate (Cerveteri e Tarquinia)  sono databili intorno al 700 a.C.; si può dedurre che gli Etruschi appresero l’alfabeto ed iniziarono a scrivere  nel corso del precedente secolo VIII a.C.. L’andamento della scrittura era sinistrorso, volto cioè da destra verso sinistra e tale rimase fino alla fine della vicenda storica degli Etruschi, mentre i Greci ed i Romani abbandonarono  presto tale modo di scrivere, passando all’andamento destrorso che è ancora quello dei nostri giorni.

Gli Etruschi, pare chiamassero sé stessi Rasenna.

  

ORIGINALITA’ ETRUSCA

L’aspetto somatico. Gli studi sui resti scheletrici, estremamente scarsi e quindi con valore statistico molto limitato, hanno evidenziato che, per quanto riguarda i crani, appartengono a tipi mediterranei molto diffusi e comprendenti varie tipologie che si riscontrano un po’ ovunque tra le popolazioni dell’Europa centro-meridionale. A partire dal IV secolo a.C. le rappresentazioni figurate Etrusche, sotto l’impulso della ritrattistica greca, mostrano maggiore attenzione ai tratti somatici dei personaggi,  per cui, scorrendo le figure dei sarcofaghi tarquiniesi o le urne d’alabastro di Volterra e di Chiusi, per citare esempi noti, vediamo che i volti non sono diversi da quelli degli attuali abitanti della Toscana, del Lazio, dell’Umbria. Non si ritrovano tracce di esotico nelle facce dei ricchi magistrati, delle matrone, dei commercianti o dei benestanti contadini. Anche nelle più antiche rappresentazioni figurative etrusche, ad es. il sarcofago degli sposi di Villa Giulia o le steli del territorio volterrano, mostrano personaggi vestiti in modo orientale, ma questo viene interpretato come un fatto di stile, di moda, di modelli culturali e non di sostanza.

E’ possibile ipotizzare l’Etrusco- tipo di statura medio alta, circa m. 1,68 e la donna più bassa di circa cm. 10. Questa differenza è ancora oggi riscontrabile nelle attuali popolazioni dell’Etruria. Questo dato è stato ricavato dalla misurazione di alcuni scheletri ben conservati provenienti da Tarquinia e disposti nell’arco di tempo che va dal VII a II secolo a.C.. Gli antropologi definiscono questa differenza “dimorfismo sessuale” che non è presente nelle popolazioni orientali, che registrano una sostanziale uniformità delle strutture ossee maschili e femminili. Le donne Etrusche si dice che erano molto belle, gli uomini avevano corporature robuste con un buon sviluppo delle masse muscolari. La grassezza era considerata segno di benessere e di ricchezza, per cui gli Etruschi delle classi più agiate si facevano rappresentare, nei monumenti funebri, ben pasciuti e nell’atto di banchettare.

La donna e l’eros. Tutto quello che sappiamo sulla donna e sull’eros di questo popolo, ci proviene principalmente dalle tombe e da alcune testimonianze di seconda mano.

Gli etruschi erano una civiltà aperta e permeabile alle influenze dei popoli stranieri con cui venivano a contatto, tanto da assorbirne usanze, tradizioni, riti, abbigliamento, religione, canoni artistici e modelli culturali. Quello che però rimase immutato nei secoli di esistenza della nazione etrusca,  fu la sacralità e l’inviolabilità del rapporto tra uomo e donna, cristallizzato nella forma del matrimonio. Quello tra i coniugi etruschi era un rapporto moderno, sostanzialmente paritario, fondato sull’uguaglianza e sul rispetto. Non veniva praticata la poligamia e la donna  aveva nella società etrusca un ruolo ben più delineato che nella società greca o romana, godeva di più libertà e più diritti rispetto alle donne sue contemporanee.  Partecipava con pieno diritto ai banchetti, distesa a fianco del marito, (come nelle raffigurazioni tombali di Tarquinia), con grande scandalo dei greci, che ai banchetti non ammettevano donne, se non le etere, che in buona sostanza erano prostitute. Le donne Etrusche avevano molta cura del loro corpo, indossavano gioielli, amavano gli abiti lussuosi,  le acconciature importanti ed il trucco vistoso. La donna conservava nel matrimonio, e trasmetteva agli eredi, il suo cognome, aveva diritto ad una propria tomba ed era titolare di atti di compravendita e di successione ereditaria.

Il nudo per gli Etruschi, come del resto per molti popoli antichi, non era un problema. Era piuttosto una condizione quasi naturale. Gli Etruschi nudi o poco vestiti si sentivano a loro agio, non provavano imbarazzi o condizionamenti psicologici. Nelle raffigurazioni sepolcrali, principalmente a Tarquinia ma anche a Vulci (Tomba François) o a Chiusi, personaggi e figuranti vengono spesso rappresentati completamente nudi o precariamente coperti; tutti manifestano grande naturalezza e nessuna morbosità.  La nudità, decontestualizzata dal rapporto sessuale, è per gli etruschi una prerogativa quasi  esclusivamente maschile. Le donne, al contrario, sono quasi sempre rappresentate con abiti ricchi e sfarzosi, truccate, ingioiellate. La donna etrusca non scopre il suo corpo, non assume atteggiamenti provocanti  o marcatamente seduttivi; il suo tratto distintivo è  la femminilità. Uomini e donne, raffigurati nell’atto di compiere pratiche sessuali, come vedremo, sono sempre ed esclusivamente persone adulte e mature. I bambini e i ragazzi, spesso nudi, come era per loro naturale, vengono rappresentati in atteggiamenti e mansioni tipici della loro età.

Altra componente dell’eros etrusco è quello di avere del sesso una visione naturalistica e non vergognosa;  probabilmente esisteva una libertà di linguaggio e di rapporti interpersonali anche più accentuata rispetto a quella odierna. Due sono le tombe, tra quelle conosciute, che presentano raffigurazioni di carattere esplicitamente erotico, presso la Necropoli di Monterozzi a Tarquinia; la Tomba dei Tori e la Tomba della Fustigazione.

Presso gli Etruschi la prostituzione è esistita, come presso qualsiasi altro popolo, in qualsiasi altra epoca, senza però avere particolari caratteristiche di immoralità per le donne etrusche. Sappiamo da fonti storiche, ed in parte anche archeologiche, che in Etruria la prostituzione veniva praticata nella sua forma più “nobile”: la prostituzione sacra. Presso il tempio di Pyrgi le ierodule, vale a dire le prostitute sacre, offrivano se stesse ai pellegrini e ai viaggiatori per sostenere le spese del tempio ed incrementarne le ricchezze.

Un popolo di sportivi e guerrieri.  Gli Etruschi predilessero sport estremamente violenti e spettacolari, tra cui la lotta ed i pugilato, che sono le forme di competizione che hanno le più lontane attestazioni figurate dell’antichità. Il pugilato, in particolare, aveva quale unica regola, quella di colpire il volto dell’avversario e si risolveva solo con l’abbattimento (talora con la morte) di uno dei contendenti. Altra grandissima passione degli Etruschi erano le corse dei cavalli, dei quali erano celebri allevatori, con particolare predilezione per le corse dei carri. Per accentuare la spettacolarità delle gare, inventarono anche la triga, un carro tirato da tre cavalli, che richiedeva una grande abilità da parte del conducente, l’auriga, specie nelle curve. Nelle tombe di  Tarquinia e di  Chiusi, sono raffigurati anche atleti che praticano specialità del pentathlon greco (salto in lungo, vari tipi di corsa, lancio del giavellotto). Ad assistere alle gare, tra il pubblico, partecipavano anche le donne, caratteristica questa che distingue il popolo Etrusco da quello Greco.

Gli Etruschi, popolo raffinato e dedito ai commerci, genti dalle forme opulenti e corpulenti, furono dei maestri di arte militare anche per i Romani. E’ proprio agli Etruschi che si deve l’equipaggiamento bellico dei soldati romani. Fu l’etrusco Servio Tullio ad operare a Roma riforme militari, suddividendo il popolo in classi e centurie; la prima classe, la più ricca era formata da Etruschi, armati di elmo, corazza, spada, schinieri, ed uno scudo di tipo argivo, ovale. I rilievi ed i corredi tombali etruschi mostrano comunque armi tipiche del mondo italico, come l’ascia, in origine a due lame, forse riservata ad i capi, bastoni di offesa e di difesa, tra cui il lituo, passato ai romani come oggetto di valore sacrale, e soprattutto l’elmo bronzeo a calotta, decorato da penne sulla sommità. Tra le armi di offesa, la spada ricurva è forse originaria dell’Etruria. A completare, l’equipaggiamento di taglio erano l’asta pesante, il giavellotto ed il pugnale. Le corazze erano costituite, nel secolo VI a.C.  da un supporto di tela su cui si applicavano dischi e placche quadrangolari metalliche; successivamente si diffuse l’uso della corazza anatomica, con la muscolatura lavorata a sbalzo.

Agricoltori e buongustai. L’agricoltura e la pastorizia, costituì una delle risorse principali dell’economia Etrusca, e venne regolata da leggi molto severe, di carattere sacro, che passarono poi ai romani.

Furono gli Etruschi a introdurre in Italia la scienza della misurazione dei terreni, facendo ricorso ad uno strumento particolare che si chiamava groma. I loro sacerdoti delimitarono per primi, con un rituale solenne, i campi dei singoli proprietari, decretando che chi avesse spostato una pietra o cippo di confine, sarebbe stato condannato a morte.

Gli Etruschi conoscevano perfettamente anche le tecniche idrauliche già sperimentate in Egitto, Mesopotamia e Grecia. Sapevano costruire canali e dighe per irrigare terreni aridi e, sapevano anche prosciugare paludi col sistema del drenaggio. In Maremma si trovano ancora oggi i resti degli impianti progettati per lo sfruttamento dell’acqua piovana.

Varrone considerava originaria dell’Etruria l’arte dei rabdomanti, gli uomini capaci di “scoprire” le vene d’acqua, nascoste nelle profondità della terra.

Non sembra invece che gli Etruschi si occupassero della coltura degli ortaggi, che per caratteristica, causa la facile deperibilità, non potevano diventare merce di scambio con territori lontani. L’attrezzatura dell’agricoltore comprendeva: zappe, falci, vanghe e aratri leggerissimi dotati di vomeri di ferro. L’aratro, in principio trainato dalla forza dell’uomo con il passare del tempo venne trascinato dai buoi. Nel corso del tempo, con lo sviluppo delle tecniche agricole, le stesse che suscitarono l’ammirazione di Greci e Romani, gli Etruschi riuscirono ad ottenere prodotti di qualità superiore come l’olio ed il vino.

Già nel VII secolo a.C. la vite e l’olivo erano coltivati intensivamente in Etruria ma, per quest’ultimo, la produzione non fu mai considerata importante dagli autori antichi; del vino etrusco, invece (anche se in senso talvolta negativo), scrivono sia Orazio che Marziale. Il vino bevuto nell’antichità era molto diverso da quello d’oggi: denso, fortemente aromatico, ad elevata gradazione alcolica. Il primo mosto ottenuto dalla vendemmia veniva in genere consumato subito, mentre il restante veniva versato in contenitori di terracotta con le pareti interne coperte di pece o di resina. Il liquido veniva lasciato riposare, schiumato per circa sei mesi e a primavera, infine, poteva essere filtrato e versato nelle anfore da trasporto. Il liquido così ottenuto non veniva bevuto schietto ma mescolato, all’interno di crateri, con acqua e miele, e travasato nelle coppe dei commensali, servendosi di attingitoi e sìmpula. Sulla mensa, il vino era contenuto in brocche e vasi a doppia ansa (stàmnoi), mentre per l’acqua si utilizzavano spesso piccoli secchi, denominati sìtule.

Parlare di alimentazione degli Etruschi è complicato mancando fonti documentali sufficienti a darci un’idea completa. Posidonio di Apamea, per esempio, racconta che gli Etruschi apparecchiavano le loro tavole “ben” due volte al giorno, cosa peraltro oggi scontata. Utili notizie possono essere dedotte dagli utensili ritrovati negli ambienti adibiti a cucina, ma soprattutto dagli affreschi che decorano le pareti di alcune tombe, soprattutto quelli della “Tomba Golini I” di Orvieto, che mostrano immagini relative alla preparazione del banchetto.

Da un famoso brano dello storico Tito Livio sappiamo che in Etruria si coltivavano copiosissime messi (in particolare grano e farro); esse dovevano costituire l’alimento-base sulla mensa di tutti i giorni, sia sotto forma di pani e focacce, che di minestre e zuppe. Le sfarinate di cereali erano utilizzate per fare frittelle e focacce. La carne era bollita ed arrostita: sono frequenti nei corredi delle tombe gli alari, gli spiedi e le pinze per maneggiare i tizzoni di brace.

Dalla citata notizia di Livio, inoltre, possiamo indurre che i bovini fossero allevati non solo per la carne, ma anche perche necessari per il lavoro dei campi, soprattutto per l’aratura. Gli avanzi di pasto rinvenuti durante gli scavi ci testimoniano, d’altra parte, la presenza sulla tavola etrusca di altri animali domestici quali ovini, caprini e suini, in proporzioni diverse a seconda del tempo o luogo in cui ci si trovasse; altra fonte di alimentazione, inoltre, era la selvaggina, come ci testimoniano gli autori antichi e alcuni famosi affreschi.

Per quanto riguarda l’alimentazione ittica, ancora più rari risultano (dalla ricerca archeologica) gli avanzi di pasto, a causa della deperibilità degli scheletri dei pesci e del guscio dei molluschi; rimangono, comunque, come testimonianza archeologica, ami da pesca, aghi e pesi da rete. Gli Etruschi dovevano conoscere diverse varietà ittiche diffuse nel Mediterraneo, come mostrano i cosiddetti “piatti da pesce” in cui appaiono raffigurate, sulla superficie esterna, numerose specie. Condimento ideale per ogni cibo era l’olio d’oliva.

Gli Etruschi, di solito, non avevano, all’interno delle loro abitazioni, un vano adibito a cucina quale lo intendiamo oggi; spesso si cuoceva all’aperto, ma comunque esistevano sistemi di cottura che utilizzavano dei particolari “fornelli”. Ne esistono sostanzialmente di tre tipi, provvisti ognuno di relative varianti: il tipo più antico è di forma cilindrica e munito sulla superficie superiore di una piastra forata e, sulla parte inferiore, di un’ apertura per l’alimentazione del fuoco; verso la fine del VII sec. a.C. compare un secondo fornello semicilindrico, a forma di ferro di cavallo, con tre parti sporgenti verso l’interno per sostenere la pentola; c’è infine un ultimo modello, simile a una piccola botte aperta per appoggiarvi il recipiente per la cottura e, in quella inferiore, per il carico del combustibile.

Cosa si mangiava nell’antica Etruria? L’alimentazione del mondo mediterraneo antico è condizionata dai prodotti che la natura offre e dalle condizioni climatiche, che hanno generato una dieta ed una cucina simili tra loro. Carciofi, rape, cipolle, farro, porri, aglio, asparagi, cavoli, carote, fave, lenticchie, carne, costituivano l’essenza della cucina etrusca. Il miele, in particolare quello ricavato dal timo,  costituiva il principale dolcificante.  Stando ai reperti rinvenuti nella tomba dei rilievi di Cerveteri, sembra anche che gli Etruschi conoscessero ed apprezzassero le tagliatelle. Oltre alla frutta e verdura, nei tempi più antichi, si mangiavano di frequente le minestre di cereali (farro) e legumi (fave), le zuppe di verdura: ne è un ricordo l’acquacotta, piatto della tradizione culinaria maremmana e viterbese.

Vasi Corinzi, gioielli e arte orafa. A partire dalla metà del VII secolo a.C., attraverso il commercio dei naviganti Greci, giungono in Etruria moltissimi prodotti ceramici delle officine di Corinto e della Grecia orientale. Si tratta in genere di contenitori di profumi (alabastra e aryballoi), o brocche per versare (olpai, oinochoai), eseguite nelle tecniche a figure nere e di stile orientalizzante. Insieme agli oggetti, giunsero in Etruria anche artigiani ceramisti che produssero, in loco, questi prodotti graditi agli aristocratici Etruschi. L’avvio di queste officine, specialmente a Vulci, ebbe come riflesso immediato un’abbondante produzione di imitazione destinata ad un più largo consumo. Tale produzione, comunemente definita  “etrusco-corinzia” continuò a lungo, parallelamente alle importazioni, fino a divenire, agli inizi del VI secolo a.C. attività di routine, caratterizzata da un linguaggi estremamente ripetitivo, con conseguente scadimento della qualità artistica.

Alla fine del VI secolo, la produzione etrusco-corinzia e le importazioni cesseranno, sostituite dai prodotti della grande ceramografia attica, che dominerà i mercati per oltre due secoli.

Gli Etruschi furono anche eccellenti produttori di preziosi e  splenditi gioielli che conservano intatto il loro valore artistico. Esistono vari procedimenti nella lavorazione dei metalli preziosi; quelli applicati a Vetulonia,, come a Caere ed a Vulci da botteghe locali, fondate da maestranze prevalentemente  straniere (greche e orientalizzanti), tra cui lo sbalzo, la granulazione, la filigrana e la nuova tecnica del pulviscolo. In particolare sono però le tecniche a filigrana e la granulazione a permettere la produzione di grande gioielleria.

La granulazione consiste nel deporre, mediante saldatura (con sali di rame e colla animale), delle piccole sferette sulla lamina di base, anche sbalzata secondo schemi geometrici o a riempire.

Il pulviscolo vetulonese invece forma figure animali e vegetali con tali sferette, sulla lamina incisa in negativo. Le sferette erano ottenute mediante cottura, chiusa fino alla fase di fusione, di ritagli di lamine d’oro a polvere di carbone.

La tecnica a filigrana prevedeva il ritaglio di una foglia d’oro in strisce ritorte, con una estremità ferma e l’altra che gira; il filo ottenuto era a sezione circolare. Si sono ritrovati monili, orecchini,e collane in filigrana.

L’uso dell’oro della seconda metà dell’VIII secolo fino alla fine de VII sec. a.C., appare sclusivo dei ceti magnatizi delle tombe principesche di Vetulonia, Caere, ed altre località del Lazio e dell’Etruria Campana, per i quali i metalli preziosi erano un bene ideologico e funerario o di scambio tra pari dignità, più che economico.

Marineria e imbarcazioni Etrusche.   La documentazione archeologica e letteraria attesta che la marineria Etrusca, pur operando meno alacremente sul Mediterraneo di quella Micena, Fenicia e greca, fu attiva ed i stretta relazione con queste fin dal VIII secolo a.C..

Il mare occupa un posto importante per lo sviluppo della civiltà Etrusca ed i commerci iniziali riguardarono il rame, con contatti soprattutto con la Sardegna, ove affluiva anche lo stagno dalla Cornovaglia; entrambi questi metalli furono necessari per la lavorazione del bronzo.

La navigazione del tempo era di piccolo cabotaggio e sfruttava le isole dell’Arcipelago, in particolare l’Isola d’Elba, quale riferimento durante la navigazione, preferibilmente tenuta sotto costa e di giorno. Le coste Tirreniche erano solcate in circa quattro giorni, uno e mezzo durava invece il viaggio dall’Etruria alla Corsica.

La seconda metà del VIII secolo a.C. vide il prevalere dello sfruttamento intensivo dei giacimenti minerari a ridosso della costa (Colline Metallifere, il Campigliese, il Massetano ed i Monti della Tolfa) e soprattutto dell’Isola d’Elba. La produzione e la commercializzazione del bronzo raggiunse l’apice e questo determinò lo sviluppo urbano in atto nell’Etruria Marittima (Populonia, Vetulonia, Vulci, Tarquinia e Caere), e la progressiva differenziazione sociale, determinata anche dal godimento personale dei proventi del commercio e della navigazione.

Nei secoli successivi si registra il fenomeno della proliferazioni di porti e scali minori, aperti all’ingresso di artigiani e commercianti Greci ed Orientali  che vi trovano accoglienza e protezione per le loro attività mercantili, attraverso magazzini commerciali a disposizione. Gli scali etruschi sono ubicati abbastanza vicini l’uno dall’altro, principalmente sul litorale laziale, in modo da garantire una navigazione di cabotaggio sicura lungo la costa.

Il caso di Populonia, unico sito  costruito direttamente sul mare, per le sue particolari caratteristiche, si può considerare una sorta di emporio industriale e mercantile.

Gli Etruschi si appropriano anche di un’altra attività, la pirateria, che fino dai tempi di Omero era stata associata al commercio per mare. In quei tempi una tale attività non comportava vergogna, anzi era motivo di gloria.

Le navi proto-etrusche, come riportano Omero ed Esiodo, non erano di grosse dimensioni; anche se attrezzate per circa 20 rematori, non superavano i ml. 12,5 in lunghezza ed i 3 in larghezza, avevano un castello a poppa per il timoniere, ed inizialmente erano senza ponte. La chiglia dei modellini è dritta (nel caso delle navi merci veniva rinforzata da lamine di piombo per zavorrare), le pareti dello scafo erano svasate e la prua era solitamente ornata da un protome di animale, come le navi di Micene. Il sistema di connessione degli assi di legno dello scafo appare lo stesso di quello descritto dai poemi Omerici; le assi di legno erano tenute insieme per mezzo di funi che passavano entro appositi fori, praticati sui bordi degli assi stessi. La legatura che si otteneva, oltre a richiedere una buona manutenzione ed il cambio delle corde, doveva essere coperta da cavicchi, o altri accorgimenti, onde evitare pericolose infiltrazioni di acqua (le navi greche e fenice erano invece dotate di un sistema più evoluto, ad incastro tra gli assi). Erano considerati ottimi legni da galleggiamento, l’ontano, il pioppo e l’abete.

Avevano un timone poppiere con una lunga barra, un ancora di forma triangolare (con due incavi nella parte sottostante per l’alloggiamento di legni atti ad incastrarsi tra gli scogli e tenere ferma l’imbarcazione) e parapetti ai bordi dello scafo. La velatura (sulla base di alcune riproduzioni pittoriche su vasi)  sembra essere stata di forma rettangolare e veniva cucita a strisce o spezzoni quadrati.

Dalla metà del VI secolo a.C., a detta di Plinio il Vecchio, compare il rostro di prua, ossia lo sperone foderati un bronzo e ubicato appena sotto il pelo dell’acqua, che risulta essere una geniale invenzione Etrusca. In tempi successivi il rostro sembra essere applicato anche alle navi mercantili.

I NOSTRI ANTENATI

 Si può sostenere che la civiltà Etrusca, nel suo splendido fiorire plurisecolare, ha costituito non soltanto la prima grande, bene organizzata e pienamente cosciente civiltà italiana, ma nel suo curioso e appassionato affacciarsi verso la civiltà greca, ha costituito il primo ponte per l’introduzione e lo sviluppo di questo nostro paese.

Gli Etruschi stanno al centro tra i Greci ed i Romani, dei primi sono imitatori ed eredi, dei secondi sono educatori e quasi padri.

Se i libri sono importanti, ancora più importanti sono i musei. Quelli Etruschi in Italia, sono per ricchezza di contenuti e di meraviglie artistiche la testimonianza di una civiltà straordinaria che nessuno al mondo può vantare.

Le urne hanno immagini di un realismo spinto fino all’eccesso; sono palpitanti di realtà concreta della vita quotidiana, non hanno la monumentalità inquietante dei sarcofagi egiziani, non hanno come arte il bello classicistico ellenico, ma esprimono realtà razionali, pensate e fatte a misura d’uomo.

Parlare di CIVILTA’ diviene naturale di fronte al fascino di questo popolo che ha uno splendido passato e su cui si fonda l’identità dell’Etruria.

CRONOLOGIA  STORIA ETRUSCI

  Secolo X a.C.  Fasi finali della civiltà del bronzo.
 Secolo IX a.C. Fasi iniziali della civiltà del ferro; cultura «villanoviana» nei territori dell’Etruria «propria» e sua espansione verso l’Emilia-Romagna e il Salernitano. Formazione delle comunità di villaggi.
   Secolo VIII a.C.    

 

 

775 ca.

753

750-725

710-705 c.a.

Navigazione degli Etruschi nel Tirreno meridionale. Inizio della colonizzazione greca nella penisola italiana.Stanziamento dei Greci a Pitecusa, oggi Ischia.Fondazione di Roma, secondo la tradizione varroniana.Fondazione di Cuma. Inizio della colonizzazione greca in Sicilia. Sviluppo del “Villanoviano” in Etruria, differenziazione sociale, fondazione dei Centri pre-urbani.Fondazione di Sibari, di Crotone, di Taranto. Inizio della cultura “orientalizzante”. Adozione dell’alfabeto greco e introduzione della scrittura in Etruria.
Secolo VII 650 c.a.616 Rinvenute le prime iscrizioni Etrusche a Tarquinia e Cere.Pieno sviluppo della cultura “orientalizzante”Demarato di Corinto si stabilisce a Tarquinia-  Influenze corinzie in Etruria. Fase evolutiva dell’orientalizzazione. Inizio della civiltà urbana. Fioritura di Cere. Thalassocrazia ed espansione commerciale delle città costiere dell’Etruria meridionale.Inizio della monarchia etrusca a Roma; regno di Tarquinio Prisco (fino al 578).
  Secolo VI a.C.580 c.a.578565 c.a.540 c.a.534

525

510

509

505 c.a.

 

 

 

Espansione etrusca nella Pianura Padana.Gli Etruschi sconfitti dai coloni Greci nel mare di Lipari.Inizio del regno di Servio Tullio a Roma (fino al 534)I Greci di Focea fondano Alalie in Corsica.Coalizione cerite-cartaginese contro i Focei; battaglia del mare Sardo. Controllo Etrusco della Corsica.Inizio a Roma del regno di Tarquinio il Superbo (fine nel 510). Fondazione di Marzabotto e di Felsina.Spedizione fallita degli Etruschi coalizzati con Umbri e Dauni, contro Cuma.Distruzione di Sibari ad opera di Crotone.  Si sviluppa Capua Etrusca.

Cacciata di Tarquinio il Superbo e fine della monarchia Etrusca a Roma. Espansione di Chiusi nel lazio; il re Porsenna a Roma.

L’esercito di Porsenna sconfitto presso Ariccia da Aristodemo di Cuma e dai Latini. Gli Etruschi sconfitti dai Galli al Ticino.

 Secolo V a. C. 474454-453428426423

414-413

406

Thefarie Velianas signore di Cere. Guerra tra Veio e Roma, Strage dei Fabii al Cremera.Gli Etruschi sconfitti nelle acque di Cuma dai Siracusani; fine della talassocrazia e crisi delle città Etrusche meridionali. Sviluppo dell’Etruria Padana ed Adriatica.Incursione della flotta siracusana nel Tirreno settentrionale. Inizio della pressione Sannitica sulla Campania.Guerra tra Veio e Roma.La città latina di Fidenae, alleata di Veio, conquistata dai Romani.Capua occupata dai Sanniti. Fine del dominio Etrusco in Campania.Un contingente Etrusco partecipa all’assedio navale ateniese di Siracusa.Inizia l’assedio di Veio da parte dei Romani.
 Secolo IV a.C396390-386384382358353

351

314

311

307

302

Veio conquistata e distrutta dai Romani; il suo territorio incorporato in Roma.Scorrerie dei Galli nell’Italia centrale; Roma saccheggiata e incendiata.Incursione della flotta siracusana nel Tirreno e saccheggio del santuario di Pyrri. I Siracusani nell’Adriatico settentrionale.Fondazione delle colonie romano-latine di Nepi e Sutra. Ascesa di Tarquinia e sua egemonia sulla Lega Etrusca.Tarquinia, con Cere e Faleri, muove guerra a Roma. Detronizzato il re di Cere.Pace separata tra Cere e Roma.Fine della guerra e tregua tra Tarquinia e Roma. Rivolta “servile” ad Arezzo domata con l’intervento di Tarquinia. Marzabotto e felsina occupate dai Galli: Spedizione dei galli nell’Italia centrale.Navi Etrusche in Sicilia in aiuto di Agatocle di Siracusa contro i Cartaginesi.

Gli Etruschi in guerra contro Roma. I Romani penetrano nell’Etruria centrale e interna.

Gli Etruschi costretti alla pace con Roma.

Roselle assediata e occupata dai Romani. Intervento di Roma ad Arezzo in appoggio alla famiglia dei Cilnii. Rivolte “servili” a Volterra e Roselle. Completa decadenza di Spina.

Secolo III a.C. 296295284282280273

265

264

241

225

222

217

209

205

Gli Etruschi nella coalizione  “italica” contro Roma.I coalizzati sconfitti dai Romani a Sentino. Vittoria Romana sugli Etruschi.Rivolta “servile” ad Arezzo.Gli Etruschi definitivamente sconfitti dai Romani al lago Vadimone.Vulci e Volsini si arrendono a Roma. Le città Etrusche costrette ad allearsi con Roma: l’Etruria federata. Prefettura Romana a Statonia.Colonie romane a Cosa e a Pyrgi.Rivolta “servile” a Volsinii.Volsinii conquistata e distrutta da Roma. Saccheggio del santuario della Lega. Volsinii ricostruita sulle rive del Lago di Bolsena. Colonie di Roma a Castrum Novum , Alsium e Fregene.

Faleri conquistata e distrutta dai Romani. Trasferimento della città.

L’Etruria investita da una incursione di Galli, distrutti dai Romani a Talamone. Costruzione della Via Clodia.

Spedizioni Romane contro i galli, dalle basi Etrusche. Costruzione della Via Flaminia.

Annibale, in Etruria, sconfigge i Romani al Trasimeno.

I Romani rinforzano i presidi militari in Etruria.

Le città Etrusche contribuiscono alla spedizione africana di Scipione contro Cartagine.

 II Secolo a.C.  196189186183-180

177

135

133-121

130

Rivolta di schiavi in Etruria.Fondazione della colonia romana di Bononia.Repressione del culto “sovversivo” di Dionisio.Fondazione di colonie di Roma a Saturnia, Gradisca e Pisa.Fondazione di colonie Romane a Luni, e Lucca. Costruzione della Via Cassia. Progressiva emancipazione di elementi servili nell’Etruria Settentrionale.Viaggio del tribuno Tiberio Gracco attraverso l’Etruria.Fallimento dei tentativi di riforme sociali dei Gracchi.L’Etrusco Marco Perperna eletto console a Roma.
 I Secolo a.C. 9190898782

78

63

49

40

27

7

Marcia su Roma degli Etruschi contro le proposte di Legge riformatrici del tribuno Livio Druso. Secessione e guerra degli alleati italici contro Roma.Intervento militare romano a Fiesole, Arezzo, Chiusi e Volsinii.Gli Etruschi ricevono la cittadinanza Romana. Le città Etrusche diventano “municipi” dell’Italia Romana.Gli Etruschi parteggiano per Mario.Repressione di Silla contro Fiesole, Arezzo, e Volterra.Effimere rivolte “popolari” a Fiesole e in altre città.Catilina si rifugia in Etruria ed arruola truppe a Fiesole e Arezzo.Gli Etruschi neutrali nella guerra civile tra Pompeo e Cesare.

Perugia occupata deai seguaci di Antonio, conquistata e saccheggiata dalle truppe di Ottaviano.

L’Etrusco Mecenate tra i consiglieri ed i ministri di Augusto.

L’Etruria diventa la regione VII dell’Italia Romana.

 

Principali località in cui si sviluppò la Civiltà Etrusca

CERVETERI (la Caere) – Scavi e museo – Celebre la “tomba degli sposi”

VOLTERRA – Scavi- Materiale ritrovato ospitato nel Museo Guarnacci

POPULONIA (LI) Scavi – Mat.ritr. ospitato nel museo Etrusco di Firenze e di  Piombino.

VETULONIA (gr) Scavi- Mat.ritr. ospitato nel museo Etrusco di Firenze

FIESOLE (FI) Scavi – Materiale ritrovato ospitato nel  museo di Fiesole

VOLSINII –Scav– Mat. ritr. ospitato nel museo di Orvieto

ROSELLE – necropoli – Mat.ritr. ospitato nel  museo Etrusco di Firenze

VULCI – resti della città – Materiale ritrovato ospitato nel  museo di Firenze e Roma.

TARQUINIA (VT) – Tombe  (circa 200), affreschi – Mat. ritr. Museo Naz. Tarquinia.

TARQUINIA (VT): CIVITA, antica città etrusca, basamento tempio, resti preziosi cinta muraria.

CERE (RO) – necropoli (circa 100 tombe) Mat. ritr. Museo Villa Giulia – Roma.

NORCHIA (VT) Necropoli su roccia – Mat. ritr. Museo Villa Giulia – Roma.

CASTEL SASSO (VT) – Tombe su parete (30) – Mat. ritr. Museo Villa Giulia – Roma.

CORCHIANO (VT) affreschi, iscrizioni parietali

VEIO – Tempio, ponte, tombe – Mat. ritr. Museo Villa Giulia – Roma.

NEPI (VT) – necropoli di Castel S.Elia

SUTRI (VT) – anfiteatro, necropoli, sarcofagi – Municipio di Sutri

TUSCANIA (VT) – Necropoli- tombe in zona canino

SOVANA (GR) – Necropoli – Mat.ritr. ospitato nel  museo Etrusco di Firenze

SATURNIA – Resti delle mura etrusche – Mat .ritr. ospitato nel  museo Etrusco di Firenze

CALETRA – Tavolette contenente l’alfabeto – Mat .ritr. ospitato nel  museo Etrusco di Firenze

HEBA; AGLIANO (GR) – Tombe – Mat.ritr. ospitato nel  museo Etrusco di Firenze

TALAMONE – Scavi – Mat.ritr. ospitato nel  museo Etrusco di Firenze

COSA (ANSEDONIA) – resti di mura. La “tagliata Etrusca”

CHIUSI – Tomba delle olimpiadi . Urne- Museo Etrusco di Chiusi

PERUGIA – Cippo – Porta  – Mat. ritr. ospitato nel  Museo Archeologico  di Perugia

CORTONA – Tombe – Mat. ritr. ospitato nel  museo Etrusco di Cortona

S. GIULIANO – Necropoli – Mat. ritr. ospitato Museo Villa Giulia – Roma.

BLERA (VT) – Necropoli e ponte etrusco – Mat. ritr. ospitato Museo Villa Giulia – Roma.

SPINA -  Mat. ritr. ospitato nel  Museo Archeologico  di Ferrara.

MARZABOTTO – Necropoli – Mat. ritr. ospitato nel  Museo Archeologico  di Marzabotto

PIACENZA - (Fegato di Piacenza) Mat.ritr. ospitato nel  museo Archeologico di Piacenza.

CAPUA - Mat. ritr. ospitato nel  Museo Archeologico  Campano di Capua

AREZZO – Mat.ritr. ospitato nel  museo Etrusco di Firenze

 

Bibliografia:

 Antichi sotto il cielo del Mondo  – Consiglio Regionale Toscana – atti colloquio internazionale

Alla scoperta della civiltà Etrusca  – Gruppo Eureka  – Gavardo

Civiltà del mare  – Moscati Sabatino

Cronologia.leonardo.it

Dizionario della Civiltà Etrusca  – Giunti Editore

Dizionario illustrato della Civiltà Etrusca  – Cristofani Mauro

Etruschi. Una nuova immagine  – Cristofani Mauro

Etruschi.  – Cristofani Mauro e altri

Etruschi. Storia di un popolo misterioso -  Sandrelli Eleonora

Gli Etruschi. Un popolo tra mito e realtà  – Stacciolo Romolo A.

Gli Etruschi. La prima civiltà italiana  – Thuillier Iean-Paul

Gli Etruschi. Storia e civiltà. Camporeale Giovannangelo

Gli Etruschi  – Magagnini Antonella

Gli Etruschi  – Gatti Enzo

Gli Etruschi nella Maremma grossetana  – Poggesi Gabriella

Gli Etruschi  – Prayon Friedhelm

Gli Etruschi  – Giunti Editore

Gli Etruschi. Magia e Religione  – Martinelli Maurizio

Guida ai Luoghi Etruschi -  De Agostini

Guida archeologica della Provincia di Livorno -  Provincia di Livorno

Guida storico artistica alla Maremma -  Santi  Bruno

Guida al Museo Archeologico di Piombino -  De Tommaso Giandomenico

It. Wikipedia.org

Il Parco Archeologico dell’Accesa a Massa Marittima  – Camporeale G. – Giuntoli S.

Il Mondo rurale Etrusco -  Consiglio Regionale Toscana -  Atti del Convegno

La manifattura degli Alabastri -  Fiumi Enrico

La cultura Villanoviana -  Bartaloni Gilda

La terra degli Etruschi -  Agenzia per il Turismo Montecatini Terme

La Società Etrusca -  Torelli Mario

La Toscana degli Etruschi -  Cateni  Gabriele

La Storia dell’arte Vol. I -  Electa – La Biblioteca di Repubblica

L’arte degli Etruschi  – Mauro Cristofani

Larthia la vita di una donna al tempo degli Etruschi Consiglio Regionale Toscana- Convegno

Le urne di Volterra e l’artigianato artistico degli Etruschi -  Cateni Gabriele – Fiaschi Fabio

Maremma e Amiata -  SD Editore

Maremma Distretto rurale -  Moroni C. – Tisi M. – De Maria A.

Misteri Etruschi -  Feo Giovanni

Miti, Riti, Magia e Misteri degli Etruschi -  Quattrocchi  Angelo

Parco Archeologico di Baratti e Populonia -  Semplici  Andrea

Prima degli Etruschi -  Feo  Giovanni

Pisa Etrusca -  Bruni Stefano

Populonia e i luoghi Etruschi della Toscana -  De Agostini

Populonia e il suo territorio – Fedele Fabio – Galiberti Attilio – Romualdi Antonella

Storia degli Etruschi -  Torelli Mario

Storia e Civiltà degli Etruschi -  Stacciolo Romoli A.

Storia di Volterra -  Pescetti  Luigi

Toscana -  Touring Club Italiano

Toscana Mare una costa lunga un anno -  Touring Club Italiano

Toscana Viaggio tra sogno e realtà -  Le guide di Itineranda

Un Impresa per 6 Parchi – Casini Alessandra – Zucconi Massimo

Viaggi attraverso la civiltà del tufo -  Cooperativa la Fortezza – Sorano

  

Dicembre 2009    Ario Locci

RIFLESSIONI SUL TURISMO

4

Riflessioni sul turismo

Ario Locci elaborazione del 1995)

In questa fase matura della società industriale emergono fenomeni nuovi che aprono prospettive orientate verso un diverso modello di società:

  • Siamo in presenza di convergenze tra paesi industrializzati;
  • in presenza di una crescita di classi medie a livello sociale e delle tecnostrutture aziendali;
  • di fronte ad una progressiva urbanizzazione e scolarizzazione delle popolazioni;
  • ad una diffusione dei consumi di massa e della società di massa.

La crisi dei modelli culturali della società industriale e l’avvento della cosiddetta società “post-industriale” trovano le loro proiezioni materiali, misurabili statisticamente,  nel sopravvento del settore terziario sugli altri settori dell’economia.

Così, la produzione dei beni, che certo non regredisce, assorbe sempre meno risorse umane e materiali che si travasano nella produzione dei servizi.

Il concetto di società post-industriale attiene essenzialmente ai mutamenti nelle strutture sociali, alle trasformazioni che si producono nella vita economica e nella struttura professionale, ai nuovi rapporti che si instaurano tra scienza e tecnologia.

Queste trasformazioni della struttura produttiva e dell’assetto tecnologico, portano a profondi mutamenti delle immagini guida degli individui, dei gruppi, del sociale.

Ci siamo incamminati verso il declino dei modelli di vita improntati sulla fabbrica e sulla grande industria. Siamo in presenza di un affievolimento della lotta di classe polarizzata, sostituita da una pluralità di conflitti e di movimenti.  Si registra la dominanza del presente, sia sul passato che sul futuro, emergono nuovi valori e culture centrate sul tempo libero.

La società post-industriale porterà con sè un’ampia gamma di nuove possibilità e di effetti positivi, tra cui:

  • elevazione della scolarità  e del sapere diffuso;
  • riduzione dell’ansia per il futuro, attraverso il perfezionamento delle tecniche di previsione e di programmazione;
  • maggiore elasticità e fruibilità del progresso tecnologico;
  • aumento delle possibilità di scelta, sia sul fronte del lavoro che in rapporto agli oggetti, ai divertimenti, alle fonti di informazione;
  • maggiore importanza data ai miglioramenti qualitativi rispetto alla crescita quantitativa;
  • diminuzione della fatica fisica nel lavoro e tendenziale aumento del tempo libero.

Il processo più rilevante, capace di influire su tutti gli altri, è quello che il sistema sociale non si identifica più nella sola produzione di beni, ma piuttosto nella programmazione dell’innovazione.

In questo scenario dinamico di trasformazioni, anche il fenomeno turismo va , o può essere interpretato e rappresentato dal passaggio di modelli di comportamento propri della società industriale, alla più ampia ed inafferrabile articolazione dei turismi che si instaurano via via nella società complessa.

Alcune ricerche fatte e che si riferiscono alla motivazione turistica, possono darci alcune chiavi di lettura, e contribuire ad attrezzare bacini turistici, in modo adeguato e rispondente ai bisogni della domanda.

Negli anni ‘70, il turismo era concepito come risposta ad un bisogno profondo, quello del superamento delle frontiere della vita ordinaria (villeggiatura, bagnature, forestiero), e si andava gradualmente superando la concezione del turismo riservato solo per alcuni segmenti di popolazione.

-  Si affermano le formule delle vacanze-riposo o della vacanza-ricreazione, i cui estremi si possono cogliere, da un lato nelle vacanze balneari legate al “farniente”, ad una certa sensualità, all’evasione, e dall’altro nella villeggiatura e nel turismo all’aria aperta, collegabili alla ricerca della tranquillità e al rivivere situazioni ed immagini dell’infanzia.

-   Tra gli approcci di ricerca, iniziati negli anni ‘70, i più significativi sono quelli che analizzano ed evidenziano una “pluralità di motivazioni” concorrenti tra loro, nel determinare gli atteggiamenti del fenomeno turistico. Inizia, in quegli anni, la proliferazione delle diverse forme di turismo.

Alle soglie del duemila, il turismo assume una collocazione ed un significato nella vita individuale che varia a secondo della sua maggiore o minore adesione ad un “centro culturale e simbolico”, ed a secondo la localizzazione, dentro o fuori, di questo centro rispetto alla società in cui la persona vive.

Le esperienze turistiche vengono così a distinguersi secondo i tipi di relazioni tra soggetti che le pongono in essere. Per gli individui che appartengono a questi gruppi, il turismo assume significati diversi ed un preciso modo di fare esperienza turistica.

Si delineano una serie di modelli di comportamento che abbracciano  tutta la gamma di esperienze che vanno dalla ricerca del piacere immediato, alla riscoperta della natura, alla ricerca del senso della vita.

Ogni individuo può sperimentare diverse modalità, anche nel corso dello stesso viaggio, e può conoscere il passaggio da una modalità all’altra nel corso della propria biografia  turistica.

Al di là delle specifiche motivazioni dei soggetti e delle spinte che essi ricevono in un dato momento, il turismo si configura come un processo complesso, anzi come correlazione di specifici processi che spiegano, in maniera orientata, i percorsi vissuti dall’esperienza individuale.

Da alcuni anni, ormai, si parla e si assiste ad una crisi dei modelli turistici più diffusi e consolidatisi nel periodo di maggiore sviluppo del turismo. E’ questa una crisi che ha origini complesse, legate sia al versante della domanda che a quello dell’offerta.

Di certo c’è che attualmente vi è uno spostamento di dominanza dalla sfera dell’offerta a quella della domanda.

La tendenza ad un maggiore peso della domanda ha creato e sta creando, nelle comunità locali, e soprattutto nella componente imprenditoriale, momenti di incertezza nel rapporto con il mercato. Questa crisi prolungata e la totale assenza di misure a carattere congiunturale, hanno portato a mettere in discussione i modelli operativi consolidati e diffusi, ed a cercare alternative qualitativamente nuove.

Ciò che si va affermando, in questa società, è la presenza: l’esserci nella società viene rappresentato dalla titolarità di uno status e dalla linea graduata della capacità di spesa. La società è sempre più una società di consumatori ed il turismo la prefigura e la misura con la graduazione delle sue destinazioni e dei suoi “pacchetti”.

Da ciò parte la “dominanza culturale” di una offerta che può sviluppare economie di scala e processi di concentrazione che possono conferire al turismo una netta predominanza economica.

Il tempo libero non appartiene più ad una dimensione residuale di condizioni definite a livello del sistema sociale (massa), ma diviene campo di ricerca dell’autonomia e dell’identità soggettiva nel percorso di differenziazione degli individui.

L’annullamento  dell’individuo nella massa ha sempre meno senso perchè è la massa che perde sempre più la sua efficacia simbolica.  Al posto dell’annullamento della folla subentra una soggettività persuasiva che trasforma sia il tempo libero che il turismo.

Il comportamento turistico, in particolare, perde la sua omogeneità e cadono gradualmente gli stereotipi della vacanza (concentrazione sulle spiagge, code in autostrada ecc..), perdendo l’immagine statica ed estatica degli anni ‘ 70, per mostrarsi, con un percorso dinamico, orientato alla ricerca di esperienze sia nel breve che nel lungo periodo.

Si sviluppano relazioni con i compagni di viaggio, con gli altri turisti e con le risorse e  le esperienze che la popolazione locale via via produce ed offre. La cultura locale non è più liquidabile come residuo del passato, ma si pone come condizione ed attrattiva importante.

La tendenza verso questi nuovi percorsi personali e differenziati entra in collisione con l’offerta standardizzata di beni e servizi, cresciuta secondo i criteri del turismo di “massa”.

Questi nuovi orientamenti creano problemi ai modelli organizzativi, commerciali  e professionali delle imprese, e sugli stessi criteri di pianificazione del territorio e di promozione dell’uso delle risorse assunti dagli Enti locali.

I luoghi sacri del turismo, quelli per i quali si poteva dire che bastava recarvisi per fare vacanza, già logorati da crescenti riproduzioni artificiali attraverso moduli ripetitivi, vedono sempre di più aprirsi una concorrenza totale.

Essi non godono più di una posizione dominante nei confronti della domanda. I luoghi turistici per antonomasia, finiscono per subire l’iniziativa di una domanda che tenderà, sempre di più, di uscire dai canali precostituiti di accesso, e dai modelli codificati di comportamento.

La crisi non deriva dal numero dei turisti in movimento, che continua ad espandersi, bensì dalle modalità di esplicazione della loro attività ed investe quindi il complesso rapporto con il territorio ed il mercato.

Alcuni sintomi possono essere letti nell’abbreviazione dei soggiorni, nell’allentamento delle prenotazioni, nel turismo del sacco a pelo.

La dimensione magica del turismo non appartiene più all’oggetto (luogo e momento delle vacanze), ma viene riassorbita nella sfera del soggetto, nell’attività dell’individuo stesso che parte. Sono le nuove condizioni di autonomia in cui egli compie la scelta, ed il conseguente sviluppo differenziato ed imprevedibile della sua sfera relazionale, che collocano l’individuo in una dimensione “sacra” da conquistare, da godere e da difendere.

L’attività dell’individuo, nella sua ricerca di differenziazione, consente di connettere, tra loro, risorse ambientali e culturali di qualsiasi contesto, sia esso turistico oppure oggetto di esperienza quotidiana.

Vi sono sempre meno spazi turistici puri, rigidamente separati dagli spazi della vita ordinaria. Non basta più creare “terre di nessuno” perchè diventino automaticamente sedi del mito del paradiso perduto.

La concorrenza non avverrà più soltanto tra aree specializzate, ma coinvolge ogni possibile area che sappia proporre ed offrire elementi per un percorso di differenziazione.

E come vi sarà sempre più una concorrenza portata da nuovi spazi, vi sarà una concorrenza portata da nuove modalità turistiche. Sacco a pelo, cicloturismo, trekking, uniti alle forme innovative meno appariscenti, come i soggiorni brevi, il turismo itinerante, i percorsi a tema, porranno in essere altre forme di concorrenza totale.

Nel momento in cui il “tempo libero” diviene accesso diretto alle risorse dell’ambiente, non regolato da forti norme sociali, esso viene a sconvolgere il processo di selezione e di specializzazione degli spazi metropolitani. Gli spazi della vacanza tornano a mescolarsi  secondo percorsi ed itinerari non omogenei nè separati dalla vita ordinaria.

Per fare vacanza non è più necessario nè sufficiente recarsi in una delle aree a vocazione turistica. Ciò che diviene essenziale non è dove si va, ma cosa si fa e come e con chi.

Ciò sottopone ad una grande sfida gli operatori di tutti i comparti dell’attività turistica, commerciale, artigianale, dei trasporti e dei servizi, generando una crisi che, al di là di soluzioni congiunturali, investe le strategie di fondo della politica del turismo.

L’operatore turistico oggi avverte essenzialmente una sfida di carattere professionale. Non può più ripararsi dietro i privilegi della localizzazione, nè solo dietro la qualità del servizio ricettivo. Se da una parte si vanno affievolendo le rendite di posizione, dall’altra si aprono possibilità concrete di sfuggire ad un rapporto di subordinazione rispetto ai centri tradizionali di decisione, alla tendenziale riduzione del suo ruolo nella predisposizione di scelte immobiliari, cui il turismo di massa pareva portare in maniera inevitabile. Non sembra ormai più sufficiente, se non con prospettive di breve periodo, affrontare la crisi con l’accentuarsi dei caratteri del modello precedente.

C’è una seconda possibilità di risposta alla crisi che consiste nel cambiamento del modello di utente assunto come riferimento, e che segue ed incoraggia la manifestazione dei bisogni e delle motivazioni emergenti nella società complessa.

Questo nuovo modello implica la rottura con il vecchio, il superamento di un’offerta incentrata su contenuti tradizionali (sole, mare, ecc.), e si basa sull’apertura di una sfera sovraordinata di imprenditorialità e di professionalità, incentrata sulla produzione di possibilità d’uso differenziato delle risorse.

Non si tratta di offrire una cosa anziché un’altra, ma di offrire possibilità di fare una cosa anziché un’altra, ove la scelta è rimandata sempre più dal produttore all’utente.

Si tratta allora di privilegiare la produzione di informazioni, di forme di comunicazione, di momenti di percezione e di contatto con le risorse, di sedi di mediazioni culturali ed organizzative, in grado di far uscire l’utente dalle pareti chiuse di un pacchetto, e di porlo su un piedistallo dal quale ogni cosa vista e/o sperimentata rimandi ad altre cose e a più ampie possibilità di scelta tra le cose scelte.

L’enfasi si sposta, allora, dalle tecnologie implicite del prodotto finito ( discoteca, stabilimento balneare, parco di divertimento ecc.) alle tecnologie di accesso alle risorse, siano esse prodotti finiti o, più spesso, semilavorati e materie prime offerte al turista dall’ambiente e dalle relazioni sociali locali.

La nuova frontiera dell’imprenditoria deve uscire dallo spazio delimitato “dell’area turistica” e dall’ambito economico dell’impresa ricettiva. Si sposta quindi sempre più in una dimensione astratta, svincolata dai luoghi e dalle strutture immobiliari.

E’ la dimensione del servizio professionale puro, teso a produrre facilitazioni e supporti tecnici all’utenza di luoghi, di simboli, di risorse diversificate e sempre nuove, ovunque esse si presentino o vengano prodotte; tutto ciò teso inoltre a far venire fuori le risorse, soprattutto quelle inedite, presentandole ad una domanda in evoluzione.

Una volta colto il nuovo orientamento della domanda, il problema resta quello di entrare nel nuovo mercato che si delinea, offrendo supporti per risposte alle motivazioni turistiche emergenti.

Uno dei terreni vincenti sarà sempre più dato dal fornire “in tempo reale” risposte alla manifestazione della domanda, abituata, quest’ultima, sempre meno a pianificare, a prenotare, ad acquistare pacchetti fissi, ma sempre più avida di informazioni sulle possibilità e sulle nuove possibilità da sperimentare.

Occorre sollecitare l’autogestione del tempo libero e del turismo da parte dei singoli, nel quadro di una pluralità di gruppi, di iniziative, di attività.

  • Diventa allora turisticamente competitiva ogni località, ogni comunità, ogni cultura che sappia offrire esempi, stimoli, percorsi di diversificazione nell’interpretare e selezionare le possibilità di esperienze e di vita, di rapporto con l’ambiente e di relazioni intersoggettive.
  • L’attrazione, il fascino, la magia, si spostano, allora, dalla quantità di persone che fanno la stessa cosa, alle possibilità che ogni persona faccia cose diverse o interpreti, in maniera diversa, le risorse date.

Il turismo si presenterà, sempre più, come qualcosa che non solo non conosciamo, ma che non è più conoscibile in modo consolidato, nè globalmente, nè per tipologie.

La segmentazione in tipologie e la fissazione di modelli ad esse corrispondenti, aveva grosso significato e rilevanza operativa finchè esistevano simboli sicuri della vacanza. Ma la dispersione individuale dei criteri di selezione del possibile, entra oggi in conflitto con le tipologie predefinite. Non sono più le utenze anormali da considerare eccezioni, bensì le tipologie stesse a divenire provvisorie, deboli.

L’osservazione del turismo si gioca allora nella capacità di passare dalla sfera dei comportamenti a quella delle motivazioni.

Dal momento che non è più l’offerta che seleziona la domanda con le sue stratificazioni ma, al contrario, è la domanda che seleziona l’offerta, quest’ultima deve essere spinta ad un’osservazione più raffinata, e cogliere l’evoluzione qualitativa, valorizzando gli elementi di originalità endogeni.

E’ nel tempo, più che nello spazio, che le varie attività turistiche trovano la loro collocazione motivazionale ed il loro equilibrio. Seguendo la vacanza nel tempo (inizio e fine, fasi di sviluppo, durata e ritmo, sequenze ed evoluzioni), si possono rintracciare quei valori e quelle motivazioni (fattori di spinta e fattori d’attrazione) che danno luogo alle singole scelte, componendole in un’esperienza complessivamente significativa per chi la produce e comprensibile (in taluni casi anche prevedibile) per chi ne organizza i supporti.

Così ampliata, l’osservazione viene ad offrire, oltre ad una conoscenza articolata dell’uso delle strutture turistiche, anche una base conoscitiva per costruire proposte turistiche complesse, rinnovandole costantemente, chiamando lo stesso utente a delinearne fasi e contenuti. E l’elemento dinamico, offerto dalla successione delle esperienze nel tempo, viene a restituire al fenomeno turistico, l’immagine di una conquista progressiva, anche se mai compiuta, fatta di rapporti mai scontati e di innovazione costante, sia per gli utenti che per gli operatori.

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CONFERENZA REGIONALE TURISMO – FIRENZE – 2004

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CONFERENZA REGIONALE SUL TURISMO 21/22 Gennaio 2004

Seconda sessione “identità, valori, abilità,il valore aggiunto dei nostri territori e del nostro operare”

Linee dell’intervento Dr. Ario  Locci

In questi ultimi anni, i momenti di confronto sulle politiche turistiche, sulle azioni da sviluppare, sui programmi, sono stati molti e produttivi, con il risultato di una proficua collaborazione tra il livello Istituzionale Pubblico, le categorie economiche, il sistema Consortile toscano.

Questo mio intervento cercherà di raccontare il percorso intrapreso dal Consorzio Tirreno Promo Tour, per ottenere un sistema Integrato di gestione della Qualità e della responsabilità sociale conforme alla norma ISO 9000 e SA 8000; abbiamo escluso la ISO 14000  in quanto le questioni ambientali sono poco significative per le attività di un Consorzio come il nostro, che sviluppa essenzialmente politiche ed azioni di incomig turistico, di accoglienza e assistenza.  Con soddisfazione vorrei ricordare che siamo il primo Consorzio turistico d’Italia che ha scelto di andare in certificazione etica e la prima azienda di servizi turistici che ha ottenuto la certificazione etica SA 8000.

Questa scelta è partita dalla necessità di assolvere ad un ruolo pilota e di indirizzo nei confronti delle imprese turistico ricettive consorziate e non consorziate, imprese, le nostre, che hanno sempre più necessità di toccare con mano e con esempi,  processi di innovazione e di trasformazione, tali da dare risposte ad una domanda sempre più evoluta ed esigente.

Non credo sia fuori tema, anche quando parliamo di turismo, ricordarci che esiste una grande sfida, quella della giustizia in economia. Questa non è una sfida nuova, attraversa tutta la modernità, ma i traumatici processi di  globalizzazione dei mercati in essere, la spinge al paradosso.

Il trionfo planetario del mercato totale liquida, in effetti, ogni sopravvivenza delle morali ereditate, delle preoccupazioni etiche degli attori sociali e delle deontologie professionali, che facevano da contrappeso al regno assoluto della finanza.

Il rischio è che la giustizia risulti così tagliata fuori dalla morale “gli affari sono affari” divenendo una grande questione anche per il turismo, che basa il proprio prodotto primario sull’ambiente, il territorio, le identità; quello che gli organizzatori della conferenza hanno chiamato  Toscana Terra Accogliente.

La nostra scelta di andare in certificazione, ha rappresentato e sta rappresentando una grande sfida, in particolare per gli effetti che si andranno a generare sul tessuto imprenditoriale  e dei servizi.

In particolare, la politica di responsabilità sociale prevede, il rispetto delle norme  sul lavoro infantile, sul lavoro obbligato, sulla salute e sicurezza, sulla libertà di associazione e di diritto di contrattazione, sulle discriminazioni, sulle pratiche disciplinari, sugli orari di lavoro, sulle retribuzioni, sul sistema di gestione, ma prevede anche l’impegno formale dei soci, del personale, dei fornitori, dei clienti, delle Istituzioni e del territorio di confrontarsi sulle norme, favorendo l’attività di monitoraggio del Consorzio stesso, ed eventuali azioni di rimedio in caso di non conformità rispetto ai requisiti ed agli standard.

Questo impegno è diventato parte integrante del contratto di fornitura che regola i rapporto tra Consorzio Tirreno Promo Tour, fornitori, clienti, imprese turistiche,  servizi pubblici.

La partita che ci apprestiamo a gestire sulla costa livornese, non sarà  semplice e neppure scontata, ma è una sfida che abbiamo voluto lanciare per rinnovare  il prodotto turistico e per creare quegli elementi di innovazione che troppo spesso si enunciano più per moda che per vera convinzione.

Questo percorso porterà, nel breve periodo, ad un primo gruppo di imprese turistico ricettive che andranno in certificazione, creando valore aggiunto a quanto già fatto dal Consorzio;   lo stesso livello Istituzionale Pubblico livornese sta definendo azioni e iniziative di certificazione ambientale, dei servizi, momenti di valorizzazione qualitativa  territoriale, con l’eventuale possibilità di declinare il  Protocollo Regionale   Benvenuti in Toscana.

La qualità, i prodotti di qualità, si costruiscono anche seguendo  percorsi canonici di certificazione e riaffermando il valore dell’etica. La crisi del turismo che ha colpito la  nostra Regione può essere attenuata anche costruendo prodotti e accoglienza tali da far fare un salto di qualità  all’offerta, fino ad oggi troppo ancorata a rendite di posizione.

La norma morale di Kant “agisci come se tu potessi fare del principio della tua azione una regola universale” propongo che venga assunta come una delle direttrici portanti su cui ripensare e riposizionare l’immagine ed i turismi toscani.

Il sistema consortile così diffuso e dinamico nella nostra Regione, le associazioni di categoria di riferimento, debbono operare per sviluppare un turismo con la T maiuscola, e per quel salto di eccellenza che il turista si aspetta dalla Toscana; l’etica ed i percorsi di certificazione possono portare un grosso contributo in questo percorso, anche sul versante della sostenibilità.

PROGETTO TURISMO COLLESALVETTI

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Novembre’99

A cura del Dr. Ario Locci

 

  1. IMPORTANZA STRATEGICA DEL TURISMO: QUADRO DI RIFERIMENTO SOCIOECONOMICO

Sul totale del movimento turistico internazionale, gli arrivi di turisti alla frontiera dell’Unione Europea, rappresentano oltre il 40% del totale mondiale, base 1995, con un trend in costante aumento. La rilevanza del bacino del Mediterraneo ha le caratteristiche di area trascontinentale, che di fatto, considerando la riva nord e quella sud e gli arrivi totali rilevati, costituisce il principale bacino turistico mondiale, con una quota che supera il 33%.

In quest’area il ruolo dell’Italia, per volumi d’affari trattati, per la diversità e qualità dei turismi presenti, per la posizione strategica occupata, è quella di un paese leader. La Toscana, in questo ragionamento, rappresenta la Regione turisticamente più importante, sia per risorse che sulla base di  risultati socio economici.

Alcune previsioni di sviluppo del movimento turistico (arrivi), vengono indicate dall’OMT, per l’Europa, base anno 2000, in oltre il 45% del totale mondiale. Ovviamente si tratta di uno scenario indicativo; le previsioni in campo turistico, molto spesso sono smentite dai fatti perché sono strettamente  legate alla imprevedibilità di ciò che accade in campo economico ed alle variazioni di stabilità politico istituzionali e di assetti ed equilibri internazionali.

Inoltre, nella valutazione degli andamenti del movimento turistico, giocano un ruolo determinante alcune componenti metaeconomiche che stabiliscono i limiti entro i quali avvengono le scelte. Ci riferiamo essenzialmente alle modalità dei comportamenti soggettivi, a fenomeni di psicologia sociale ed al modo con cui queste componenti si legano alle tecnologie ed ai processi di informatizzazione e telematizzazione in atto.

Dal lato della domanda si stanno instaurando meccanismi di maggiore trasparenza, l’abbattimento dei gaps temporali, un innalzamento complessivo del livello di cultura, più voglia e disponibilità economiche per viaggiare, e sistemi di valutazione della “qualità” del servizio turistico.

Il mutamento in corso delle strutture sociali, le trasformazioni che si producono nella vita economica e nella struttura professionale hanno effetti significativi sul modello economico e ripercussioni profonde sul modo di fare turismo. Ciò comporterà un’ampia gamma di nuove possibilità  e di effetti positivi tra cui significativi appaiono:

  • Elevazione della scolarità e del sapere diffuso.
  • Riduzione dell’ansia per il futuro, attraverso il perfezionamento delle tecniche previsionali e di programmazione.
  • Maggiore elasticità e fruibilità del progresso tecnologico (informatica miniaturizzata e personalizzata, e fenomeno delle telecomunicazioni applicate all’economia).
  • Aumento delle possibilità di scelta, sia sul fronte del lavoro che in rapporto agli oggetti, ai divertimenti, alle fonti di informazione.
  • Maggiore importanza data ai miglioramenti qualitativi rispetto alla crescita quantitativa.
  • Diminuzione della fatica fisica nel lavoro e tendenziale aumento del tempo libero.

Mentre la società che ci stiamo lasciando alle spalle produceva soprattutto mezzi di produzione, beni consumabili e capitale, la società in cui ci siamo incamminati genera conoscenze, gestione di sistemi, informazioni, comunicazione, capacità di provocare e gestire il cambiamento. Ciò non vuol dire che regredisce la produzione di beni, ma che tali processi assorbono sempre meno risorse umane e materiali che si travasano nella produzione di servizi.

In questo contesto diviene essenziale “ la programmazione dell’innovazione” e la differenziazione funzionale che caratterizza questa nostra società. Il prevalere della differenziazione funzionale porta con se la separazione delle funzioni dagli strati sociali; la graduale perdita delle gerarchie significa sostanzialmente ampliamento della libertà di comunicazione tra soggetti ed elementi del sistema, in ogni direzione e senza canali predefiniti. In questo contesto diviene labile la dimensione nazionale della produzione e dei consumi; da qui nasce l’esigenza dell’apertura delle frontiere, del mercato Unico Europeo, della globalizzazione dei sistemi.

In questo scenario di rapide trasformazioni, anche il fenomeno turismo va interpretato e rappresentato dal passaggio dei modelli di comportamento propri della società industrializzata ( turismo di massa, omogeneo, standardizzato, stratificato) alla più ampia ed inafferrabile articolazione dei turismi che si instaurano via via nella società complessa del terzo millennio.

Le esperienze turistiche vengono così a distinguersi secondo i tipi di relazione tra soggetti che le pongono in essere. Si delineano una serie di modelli di comportamento che abbracciano tutta la gamma di esperienze che vanno dalla ricerca del piacere immediato, alla riscoperta della natura, alla ricerca del senso della vita (esempio turismo ricreativo, turismo ambientale, turismo sportivo, turismo d’evasione, turismo esperenziale, turismo sperimentale, turismo religioso, turismo esistenziale ecc).  Ogni individuo può sperimentare diverse modalità nel corso dello stesso viaggio e può anche conoscere il passaggio da una modalità all’altra, nel corso della propria biografia turistica.

Al di là delle specifiche motivazioni dei soggetti e delle spinte che essi ricevono in un dato momento, il turismo si configura come un processo complesso, anzi come correlazione di specifici processi che spiegano, in maniera orientata, i percorsi vissuti dall’esperienza individuale.

L’elemento più significativo è dato dal fatto che, nell’attuale fase storica, vi è uno spostamento di dominanza dalla sfera dell’offerta turistica a quello della domanda. Questo maggiore peso della domanda ha creato e sta creando momenti di incertezza nel rapporto con il mercato.

“ …Indubbiamente il modello di scelta turistico sarà costituito da una mescolanza di variabili price e non price.

Tra le componenti non price è opportuno ricordare:

-         la tendenza a valutare gli aspetti ecologico – ambientali come sempre più determinati per la scelta;

-         la scoperta e la rivalutazione della memoria storica e quindi anche delle motivazioni artistiche e culturali del fare turismo;

-         il diffondersi del concetto di distanza virtuale e l’abitudine sempre più diffusa all’uso del mezzo aereo, accompagnata alla componente price costituita dal sistema di forti sconti in atto;

-         l’avvento sul mercato mondiale di nuovi paesi di origine;

-         l’abitudine a compiere più vacanze nel corso dell’anno, e vari soggiorni di breve durata (forte aumento degli weekends e short breaks);

-         La valorizzazione di forme non tradizionali del fare vacanza;

-         Lo sviluppo di molte segmentazioni di mercato di massa (per i paesi new comers) e di nicchia per i paesi di origine maturi.

Come conseguenza di questi atteggiamenti si avranno effetti anche sul piano delle variabili economiche:

-         differenziazione delle vacanze e loro specializzazione (logica dei turismi plurimi);

-         forte dinamica per forme di ricettività non tradizionale;

-         le possibilità della spesa turistica internazionale continueranno ad essere prevalentemente associate al livello di reddito disponibile dalle famiglie ed ai divari inflavalutari;

-         i viaggi all’estero continueranno ad aumentare a ritmi superiori alla media mondiale per Giappone, Spagna, Regno Unito, Svezia, Norvegia; in Italia, Germania, Francia ed USA l’incremento sarà di circa il 4%, corrispondente al tasso di crescita mondiale;

-         aumenteranno considerevolmente il traffico ed i viaggi di breve distanza nell’area europea, nonché i viaggi a lungo raggio verso il Nord America e fra l’Europa e zone del Pacifico ed Asia….” (da Settimo Rapporto sul Turismo Italiano 1997 patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, pag. 22 e seguente)

La dimensione del turismo apparterrà sempre meno all’oggetto (luogo e momento della vacanza), e sempre più si caratterizzerà nella sfera del soggetto, nell’attività dell’individuo stesso che parte (logica dei turismi plurimi).

Vi saranno meno spazi turistici puri, rigidamente separati dalla vita ordinaria. Gli stereotipi classici delle località turistiche dovranno riconvertire la propria immagine per mantenere quote di mercato; per fare vacanza non è più necessario né sufficiente recarsi in queste località. La concorrenza non avverrà più soltanto tra aree specializzate, ma coinvolgerà ogni possibile area e territorio che sappia adeguarsi alle trasformazioni socio-economiche.

Vi sono e vi saranno sempre più bisogni legati al processo tecnologico che ha provocato l’abbattimento delle distanze virtuali ed imposto la società della comunicazione globale. Si accorcerà quindi la distanza tra il momento del pensiero (la scelta) ed il momento dell’azione (il godimento effettivo della vacanza).

  1. 2.     LE AZIONI DELL’UNIONE EUROPEA IN MATERIA DI TURISMO

E’ con il trattato firmato a Maastricht nel 1992, che per la prima volta l’Unione Europea riconosce la possibilità di intervenire con misure nel settore del turismo (art.3t). Tale importante innovazione testimonia una presa di coscienza sulle potenzialità che il turismo può avere, sia per l’importanza economica delle attività turistiche, per la compatibilità tra il rispetto del principio di sussidiarietà e l’utilità di una azione di livello comunitario in questo campo, ed infine per una necessaria armonizzazione e coordinamento delle azioni nei tre settori collegati, cioè quelli del turismo, della protezione del consumatore e del patrimonio naturale e culturale.

La libera circolazione delle persone e dei servizi è insieme alla libera circolazione delle merci e dei capitali uno dei fondamenti del Mercato Unico europeo. Per quello che ci riguarda, la circolazione dei turisti e dei servizi turistici, comporta da un lato azioni rivolte a favorire la circolazione dei turisti nella Comunità, dall’altro la possibilità per i cittadini dell’Unione di esercitare attività lavorative e di formazione in un qualsiasi stato membro, in condizioni di uguaglianza. La libera circolazione delle persone, secondo il Trattato CEE ha lo scopo di liberalizzare i movimenti all’interno del territorio comunitario con riferimento ai fattori produttivi e quindi con riguardo ai lavoratori dipendenti, indipendenti, ai servizi ed alle attività professionali.

Secondo il Parlamento Europeo ed il Comitato economico e sociale, una politica del turismo per l’Unione potrebbe costituire e rendere più operativa e più visibile la reale complementarietà dei mezzi messi a disposizione dei turisti e delle imprese ai vari gradi comunitario, nazionale, regionale e locale, favorendo un’articolazione di fatto nei vari livelli di sostegno economico del settore. Nella risoluzione del 1994, il Parlamento Europeo si dichiara convinto che “.. il turismo possa svolgere un ruolo crescente per ciò che riguarda il concetto fondamentale di cittadinanza europea…” e “…ritiene che il turismo sia non solo una delle industrie più importanti dell’Unione Europea, ma anche e soprattutto un’attività che interessa tutti i cittadini europei, per i quali rappresenta una conquista sociale irreversibile, da cui si esige ogni volta una maggiore qualità..” e che “..è logico collocare il turista al centro di una politica comunitaria per il turismo..” (risoluzione del Parlamento del 18/01/94 PE 178.920/def ).

Le analisi economiche confermano che l’Europa resta la principale forza propulsiva del turismo internazionale, in termini di arrivi, di entrate e di flussi generati verso i paesi terzi. Esistono condizioni favorevoli per un ulteriore crescita del volume dei turisti, anche se ciò determinerà, cambiamenti ai quali debbono adattarsi le imprese.

L’Unione Europea sollecita le imprese turistiche a processi di trasformazione tali da adeguarsi alla mondializzazione del mercato ed alla crescente competitività di nuove  destinazioni, nonché all’evoluzione della domanda turistica, in particolare  di quella europea. Alcuni orientamenti caratterizzano le strategie già messe in opera che possono schematizzarsi in:

a)      la specializzazione su ben definiti segmenti di mercato accompagnata da operazioni di concentrazione per raggiungere una scala internazionale;

b)      la differenziazione delle attività offerte localmente o internazionalmente mediante lo sviluppo di segmenti spesso complementari.

Le strategie di adattamento che le imprese dovrebbero attuare, secondo gli indirizzi dell’Unione Europea possono schematizzarsi in:

  • Adattamento all’ambiente legislativo ed amministrativo che si impone all’insieme delle imprese e che può essere accompagnato da disposizioni riguardanti in modo specifico l’industria turistica, in particolare nell’ottica di protezione del turista e del rispetto dell’ambiente;
  • Esigenza di reagire rapidamente all’effetto diretto ed immediato sulla domanda di fattori esterni all’industria (clima, avvenimenti internazionali, catastrofi naturali), il che richiede adattamenti rapidi dell’offerta, difficili da realizzare, tenuto conto dell’imprevedibilità degli avvenimenti e della loro ampiezza;
  • Consapevolezza della natura locale del mercato per alcuni settori di attività, che può condurre ad una valutazione imperfetta dell’evoluzione della domanda internazionale di turismo. Questa domanda, in particolare, slitta in modo progressivo da una impostazione principalmente quantitativa (disponibilità dell’offerta, prezzo) verso una crescente introduzione di elementi qualitativi (ambiente, servizi, accoglienza) nell’espressione della domanda turistica. L’accresciuta esigenza di qualità si traduce in un rafforzamento della personalizzazione del servizio turistico; una strategia di adattamento può tendere allora a frammentare ogni segmento del mercato turistico in sottomercati o nicchie di attività, nell’ambito dei quali opera la competitività delle imprese.;
  • Il vantaggio o l’ostacolo che rappresenta la dimensione, spesso limitata, delle imprese del settore turistico. Le piccole imprese debbono far fronte non solo all’effetto delle concentrazioni che avvengono nel settore, o all’evoluzione generale delle condizioni della concorrenza internazionale, come il costo dei servizi, ma anche a problemi legati alla gestione dell’impresa, alla commercializzazione, all’introduzione di nuove tecnologie, all’innovazione in generale, all’accesso al capitale finanziario.

Le difficoltà che possono frenare l’adattamento del turismo all’evoluzione della domanda spiegano l’attuazione di misure comunitarie volte a creare un quadro favorevole alle imprese turistiche, in particolare per gli aspetti della conoscenza, della comunicazione e delle tecnologie informatiche e di telecomunicazioni, dei rilievi statistici e dell’ambiente giuridico dell’impresa, anche a seguito del mercato unico.

Gli strumenti di cui la Comunità dispone sono di natura legislativa aventi portata obbligatoria per gli Stati Membri (regolamenti direttive decisioni) o non vincolanti (raccomandazioni, comunicazioni, pareri). Tali atti comunitari possono avere carattere operativo (Piano di azione, Programma di lavoro) oppure essere rigorosamente regolamentate (definendo diritti ed obblighi delle parti in causa). In questi ultimi 5 anni vi sono state azioni su più livelli a favore del turismo su tematiche quali:

-         Miglioramenti della conoscenza del settore turistico e rafforzamento della coerenza delle azioni.

-         Scaglionamento delle vacanze.

-         Azioni transnazionali.

-         I turisti in quanto consumatori.

-         Turismo culturale.

-         Turismo ambientale.

-         Turismo rurale.

-         Turismo sociale.

-         Turismo dei giovani.

-         Formazione professionale.

-         Promozione presso paesi terzi.

-         Convenzione di Barcellona sulla protezione del Mediterraneo.

-         Progetto Tourism Information marketing.

-         Libro bianco sul futuro sviluppo della politica comune dei trasporti.

-         Regole sulla concorrenza e sui monopoli.

-         Piano di azione per la tutela dei consumatori.

-         I fondi strutturali che apportano un significativo contributo allo sviluppo del turismo nella Comunità e mirano a realizzare gli obiettivi di coesione economica e sociale. Tali aiuti si sono concentrati nelle Regioni aventi maggiori ritardi di sviluppo (Obiettivo 1), sulle Regioni in declino industriale (Obiettivo 2) e sulle regioni interessate allo sviluppo rurale (Obiettivo 5b). Queste Regioni sono definite come prioritarie per l’intervento dei fondi strutturali (FEOAG – orientamento, FESER e FSE). Il turismo è integrato nelle misure rientranti negli assi prioritari dei quadri comunitari di sostegno, nei programmi operativi e nei documenti unici di programmazione. Vengono avviate anche alcune azioni, in base a determinate iniziative comunitarie come LEADER II, INTERREG II, RESIDER, REGIS ecc . A favore dell’istruzione e della formazione professionale sono state effettuate importanti azioni sia con il Fondo sociale Europeo sia in altri programio di natura trasnazionale.

Nel 1999 sono stati emanati 3 Regolamenti la cui applicazione avrà benefici per i prossimi 5 anni, anche per la Toscana e per il territorio della Provincia di Livorno:

a)      Regolamento (CE) n° 1260/1999 del Consiglio del 21/06/99 recante disposizioni generali sui Fondi strutturali pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee del 26/06/99;

b)      Regolamento (CE)  n° 1783/1999 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12/07/99 relativo al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee del 13/08/99;

c)      Regolamento (CE) n° 1784/1999 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12/07/99 relativo al Fondo Sociale Europeo Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee del 13/08/99.

 

  1. 3.     RIFERIMENTI LEGISLATIVI NAZIONALI E REGIONALI IN MATERIA TURISTICA

In questi ultimi  anni, il sistema istituzionale italiano si è caratterizzato non solo per il dibattito sulle riforme, ma per alcune leggi approvate e che stanno avendo importanti risvolti anche per il mondo del turismo. Significative appaiono le leggi n° 59/1997 e n° 127/97 (c.d. legge Bassanini 1 e 2), ed i provvedimenti collegati, che possono permettere al settore turistico ed al mondo delle imprese, oberato da vincoli burocratici insopportabili e da una disciplina obsoleta, una radicale semplificazione delle procedure amministrative ed una nuova normativa, in linea con i caratteri industriali delle imprese e capace di assicurare una adeguata competitività nel quadro europeo.

Il riferimento legislativo  della legge 217/83 ha ormai perso le caratteristiche di legge quadro organica del sistema turistico italiano e necessita di interventi modificativi urgenti. Ciò anche alla luce dei trattati dell’Unione Europea, in quanto in settori sempre più vasti è la stessa Unione che rappresenta il fattore riformatore primario.

Tutte le quattro “libertà fondamentali” comunitarie (di circolazione delle persone, di circolazione delle merci e dei capitali, di prestazione di servizi e di stabilimento) hanno diretta influenza sul settore del turismo e sulle relative legislazioni nazionali. I principi comunitari vanno tenuti presenti nell’impostazione generale della stessa disciplina pubblica, in quanto essi si indirizzano verso la garanzia di un mercato aperto e competitivo (“un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”), verso le dismissioni delle nazionalizzazioni e delle imprese pubbliche, verso una semplificazione legislativa, segnata, nel nostro paese, da una forte regolazione pubblicistica.  

Il quadro di riferimento generale nel quale si inserisce la regolamentazione di diritto pubblico del turismo è oggi determinata dalle leggi 400/88, 142/90, 203/95, 59/97; ad esse occorre far riferimento per comprendere gli atti legislativi, di governo ed amministrativi a livello centrale e regionale, che si sono susseguiti e che di fatto hanno decretato il superamento della Legge 217/83.

Con la Legge 400/88 di radicale riforma della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nasce la conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni, organo misto, con funzioni consultive e che ha permesso il superamento del “Comitato per la Programmazione turistica” previsto dalla Legge 217/93. Con la soppressione del Ministero del turismo  (referendum popolare del 18/04/93), si da corso all’istituzione del Dipartimento del turismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con la successiva Legge 142/90, si realizza il disegno autonomistico costituzionale, iniziato nel 1970 con l’istituzione delle Regioni a Statuto  Ordinario, con il riconoscimento della natura di Enti esponenziali delle collettività locali sottostanti anche ai Comuni ed alle Province. Con la nuova autonomia comunale e provinciale si inizia il processo di revisione dei ruoli degli Enti Locali anche per quanto attiene il turismo considerato che, per dettame normativo, la Regione deve rivedere il suo ordinamento ed adeguarlo ai compiti propri degli enti territoriali minori, così come deve uniformare la sua attività legislativa ed amministrativa alla salvaguardia della loro autonomia. Divenendo i comuni e le province rappresentanti a pieno titolo delle esigenze economiche, sociali, ambientali delle collettività stanziate sul loro territorio, comporta,  per la Regione un coordinamento delle istanze delle collettività locali attraverso attività programmatorie, producendo un auspicabile  superamento del centralismo regionale.

Su questa via il turismo potrà giovarsi delle scelte politiche e dell’attività degli enti locali più vicini alle popolazioni residenti, rivalutando interessi che nel passato venivano sacrificati a modelli regionali e nazionali standardizzati.

L’attività normativa regionale, per quanto attiene al turismo, si è orientata essenzialmente su due direzioni mirate, l’una allo sviluppo del settore e l’altra alla disciplina delle attività turistiche.

L’esperienza legislativa della Regione Toscana può sintetizzarsi nella Proposta di legge di iniziativa della Giunta Regionale  n° 547 “ Testo unico delle Leggi Regionali in materia di Turismo” che  le Commissioni consiliari permanenti I e V  hanno posto in consultazione il 2 Novembre u.s. Si fa riferimento a detta proposta perché si ritiene che rappresenti un elemento importante ed innovativo, i cui riscontri e tempi d’approvazione dovrebbero coincidere con l’efficacia del programma di sviluppo turistico del Comune di Collesalvetti.

Si tratta di un “ … primo elaborato nell’ambito di un processo organico di rielaborazione unitaria dei settori organici dell’intera normativa regionale, processo avviato in questa legislatura, di intesa tra Giunta e Consiglio, e che potrà concludersi soltanto nella legislatura che avrà inizio nell’anno 2000.” (dalla Relazione accompagnatoria alla P.D.L. pag. 1)

Il titolo I delinea complessivamente il sistema organizzativo regionale del turismo toscano, ripartendo le funzioni amministrative tra Regione, Province e Comuni. Il capo II istituisce le Agenzie per il turismo superando le Aziende di Promozione Turistica e detta norme di riordino delle funzioni amministrative in materia di informazione, accoglienza e promozione turistica locale della Regione.

Il titolo II “imprese turistiche” razionalizza le leggi di classificazione sia del settore alberghiero che dell’extraalberghiero, con l’introduzione di procedimenti amministrativi semplificati. Al capo II “altre strutture ricettive”, la materia viene delegificata e rinviata a successivo regolamento. Tali strutture ricettive vengono divise in tre tipologie: a) strutture ricettive extraalberghiere  per l’ospitalità collettiva, b) strutture ricettive extraalberghiere con le caratteristiche delle civili abitazioni, c) Residence. Innovativa appare la tipologia delle residenze d’epoca (art.56) definite come strutture ricettive ubicate in complessi immobiliari di particolare pregio storico-architettonico con un limite di capienza di 30 posti.

Case per ferie ed  ostelli per la gioventù sono accomunati sotto il profilo dei requisiti strutturali. Tutte le strutture del capo II possono essere gestite anche da privati. Si introduce (art.59) la possibilità di esercizio non professionale dell’attività di affittacamere per coloro che ospitano persone nella casa ove hanno la residenza, senza obblighi relativi al REC ed alla comunicazione dei prezzi.

Al capo V “Agenzie di Viaggio e turismo” sono state introdotte significative variazioni rispetto alla legislazione in vigore. In ottemperanza alla sentenza della Corte Costituzionale n° 382/98, sono stati ridefiniti gli obblighi e gli oneri di questa tipologia d’impresa. Di conseguenza l’esistenza di più punti di vendita o filiali, non comporterà più l’obbligo di distinte Autorizzazioni Amministrative, distinte figure professionali che assicurino la direzione tecnica, distinti depositi cauzionali.

Il titolo III “ le professioni per il turismo” riunisce le professionalità già delineate aggiungendo nuove figure e regolamentazioni diverse.

Il titolo IV reca le disposizioni finali del testo unico, volte a garantire il perseguimento del fine di semplificazione e certezza normativa. Il titolo contiene inoltre disposizioni generali volte a disciplinare il diritto intertemporale in attesa dell’entrata in vigore del nuovo testo unico regolamentare, che abrogherà gli attuali regolamenti in vigore nel settore e che completerà organicamente l’attuale testo unico legislativo.

  1. 4.     STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE E DI INDIRIZZO NEL SISTEMA TERRITORIALE.

Il primo strumento che viene schematicamente esaminato è il “ Piano di sviluppo turistico integrato della Costa degli etruschi” ambito turistico regionale n° 7  Azienda di promozione turistica di Livorno redatto e sviluppato dall’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, corso di perfezionamento in economia del turismo. Il piano di Marketing viene analizzato essenzialmente per le sue linee generali che hanno rappresentato per gli operatori pubblici e privati preziose indicazioni di lavoro che mantengono ancora la loro attualità.

Il territorio in questione, osservano i ricercatori della Bocconi, è caratterizzato dalla concentrazione delle attività produttive in alcuni poli industriali e dalle rilevanti risorse turistiche che, diffuse ovunque, risultano spesso frammiste alle stesse attività industriali. Su Livorno e Collesalvetti è localizzata la maggior parte delle imprese dell’industria di trasformazione, della cantieristica, della maggior parte delle attività inerenti al transito delle merci e dei passeggeri, nonché dei servizi e del terziario attinenti alle specifiche funzioni di un capoluogo di provincia.

Per Livorno e la sua area gravitazionale, secondo i ricercatori, fino agli anni ’90, non è mai stata posta in discussione la  “vocazione” preminentemente industriale e tale visione unidirezionale ha spesso messo in ombra le necessità relative alle forme di attività turistica complementare. Pur non potendo essere sostitutive dei comparti di attività industriale e produttive, le attività connesse al turismo sono andate progressivamente acquisendo le caratteristiche di comparto economico complementare, in grado di mitigare gli effetti della crisi e delle necessarie ristrutturazioni che hanno interessato il settore delle industrie di trasformazione.

“..La priorità finora data allo sviluppo industriale dovrebbe finalmente lasciare spazio ad uno specifico rafforzamento delle misure di protezione dell’ambiente e della pianificazione del territorio, allo scopo di effettuare una crescente riduzione dei problemi connessi all’inquinamento ed al degrado, ormai prossimi ad un grado di irreversibilità per ampie aree.  Attualmente dunque, è quanto mai necessario considerare uno sviluppo economico comportante un duplice aspetto previsionale: una pianificazione territoriale integrata che renda compatibile le attività turistiche a quelle industriali e che, in concerto alle stesse attività turistiche, comporti l’introduzione di elementi riferibili ad un equilibrato sviluppo dell’offerta, in armonia coi trend e le attese di lungo periodo della domanda turistica..” (Piano di marketing della Bocconi Pag. II).

Anche se il turismo non può, da solo, rappresentare la soluzione ai problemi legati al declino industriale ed alla crescente disoccupazione, un miglioramento qualitativo e quantitativo del territorio, anche di quello ritenuto non vocato al turismo, può avere ripercussioni positive in termini di vantaggi diretti per l’offerta turistica ed indiretta per gli effetti di ricaduta sul tessuto economico locale. I vantaggi di un processo di  riqualificazione globale non andrebbe a favore del solo turismo balneare, ma garantirebbe un processo di destagionalizzazione e di miglioramento delle condizioni di fruibilità dell’offerta complessiva, a vantaggio delle altre tipologie di turismo.

Vi sono le condizioni per lo sviluppo, in forma scientifica, di prodotti turistici di nuova concezione, da inserire in modo complementare ai grandi centri di attrazione turistica, quel fenomeno che, per semplicità terminologica, è stato classificato come “turismo minore” o di nicchia.

Nel  DOSSIER DI AREA  volume  1,  presentato alla prima conferenza regionale del turismo di Firenze 28/29 Marzo 1996, si rileva che “… nella Costa degli Etruschi l’obiettivo di fondo è quello di collegare più strettamente il turismo balneare alle forme di turismo alternativo (verde, sportivo, culturale, didattico, rurale, sociale, ecc) ed anche all’agriturismo, l’uno e le altre immerse in una prospettiva più generale di sviluppo rurale sostenibile, dando al turismo veste di componente non aggiuntiva, ma centrale e strategica, nella costruzione di un modello di sviluppo integrato, basato sui grandi valori dell’ambiente naturale, della storia e della cultura locali, compresa quella dei mestieri e delle produzioni tradizionali (agricoltura, miniere, artigianato ecc..). Le azioni da sostenere si propongono di qualificare l’offerta ricettiva…… di studiare, progettare e sostenere le iniziative tendenti a valorizzare il turismo alternativo mediante l’inventario di risorse ambientali, paesaggistiche, culturali, storiche, ed in senso lato ricreative…. “. (Dossier d’area  volume 1 pag. 44)

Le politiche di sviluppo presentate nel 1996 già evidenziano l’idea del turismo come prodotto intersettoriale e collettivo che deve far leva sulle risorse di base, le infrastrutture ed i servizi pubblici.  Partono da questi presupposti, secondo il Dossier, il progetto qualità totale del Comune di Cecina, il progetto di turismo rurale e di percorsi enogastronomici della Bassa Val di Cecina e della Val di Cornia, il progetto di turismo verde delle Colline Livornesi, il progetto di restauro e fruizione del complesso della Sambuca nel Comune di Collesalvetti, il progetto di valorizzazione storico artistica culturale della città di Livorno ed il progetto dell’Ente Parchi della Val di Cornia.

Il Piano Territoriale di Coordinamento adottato dal Consiglio Provinciale di Livorno il 22 Aprile 1998 con la sua articolazione consistente in:

la strategia; gli indirizzi di piano; la normativa, rappresenta un punto di riferimento importante anche ai fini del programma che stiamo delineando per il Comune di Collesalvetti.

La struttura del P.T.C. prevede che la Provincia nel suo insieme, a scala sovralocale faccia parte dell’area costiera Toscana al cui interno è possibile individuare:

  •  L’area vasta policentrica della costa comprendente la parte settentrionale della Provincia di Pisa e Livorno è caratterizzata dal polo tecnologico e di ricerca di Pisa e Livorno, nonché dal centro espositivo di Livorno (previsto dall’accordo di pianificazione per il P.S.). Rimangono da attivare sistemi di concertazione di Area vasta;
  • Il sistema urbano della Val di Cornia;
  • La rete sovralocale delle infrastrutture di trasporto e dei servizi culturali e sanitari.

I sistemi territoriali locali recepiti in sede di progetto di P.T.C. risultano i seguenti:

  1. Area Livornese ( Livorno Collesalvetti);
  2. Val di Cecina ( Rosignano Marittimo, Cecina, Bibbona e Castagneto Carducci);
  3. Val di Cornia (San Vincenzo, Sassetta, Suvereto, Campiglia Marittima, Piombino);
  4. Isola d’Elba e Capraia ( con tutti i rispettivi comuni).

Con la Legge Regionale 49/95, che disciplina l’istituzione dei Parchi, delle riserve naturali e delle aree protette di interesse locale, si è passati da norme di tutela e salvaguardia di tipo generico, alla determinazione più puntuale dei riferimenti normativi e dei soggetti istituzionali per l’individuazione e la gestione delle aree protette, le relative forme di gestione e le competenze per le azioni programmatiche. Gli interlocutori privilegiati della regione sono stati individuati nelle province. Il programma triennale regionale, previsto dalla legge 49, è lo strumento operativo per la determinazione delle aree protette da istituire, la loro perimetrazione di massima, l’individuazione dei soggetti gestionali e la ripartizione delle risorse disponibili. La Provincia di Livorno, in tale sistema normativo, ha cercato di cogliere le proprie specificità, facendo emergere diversi ambiti territoriali, o sistemi territoriali, che scaturiscono dalle molteplici componenti del paesaggio provinciale e dal quale emergono i caratteri fondamentali dello stesso, scomposti in diversi sistemi territoriali. Tra questi si evidenziano:

-         Le colline Livornesi;

-         La “foce” del fiume Cecina;

-         Le colline Metallifere;

-         La Val di Cornia.

La lettura in chiave paesistico-ambientale consente di prefigurare un assetto del territorio basato sulla ricomposizione “sistema” delle risorse ambientali presenti e di ampliare la concezione di “paesaggio”, che si arricchisce di due aspetti fondamentali:

a)      valorizzazione del rapporto natura – cultura, dovuto alle particolari caratteristiche del territorio livornese, ove l’ambiente naturale è sensibilmente segnato da emergenze storico – archeologiche;

b)      Connessione di ecosistemi diversi: mare, costa, boschi, zone umide e zone fluviali, che strutturano e caratterizzano il territorio provinciale e rappresentano i maggiori valori, di natura naturalistico/ambientale presenti, ma anche i più sensibili e fragili.

Con la valenza di “sistema integrato” di valori paesistici (naturali e culturali), si delinea il percorso per un nuovo modo di intendere la programmazione territoriale attraverso una interpretazione in chiave ecologica e sociale, in funzione dello  “sviluppo sostenibile” ed anche del turismo.

Per il raggiungimento degli obiettivi illustrati, la proposta della Provincia di Livorno si configura sotto forma di “ sistema provinciale delle aree protette”, organizzato nella individuazione dei sotto elencati ambiti specifici, di elevato valore naturalistico quali:

  • Parco Provinciale dei Monti Livornesi;
  • Valle del torrente Chioma;
  • Parco fluviale del fiume Cecina;
  • Area del paduletto;
  • Macchia della Magona;
  • Parco di Marinetta;
  • Parco archeologico minerario di San Silvestro;
  • Parco archeologico di Baratti – Populonia;
  • Parco interprovinciale di Montioni;
  • Padule Orti – Bottagone;
  • Parco territoriale della Costa orientale e della Sterpaia.

Tali scelte di programmazione individuano percorsi che collegano tra loro le varie aree, con cartografie adeguate e con itinerari di trekking e di fruibilità delle risorse. Si parla allora di itinerari archeologici, minerari, della metallurgia, delle strade del vino, delle strade dell’alabastro, del parco culturale della Via Aurelia ecc…

Lo strumento di programmazione allorquando parla di turismo afferma che …. il turismo nel territorio provinciale è suscettibile di ulteriore espansione, alla duplice condizione di puntare sulla valorizzazione e, non sullo sfruttamento della risorsa ambientale, e di attivare un generale processo di riqualificazione delle strutture per adeguarle, alle caratteristiche del turismo del terzo millennio. Vi è poi l’esigenza di cogliere a pieno e far divenire realtà le potenzialità turistiche del territorio, accentuando la realizzazione di politiche di diversificazione rispetto al turismo balneare, che pur resta la risorsa principale, attraverso la valorizzazione e lo sviluppo di attività di turismo culturale, archeologico, naturalistico, rurale, enogastronomico e congressuale. Si tratta allora di operare per il riequilibrio mare – collina, per la riscoperta della storia, degli usi e delle tradizioni delle nostre terre, per la valorizzazione dei prodotti tipici e di qualità, del nostro artigianato e della nostra agricoltura. Ciò determinerà il potenziamento degli aspetti di accoglienza e delle condizioni di permanenza del turista, il potenziamento di iniziative sportive, di manifestazioni fieristiche ed espositive, culturali e di spettacolazione.

Parte integrante, per certi aspetti decisiva, è l’avvio di una nuova politica di qualificazione e sostegno delle attività commerciali, ed in particolare dei pubblici esercizi, in direzione del miglioramento degli standards dei servizi, della professionalità degli addetti, degli orari di apertura e chiusura degli esercizi, e non ultimo del livello dei prezzi praticati al turista.

Gli obiettivi strategici del sistema turistico provinciale sono, secondo il P.T.C.:

¨      Allargamento delle aree ad interesse turistico – attraverso la diversificazione e qualificazione dell’offerta turistica e conseguente maggiore attrazione di nuovi segmenti di mercato;

¨      Attenuazione dei fenomeni di stagionalità;

¨      Attivazione delle sinergie tra diversi settori economici, al fine di uno sviluppo complessivo.

 

Le azioni da intraprendere dovranno essere orientate secondo il piano:

¨      Miglioramento e riqualificazione delle strutture ricettive e degli addetti;

¨      Miglioramento e potenziamento dei servizi pubblici;

¨      Salvaguardia e valorizzazione delle risorse ambientali, culturali, storico – archeologiche, delle tradizioni locali, delle potenzialità enogastronomiche;

¨      Integrazione delle sinergie dei segmenti turistici diversi, presenti sul territorio;

¨      Integrazione con i circuiti locali delle produzioni agricole di qualità.

Occorre inoltre che qualità del prodotto, promozione, commercializzazione, devono essere ben coordinati ed integrati tra loro.

Nel documento si fa inoltre riferimento ai “pluriturismi” esaminando il turismo verde, quello culturale, quello sportivo, l’enogastronomia e l’agriturismo. Questa importante forma è valorizzata non solo come elemento di integrazione del reddito agricolo, ma anche perché rappresenta un’offerta alternativa e di grosso richiamo per la domanda di mercato.

5. IL PIANO TRIENNALE DI SVILUPPO TURISTICO DELLA PROVINCIA  DI LIVORNO

La Provincia di Livorno ha subito, negli ultimi venti anni, un forte processo di deindustrializzazione, a cui ha corrisposto un rafforzamento del terziario, e del turismo in particolare. Il turismo ha le caratteristiche per assumere il ruolo di “locomotiva” dello sviluppo; fin dal 1995 è stato considerato una delle tre direttrici per lo sviluppo provinciale. La razionalizzazione e l’organizzazione del settore turistico potrebbe consentire un ulteriore salto di qualità sulla via di trasformazione del turismo da settore economico a fattore di sviluppo.

Il Consiglio Provinciale, nella seduta del 16 Aprile 1999, con delibera numero 967, ha approvato il Piano triennale di sviluppo turistico della Provincia di Livorno; tale strumento si pone come elemento innovativo sul piano della programmazione dello sviluppo economico, introducendo un modo di lavorare più organico e strettamente correlato alle peculiarità ed alle necessità delle varie zone del territorio. A livello normativo si colloca nella logica operativa della legge 142/90 che individua nelle Province l’Ente intermedio di programmazione.

Obiettivo generale del Piano è quello di coordinare le politiche locali di sviluppo turistico, utilizzando lo strumento della concertazione tra tutti i soggetti che operano sul territorio, siano essi di natura pubblica od istituzionale o di diritto privato ed associativo. Il meccanismo della concertazione dovrebbe attivare azioni promozionali comuni, qualificare l’offerta ricettiva e dei servizi, adeguare l’informazione turistica a standard di qualità europei, e valorizzare le risorse presenti ed i prodotti tipici dell’area. Il Piano propone anche di attivare una riflessione concertata sulle politiche urbanistiche e di valorizzazione ambientale, necessarie a sostenere e sviluppare una cultura complessiva dell’accoglienza.

Nel lavoro che l’Amministrazione dovrà fare per la gestione dei fondi strutturali su base locale nei prossimi anni, verranno individuate, in accordo con la Regione, assi, misure ed azioni a cui finalizzare le risorse comunitarie, tenendo di conto degli indirizzi del piano di sviluppo turistico.

Metodologicamente lo strumento è stato costruito analizzando, con rapporti specializzati, l’evoluzione della domanda turistica, l’evoluzione e lo stato dell’offerta, l’indotto economico del settore turistico, gli studi svolti sul turismo in questi ultimi 5 anni, la promozione del territorio e della sua offerta turistica complessiva. Ciascuno di questi studi ha prodotto una serie di indicazioni che hanno permesso di definire indirizzi generali che si possono sintetizzare nei seguenti punti:

  •  La pianificazione territoriale provinciale (PTC) e le scelte urbanistiche, dovranno orientare lo sviluppo turistico secondo le vocazioni turistiche delle diverse parti del territorio della provincia definite nello stesso PTC.
  •  Tutela e valorizzazione ambientale, recupero delle risorse storiche e culturali, potenziamento delle infrastrutture viarie, portuali e ferroviarie secondo una logica di sostenibilità ambientale.
  •  Strategica diviene la diversificazione dei segmenti della domanda nella logica di un aumento delle presenze turistiche straniere e di un proceso di destagionalizzazione già in atto in questi anni. Gli obiettivi delle prossime campagne promozionali si propone che siano indirizzati, oltre al turismo balneare, al turismo naturalistico, al turismo sportivo, al turismo storico – culturale, al turismo enogastronomico, al turismo crocieristico.
  •  L’intero sistema turistico livornese si dovrà orientare verso un profondo processo di innovazione del prodotto: questa necessità è conseguenza di una riconversione economica territoriale già in atto, e di un cambiamento strutturale della domanda turistica che insiste sul territorio stesso, che vede una costante crescita delle presenze del centro e del Nord Europa e di paesi quali l’America ed il Giappone sempre più attratti dalla campagna toscana e dalle zone di produzione di vini eccellenti.
  • Ciò determinerà una necessaria riqualificazione dell’offerta turistica ricettiva, a livello di migliori servizi per l’accoglienza. Il paradigma per la valutazione dello sviluppo turistico nei prossimi anni, sarà sempre più il passaggio dalla quantità alla qualità. Lo stesso PTC risponde alla logica di una riqualificazione globale, permettendo ai singoli PRG comunali di tenere conto di utili indicazioni che si coordinano in modo omogeneo su tutto  il territorio.
  • Dovranno essere predisposti, sulla base degli studi approntati a livello dei regolamenti comunitari, dei progetti Leader II, Interreg II, Resider, sulla base degli indirizzi indicati dai patti territoriali, dai protocolli di intesa stipulati tra i diversi soggetti, per interventi di adeguamento delle infrastrutture.
  • Le azioni finalizzate allo sviluppo e promozione delle singole realtà turistiche, dovranno essere frutto della concertazione tra pubblico e privato, in una sinergia che permetta il pieno svolgimento delle competenze proprie di ciascun attore; anche le iniziative dei singoli Comuni possono portare a risultati importanti nella misura in cui si riuscirà a sfruttare l’immagine complessiva del territorio, “agganciandosi” ad una economia di scala nella quale si fruisce del lavoro svolto a livello Provinciale.
  • Mantenimento da parte della Provincia, del ruolo di struttura che fornisce informazione agli altri operatori (sia pubblici che privati) in tempo reale per una programmazione corretta dei piani annuali, attraverso gli strumenti già operativi dell’Osservatorio Turistico Provinciale e delle azioni di comunicazione attivate.
  • La formazione professionale degli addetti al comparto, rimane una delle necessità principali. Ciò emerge dalla recente ricerca effettuata dall’Osservatorio del Mercato del Lavoro, che ha messo in evidenza come il settore in cui operano le imprese turistiche sia sempre più complesso, caratterizzato da continui mutamenti e da accresciute concorrenze, in grado di essere contrastate solo con il miglioramento del livello delle prestazioni erogate e con una valorizzazione sempre maggiore della componente umana. Su tali elementi occorrerà una più attenta valutazione, con la capacità di attivare varie risposte, sia attraverso i corsi di formazione professionale, sia con rapporti crescenti con gli Istituti Alberghieri della nostra provincia, sia utilizzando nuovi strumenti, quali la formazione post – diploma, le lauree brevi ecc…

Lo sviluppo turistico dovrà ormai inserirsi  nelle valutazioni di destinazione d’uso del territorio, prevedendo servizi e strutture adeguate al cambiamento imposto dal mercato, in grado di creare, su scala locale, un proprio mercato fidelizzato e di buona qualità.

 

Il comparto turistico è oggi qualcosa di più della somma delle spese individuali per vitto ed alloggio, ma interessa un sistema di interrelazioni economiche in grado di attivare un moltiplicatore del reddito.

Le problematiche sopra elencate si presentano in misura diversa nelle quattro aree turistiche della Provincia (Livorno Collesalvetti; Val di Cecina, Val di Cornia ed Arcipelago). Il territorio, la sua identità sociale, economica e paesaggistica rappresenta le componenti diversificate del prodotto che possono essere riportate ad unitarietà turistica, con un processo di programmazione e di concertazione.

La crescita del settore turistico, nella Provincia di Livorno registra, negli ultimi 5 anni, un incremento di circa il 23%, ponendo questo territorio, al secondo posto in Toscana, dopo Firenze. Almeno due fattori hanno avuto importanza strategica per l’affermazione del settore: la promozione sui mercati europei, che è andata intensificandosi e qualificandosi sempre più, ed il parziale completamento di opere infrastrutturali quali la strada di grande comunicazione Firenze Pisa Livorno.

Se la crescita fino ad oggi è stata importante e visibile, tuttavia il passaggio dei prossimi anni si annuncia delicato; occorre infatti passare da una crescita principalmente quantitativa ad un processo di incremento qualitativo che comporta l’attivazione di target di riferimento più esigenti e difficili da gestire. La soddisfazione di questa domanda avverrà attraverso l’offerta di nuovi e più qualificati servizi turistici basati su affidabilità, certezza, efficienza, professionalità. Stesso ragionamento  vale per i servizi che offre la parte pubblica che dovrebbero toccare livelli di eccellenza.  (si è scelto di riportare grande parte del Piani triennale in quanto rappresenta, allo stato attuale il punto di riferimento più importante).

6.  L’OSSERVATORIO TURISTICO PROVINCIALE

Ormai da alcuni anni, la Provincia di Livorno, l’Azienda di promozione turistica di Livorno e l’Azienda di promozione turistica dell’Arcipelago, in collaborazione con il Centro Studi Turistici di Firenze, hanno istituito l’osservatorio turistico provinciale, con l’obiettivo di monitorare le continue evoluzioni dei mercati, individuando rapidamente i vincoli e le opportunità che si vanno creando.

I processi di ampia trasformazione avviati su tutti i mercati turistici hanno contribuito a delineare una molteplicità di turismi, che costringono a seguire una specifica programmazione, diffondendo la cultura del “miglioramento continuo”. 

Bacini turistici importanti come quello livornese debbono mettere in campo strategie di riferimento mirate allo sviluppo ed alla riqualificazione del settore.

Le indagini svolte dall’Osservatorio si concretizzano nello strumento dell’osservatorio previsionale ed in quello a consuntivo, con analisi specifiche essenzialmente sul versante della domanda turistica.

Prezioso diviene il lavoro svolto dall’osservatorio che da indicazioni operative agli operatori ed alle istituzioni; sulla base di ciò è possibile delineare, in modo  scientifico,  i piani promozionali e di commercializzazione.

7. INDICAZIONI ED ORIENTAMENTI PER UN PROGRAMMA DI SVILUPPO TURISTICO DEL COMUNE DI COLLESALVETTI 

7.1   IL TERRITORIO

Si evidenziano alcuni elementi descrittivi del territorio Comunale di Collesalvetti, soffermandosi su quelle località e quei siti che più degli altri sono utili per la definizione del prodotto turistico che si andrà a determinare con il programma di sviluppo turistico.

Collesalvetti è posta nell’immediato retroterra livornese, tra le colline pisane e quelle livornesi. E’ facilmente raggiungibile da Nord con l’autostrada Genova Roma uscita Stagno e con la S.G.C. Firenze Pisa Livorno uscita di Vicarello.

La storia di questo territorio è antica così come dimostrano le numerose testimonianze rimaste. Sotto il dominio francese, nel 1808, Collesalvetti diviene comunità autonoma, con un territorio ampio che comprende anche le località di Castell’Anselmo, Colognole, Nugola, Guasticce, Vicarello, Parrana San Giusto, Parrana San Martino, Stagno e Vicarello.

La storia del territorio è segnata dalla natura del terreno, soggetto, prima delle bonifiche effettuate dai Medici e dai Lorena, a frequenti e periodiche alluvioni per lo straripamento dei numerosi corsi d’acqua che determinavano paludi e conseguenti spopolamento della pianura, a vantaggio delle  colline circostanti.

Durante il Medioevo Collesalvetti, o più semplicemente Colle così come veniva chiamato, segue le vicende di Pisa, divenendo successivamente Villa Medicea di caccia, trasformata poi in casa di fattoria dei Lorena. Il Paese ha perso l’antica memoria dell’epoca medioevale (risulta completamente distrutta anche l’Abbazia Benedettina che sorgeva nei dintorni),  ed è cresciuto attorno alla fattoria, fino a divenire comunità autonoma nel secolo scorso.

Di Castell’Anselmo, frazione collinare sui monti livornesi, si hanno notizie risalenti al X secolo. Nell’anno 1432 questa località fu completamente distrutta dall’esercito fiorentino. In Loc. Torretta Vecchia, sulla SS 206 (l’antica via consolare Emilia Scauri) sono stati portati alla luce i resti di un edificio romano di notevole importanza, databile al I secolo d.C. L’edificio portato alla luce è un grande impianto termale pubblico, con alcune stanze che conservano pavimenti a mosaico in buono stato di conservazione. Nei secoli successivi l’edificio venne ulteriormente ampliato creando danni alla struttura originaria, determinando una graduale decadenza, spoliazione degli arredi decorativi e trasformazione nell’uso.

Il nome di Colognole deriva dall’essere stata una piccola colonia romana; oggi è nota soprattutto per l’acquedotto Leopoldino che la percorre e che ha le sue origini sul territorio. Detto acquedotto, con un percorso di circa km. 18 raggiunge la città di Livorno, che dal 1816 al 1912 lo ha utilizzato come principale mezzo di rifornimento idrico. La costruzione dell’acquedotto si protrasse per oltre 70 anni su progetto originario (1792) dell’ingegnere fiorentino Giuseppe Salvetti. Il condotto, in pietra, a tratto corre su alte mura, attraversando le Parrane e Nugola, in un suggestivo ambiente collinare con trafori e gallerie, per giungere, costeggiando via delle Sorgenti al Cisternino di Pian di Rota, ove funzionava un sistema di purgazione per il filtraggio delle acque.

Tra le testimonianze monumentali, ai confini tra Livorno e Collesalvetti, importante e pieno di fascino i resti del Romitorio della Sambuca, dichiarato nel 1910 monumento Nazionale. Il complesso ha forma quadrangolare, con un chiostro aperto; al secolo XI risale la parte centrale della chiesa, mentre l’abside semicircolare e mura portanti del romitorio risalgono al secolo successivo; la chiesa è incorporata nell’edificio ed è dotata di un campanile a vela.

Nel Novembre 1997, il Comune presentava un progetto di ricupero della Chiesa di Santa Maria della Sambuca chiedendo i benefici della Legge 270 in occasione dell’evento giubileare del 2000. Si proponeva l’avvio di un percorso storico – religioso, che mettesse in comunicazione la tradizionale mèta di Montenero  con la Valle Benedetta e la Sambuca. Le opere che sarebbero state necessarie erano relative al completamento del 1° lotto di ricupero dell’edificio, degli affreschi delle sinopie ecc, e si prevedeva la migliore fruibilità della struttura  e l’ampliamento delle visite dei pellegrini a seguito della realizzazione di foresteria, ristoro e piccola sala convegni, il miglioramento all’accesso con consolidamento del fondo stradale e la creazione di zone di sosta e parcheggio. Dopo l’evento giubilare la proposta prevedeva l’istituzione di strutture didattiche  e di studio, nonché locali da adibire a mostre, convegni ed online casino esposizioni, a supporto di attività anche di natura turistico, culturale ed ambientale. La Sambuca si trova nel parco delle Colline livornesi, in una zona particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico, oltre ad essere un importante sito di valore storico-religioso.

Il mosaico della aree extraurbane è possibile ricostruirlo con il censimento delle aree agricole, verificando lo stato di conservazione e di utilizzazione del territorio, privilegiando il ricupero ambientale e paesaggistico, per esempio intorno a Ville, a fattorie di particolare valore architettonico, e zone archeologiche, assoggettandole a specifica disciplina urbanistica, che tenga presente anche delle richieste del mercato turistico sempre più indirizzato alla riscoperta della storia e della tipicità dei luoghi.

7.2  ELEMENTI ED ORIENTAMENTI DI MARKETING  TURISTICO

 

“.. Sia dal punto di vista organizzativo che da quello funzionale il settore turistico è costituito da un sistema misto nel quale convergono e si moltiplicano le efficienze e le inefficienze della componente pubblica e di quella privata: la prima impegnata ad utilizzare, regolamentare e promuovere lo sviluppo del territorio, la seconda tesa a predisporre e vendere servizi che rendono concretamente fruibili, da parte della domanda, le attrattive offerte dal territorio e ad integrarle in un insieme composito che unitariamente soddisfi, nel modo migliore possibile, i bisogni, le aspettative e le esigenze che hanno motivato il viaggio.” (Giovanni Peroni – Marketing turistico – Franco Angeli – 1989 – Pag. 19)

Il marketing rappresenta certamente lo strumento più efficace ed idoneo per l’affermazione sul mercato, del prodotto turismo.

Definire in modo sintetico il significato del termine marketing non è cosa semplice in quanto tra gli stessi studiosi ed esperti della materia, vi sono posizioni molto distanti. Alcuni autori interpretano il marketing principalmente come un’arte, altri come una filosofia di conduzione aziendale, altri ancora come un gruppo di funzioni correlate tra loro. Alcuni privilegiano gli aspetti istituzionali, altri quelli contenutistici e quasi tutti individuano nell’orientamento al mercato e nell’obiettivo primario di soddisfare la domanda, soltanto un mezzo per aumentare i profitti attraverso la maggiore soddisfazione del cliente.

Il BIM (British Institut of Marketing) affronta il problema della definizione del marketing sia come funzione direzionale che come attività distributiva. Per il BIM, il marketing è la funzione gestionale che riguarda l’organizzazione e la direzione di tutte quelle attività d’impresa che hanno per scopo sia di individuare e convertire il potere d’acquisto dei consumatori in domanda effettiva per uno specifico prodotto o servizio, sia di fare giungere tali prodotti o servizi ai consumatori o utilizzatori finali, in modo da assicurare così il raggiungimento delle finalità di profitto o degli obiettivi stabiliti dall’impresa.

Queste e molte altre definizioni evidenziano come sia difficile una schematizzazione sintetica ed univoca del termine marketing e come sia preferibile analizzare separatamente i suoi diversi aspetti nel settore del turismo. In questa ottica è possibile fissare alcuni punti chiave, che sono di fondamentale importanza pratica e concettuale.

Mirando il marketing al soddisfacimento ed in molti casi all’anticipazione dei bisogni della domanda, la prima sua fase è quella di una ricerca sistematica dei caratteri organizzativi dell’azienda, o se trattasi di marketing turistico pubblico, degli organismi che rappresentano interessi delle popolazioni ospitanti. Definito e circoscritto così l’effettivo margine di manovra, il marketing individua, nell’ambito di questo spazio, ciò che il mercato consente di fare. Detti margini di manovra dipendono sia dalla domanda che dalla concorrenza.

Le tre principali componenti dell’ambiente esterno possono individuarsi in:

-         La domanda con le caratteristiche, la struttura, la dinamica, i modelli decisionali, i bisogni ed i profili comportamentali dei consumatori attuali e potenziali;

-         la concorrenza, con i suoi prodotti, con i suoi servizi e con i suoi prezzi al fine di individuare sia i suoi punti forti e deboli sia la sua posizione di mercato ed i motivi per cui ha raggiunto tale posizione;

-         l’ambiente, inteso nella sua più vasta accezione che non si limita all’analisi dell’effettiva validità e fruibilità delle attrattive circostanti e dei caratteri ecologici e paesaggistici del territorio (aspetti, questi, importantissimi nel settore del turismo), ma investe l’intero reticolo delle condizioni esterne ( di carattere giuridico, fiscale, organizzativo ecc.) in cui il sistema di servizi si muove, condizioni che, di volta in volta, possono rappresentare altrettante possibilità od altrettanti vincoli all’azione dell’impresa.

Vi è poi l’attività di vendita che deve essere costantemente seguita e verificata, anche per mettere a punto, confermare integrare o modificare tali strategie. Questo ciclo completo viene chiamato “ciclo di marketing” ed è caratterizzato dall’approccio, da cui trae avvio la fase conoscitiva, e poi dalla fase decisionale ed operativa, per giungere all’attività finale di vendita, la cui analisi assicura un riflesso d’informazioni che si riconduce alla fase conoscitiva ed innesca un nuovo ciclo.

Il marketing turistico prevede poi il contributo sinergico di una moltitudine di soggetti facenti capo a due fondamentali componenti: quella pubblica e quella privata che dovrebbero interagire tra loro per raggiungere obiettivi di comune interesse; questo passaggio aggiuntivo, rende il marketing turistico ulteriormente complesso.

Il Comune di Collesalvetti dovrà assegnare al turismo un ruolo importante per diversificare lo sviluppo economico, creando le premesse per essere classificato Comune turistico, ed identificando alcune priorità di programmazione.

La programmazione dovrebbe assegnare al turismo il ruolo che deve assumere nell’economia e nella società; gli obiettivi settoriali e le modalità di sviluppo dovrebbero invece essere indicate dalla politica turistica, mentre il marketing dovrebbe rappresentare lo strumento informativo sulle condizioni, tendenze e prospettive del mercato (domanda ed offerta), in ordine alla verifica della razionalità e della raggiungibilità effettiva degli obiettivi prefissati.

Come sappiamo, di consumatori-turisti ve ne sono molti ed ognuno ha proprie esigenze, proprie specificità, che vanno sapute cogliere ed analizzare. Vi sono i giovani ed i meno giovani, i facoltosi ed i meno facoltosi, le famiglie con bambini, i progressisti ed i tradizionalisti, i colti ed i meno istruiti, gli amanti della cucina ed i dietisti, in definitiva una miriade di classi e sottoclassi che impongono una parcellizzazione della domanda e dei relativi momenti comportamentali.

Quello che allora è necessario proporre è una segmentazione del mercato nelle sue componenti di domanda e di offerta. Questo tipo di impostazione non giustifica però atteggiamenti di piatta uniformità in quanto più numerose sono le opportunità dell’offerta, maggiore sarà l’attenzione dei singoli segmenti di domanda.

In generale, i criteri più frequentemente adottati per la segmentazione del mercato sono:

a) i caratteri socio-economici ( età, sesso, stato civile, professione, strato sociale, classe di reddito, indicatori economici del livello di vita, grado di istruzione, ecc);

b) i caratteri geografici ( area di provenienza, distanza, durata, costosità del viaggio compiuto, attrazione gravitazionale, ecc.);

c)      i caratteri psicologici.

Ai criteri sopra richiamati, per il settore turismo vanno aggiunti anche quelli di tipo motivazionale e comportamentale, che si ricollegano direttamente agli stimoli che hanno indotto all’attività turistica (tipo e/ragione del viaggio o della vacanza), alla sua frequenza e durata, alle sue modalità di svolgimento (grado di libertà concesso dall’offerta).

Un ulteriore fenomeno da tenere presente è quello relativo all’apparente, facile accontentabilità dei turisti che, in molti casi anche se scontenti, evitano contestazioni od espliciti atteggiamenti di protesta, limitandosi però a ripromettersi di non tornare più nell’esercizio o nella località. Tale atteggiamento sembra ricompensare politiche speculative di breve periodo, e apparentemente premia l’assenza di serietà e di professionalità manageriale. Nel lungo periodo però distrugge l’immagine di un esercizio o di una località turistica.

Nel turismo, la cosiddetta ” funzione di risposta del mercato” è molto lenta il che rappresenta un grosso svantaggio ed un pericolo per gli operatori turistici che non dispongono di un immediato metro di giudizio che consenta loro di correggersi quando sbagliano. Essi pertanto percepiscono solo quando ormai è troppo tardi, le negative conseguenze di scelte, atteggiamenti e politiche gestionali errate.

Sulla base di queste motivazioni, i metodi di osservazione e di analisi della clientela, della segmentazione della domanda, le scelte di politica gestionali, non possono essere improvvisate o dettate dall’emotività.

Le tecniche “di segmentazione del mercato” prevedono inoltre una vasta opportunità di scelte da parte dell’imprenditore e dell’operatore pubblico. Esse permettono di concentrarsi su un solo segmento, di specializzarsi su particolari richieste dei consumatori, di specializzarsi su segmenti collegati tra loro, di rivolgersi a segmenti non collegati tra loro, di rivolgersi all’intero mercato. Gli specialisti di marketing turistico definiscono dette opportunità, mercato indifferenziato, mercato differenziato e mercato concentrato. Tra gli obiettivi che si prefigge la segmentazione, vi sono quelli dell’analisi previsionale del mercato, dell’individuazione dei profili dei gruppi di clientela e delle delimitazioni del regime di concorrenza nel quale si vuol operare.

La segmentazione della domanda agevola l’analisi previsionale del mercato e consente l’effettivo collegamento tra tali previsioni e le concrete decisioni concernenti lo sviluppo di un’area o le strategie d’impresa nel lungo periodo.

Chiedersi dove stia andando il mercato turistico e quali siano le caratteristiche quantitative e qualitative della nuova domanda, senza conoscere il tipo di segmentazione del mercato, che consenta di suddividere la domanda in gruppi sufficientemente omogenei, comporta, ad avviso dei ricercatori e degli studiosi di questa disciplina, porsi un quesito senza risposta, o dare risposte di scarsa attendibilità scientifica, o, nel migliore dei casi, esprimere semplicemente dei convincimenti personali.

Altro obiettivo degli studi sulla segmentazione, è quello dell’esatta individuazione dei “profili” di ognuno dei gruppi di clientela considerati. In questo caso si tratta di due profili: il primo riguarda i modelli ed i comportamenti di consumo, il secondo i modelli di ricezione, di informazione e di decisione propri di ciascun gruppo. Al primo caso si daranno risposte attraverso un’appropriata politica di prodotto, mentre il secondo necessiterà di politiche di comunicazione, di promozione e di commercializzazione, “.. che vengano particolarmente incontro ai modi con cui quel particolare segmento di mercato recepisce, decodifica ed interpreta i messaggi pubblicitari, alle modalità con cui reagisce agli stimoli della promozione ed agli schemi che assume nell’adottare le proprie decisioni di viaggio o di vacanza..”.(G. Peroni – Op. Cit. – Pag. 76)

Se una località può contare su beni artistici, culturali, paesaggistici, ambientali, storici ecc., la diversificazione del prodotto diviene il naturale risultato di una promozione ben calibrata, e condizione per la predisposizione di “pacchetti” caratterizzati e mirati a raggiungere specifici segmenti. In presenza di simili attrattive, la segmentazione può dare luogo a diversi livelli di intervento. Vi è quello fondato sulle attrattive territoriali (con caratteristiche più o meno esclusive), quello incentrato sull’offerta di pacchetti mirati (combinazione attrattive e servizi, es. settimane ecologiche, turismo sociale, sportivo, familiare ecc.) e quello riguardanti invece i servizi offerti dalle singole imprese turistiche.

Da queste considerazioni emerge che, quanto minori sono le attrattive territoriali, tanto maggiore deve essere lo sforzo di diversificazione, incentrato sull’offerta di pacchetti e sul livello dei servizi d’impresa. E’ questo il caso della maggior parte delle località a vocazione balneare, che presentano attrattive valide, ma offribili da molte altre località simili. Non è però sufficiente che esista la diversificazione delle attrattive disponibili, per garantire il successo, ma esse debbono essere percepite ed apprezzate dalla domanda, attraverso sistematiche azioni ed iniziative promozionali. La differenziazione, o diversificazione di un prodotto o pacchetto si estende su una vasta gamma di possibilità, alcune delle quali apparentemente marginali, che  si rilevano di grande importanza per il segmento di mercato a cui si rivolgono. Si pensi per esempio al ruolo che può avere l’assistenza medica o la disponibilità di menù speciali in un pacchetto per anziani, od al prezzo particolarmente incentivante per i bambini in un pacchetto famiglia.

Se poi si analizza quello che viene chiamato “turismo tematico”, che rappresenta una delle caratteristiche essenziali della nostra società, si possono prevedere offerte speciali a seconda degli hobby o degli interessi culturali più o meno profondi dei vari segmenti. L’artigianato, le tradizioni popolari, la storia delle grandi e piccole località mèta dei flussi turistici, insieme ai tesori dell’arte, della cultura, del paesaggio e dell’ambiente, rappresentano un campo vastissimo per la fantasia, la creatività e l’inventiva per coloro che debbono diversificare, ringiovanire, caratterizzare un prodotto o una gamma d’offerta.

Nel campo del turismo, così come abbiamo già visto, ogni combinazione di viaggio o di vacanza, viene interpretato e filtrato dalla personalità del consumatore potenziale, alla luce del tipo di attività che egli vuole compiere con quella particolare combinazione, ed allo specifico significato che ascrive ad essa.

Innanzitutto va evidenziata  la complessità del prodotto turismo, che risulta composto e caratterizzato da una vasta gamma di fattori comprendenti caratteristiche ambientali e servizi riferibili a tutte le esperienze ed a tutte le attività che il turista compie dal momento in cui lascia il suo domicilio abituale, a quello in cui vi fa ritorno.

Da considerare poi l’aspetto dell’inimmagazzinabilità del prodotto ( il ricavo di una camera d’albergo libera anche per un solo giorno è perduto per sempre), dell’incertezza non solo del prezzo complessivo ma del rapporto qualità prezzo, dell’intrasportabilità del prodotto.

Vi è poi un’importanza soggettiva del prodotto intesa come impegno del tempo libero ed una importanza sociale del prodotto per l’individuo in quanto status symbol.

Tra le caratteristiche dei servizi, è da esaminare sia il livello di quelli di natura pubblica, che le questioni relative alle aziende ( es. loro rigidità dovuta alla rilevante mole dei costi fissi, la modesta dimensione e la grande importanza delle prestazioni del personale dipendente nei confronti della validità dei servizi resi ecc..).

Tutte queste caratteristiche (prodotto, servizi, aziende, domanda, concorrenza) determinano il contenuto ed i limiti dell’azione di marketing che le imprese turistiche o l’organizzazione turistica pubblica possono compiere tanto nel campo della politica del prodotto quanto in quello della politica promozionale.

Dagli anni ‘80 assistiamo ad una consistente modificazione del quadro concorrenziale internazionale verso condizioni di maggiore competitività; questa tendenza si va ulteriormente accentuando anche a causa dei Paesi dell’Est,del bacino Mediterraneo e dei paesi arabi che si stanno affacciando sul mercato turistico dell’offerta con un patrimonio in larga parte intatto e di notevole pregio.

Questa nuova situazione, richiede risposte adeguate in termini di politiche di marketing e di comunicazione, oltre a campagne promo-pubblicitarie anche di tipo collettivo e sinergico tra soggetti pubblici e privati.

Il ricorso  a questa collaborazione tra soggetti diversi (concertazione) diviene importante e in taluni casi indispensabile. Tra le varie ragioni di una simile scelta sono da ricordare l’importanza economica e sociale che riveste il settore turistico ed il carattere estremamente composito di tale prodotto che comprende elementi forniti da aziende produttrici di beni e servizi (attrezzature ricettive, somministrazione alimenti e bevande, infrastrutture ecc.), ma il cui nucleo è costituito da componenti in gran parte immateriali.  Elementi quali il clima, il paesaggio, le risorse storico artistiche, la posizione geografica, determinano, in larga misura, la maggiore o minore attrattiva di una località dal punto di vista turistico; la previsione di tali elementi, nonchè la creazione delle condizioni che ne consentono una più agevole fruibilità, è in larga parte compito ed interesse pubblico. L’offerta delle singole aziende riguarda solo una parte del prodotto turismo (es. alloggio, ristorazione, trasporti ..), e dette aziende non sempre hanno le risorse sufficienti per promuovere una comunicazione a beneficio del prodotto complessivamente considerato.

Si tratterà allora di riuscire a coniugare le azioni promozionali dell’organizzazione turistica pubblica ( Enit, Regione Toscana, Azienda di Promozione Turistica, Provincia di Livorno, Enti pubblici turistici dell’area pisana  ecc.) con il settore imprenditoriale privato, chiamato, quest’ultimo a svolgere un ruolo importante nella promozione del turismo italiano all’estero in forma collettiva. Significativo appare in proposito il lavoro e l’apporto del Consorzio Tirreno Promo Tour che da oltre 5 anni svolge attività promozionale e di commercializzazione sul mercato Europeo, con oltre trenta appuntamenti annuali nelle fiere specializzate di settore.

Il comparto turistico, nel comune di Collesalvetti, è caratterizzato da una notevole frammentazione, da dimensioni medio piccole delle imprese. I dati ufficiali evidenziano una situazione ricettiva che ha le seguenti caratteristiche:

TIPOLOGIA NUMERO CAMERE NUMERO POSTI LETTO 
ALBERGHI 64 124
AFFITTACAMERE 21 34
AZ. AGRITURISTICHE 10 17
AZ. AGRITURISTICHE U.A. 23 61
 TOTALE     236

Non è possibile avere una stima sul ricettivo non ufficiale; è comunque ipotizzabile un peso importante, specialmente nel settore dell’affitto appartamenti per uso vacanze, lavoro e/o studio (complesso industriale ed artigianale di Stagno, base Nato a Tirrenia  e l’Università degli studi di Pisa),  e degli immobili a destinazione rurale che vengono locati per brevi periodi ai turisti sia italiani che stranieri.

Siamo in presenza di un periodo di grandi cambiamenti e trasformazioni che coinvolgono per intero, tutto il fenomeno turistico. Il nostro paese poi è particolarmente interessato, sia perchè generatore di domanda turistica interna di provenienza nazionale ed internazionale, sia per la domanda turistica rivolta verso l’estero e per la vasta ed articolata offerta di servizi resi ai turisti.

Questi mutamenti, positivi per il turismo nel suo complesso, determinano situazioni in cui alcuni guadagnano ed altri perdono. Sicuramente subiscono effetti negativi coloro che non hanno risorse, condizioni e possibilità per seguire e cavalcare i cambiamenti. Viceversa guadagnano coloro che hanno capacità di rinnovare l’offerta dei servizi, di organizzare i fattori produttivi, di migliorare la presenza sul mercato, di sfruttare e di utilizzare le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e che sanno anticipare il cambiamento, o per quei prodotti che si presentano come novità sul mercato.

Il prodotto Turistico Costa degli Etruschi gode di un proprio  posizionamento di mercato, sia sul fronte del balneare con i suoi 100 km. di costa, che per il retroterra collinare di grande pregio e di grandi risorse anche agroalimentari. Emerge però che i territori Livorno Collesalvetti sono i più sacrificati ed i meno conosciuti sul mercato turistico. Ciò è dovuto non tanto alla mancanza di “risorse turistiche”, il che giustificherebbe tale situazione, ma essenzialmente da scelte politiche ed economiche che hanno privilegiato, nel passato altri comparti economici.  Si tratta allora, seguendo l’impostazione complessiva del presente Piano, di ricuperare terreno e spazio, mettendo in campo tutto quello che c’è,  al servizio di uno “ sviluppo turistico sostenibile”.

7.3   LE PROPOSTE OPERATIVE

 

L’Elaborazione prodotta ha cercato di seguire un percorso razionale e documentato sulle problematiche turistiche, con riferimenti di natura socioeconomica del fenomeno, con accenni alle politiche  dell’unione Europea ed agli interventi finanziari agevolativi, con riferimenti legislativi sia di carattere nazionale che regionale. L’analisi degli strumenti provinciali di indirizzo, di programmazione e di verifica ha cercato di schematizzare i principali orientamenti proposti.

La parte conclusiva di questo lavoro è finalizzata a presentare il programma di sviluppo e di diversificazione turistica del Comune di Collesalvetti, cercando di integrare le proposte di intervento di natura pubblica e di indirizzo, con il sistema delle imprese del territorio; in particolare si è cercato di ricuperare il tessuto commerciale di tipo tradizionale e quello di medie dimensione del “Centro Commerciale La Piana”, che possano contribuire ad uno sviluppo turistico, ricevendo in cambio opportunità  di sviluppo aziendale.

Le scelte compiute negli ultimi decenni hanno consentito al Comune di Collesalvetti  di effettuare il passaggio da una fase tipicamente agricola a quella industriale e dei servizi…; … Il turismo non rappresenta solo un comparto economico, ma anche un fattore di sviluppo, un settore strategico….. Per Collesalvetti, il turismo deve passare da una riqualificazione delle frazioni di collina e da una valorizzazione ambientale e paesaggistico – culturale del Parco delle Colline Livornesi, pensando alla possibilità di utilizzare le aree della ex polveriera come una delle porte d’accesso. Occorre sviluppare sul territorio proposte agrituristiche, percorsi di trekking e camminamenti vari, completo recupero di edifici e siti storici come l’eremo della Sambuca, nonché adeguate strutture ricettive con servizi di supporto. In questo quadro assumono grande rilievo il completo ricupero dell’acquedotto Leopoldino, fruizione dell’oasi della Contessa, l’oasi del Biscottino e la valorizzazione degli scavi archeologici Torretta Vecchia… ” (dal Programma amministrativo del candidato sindaco elezioni 13/06/99 Nicola Nista).

In questi termini si esprimeva il programma proposto alle ultime elezioni Amministrative di Giugno; un progetto turistico credibile non può che partire dagli impegni presi nei confronti dei cittadini che hanno dato fiducia all’Amministrazione Comunale. Come abbiamo già visto, questi indirizzi sono compatibili e si integrano con gli altri momenti intermedi di programmazione dell’Amministrazione Provinciale e degli  altri soggetti  attori dello sviluppo.

Sul Piano degli atti amministrativi, dei tempi di intervento e degli impegni di bilancio per rendere concreto il programma di sviluppo turistico necessitano interventi concreti, da attuarsi con  i meccanismi della concertazione, degli accordi di programma, della conferenza dei servizi e di quanto altro il diritto pubblico, ed il buon senso nell’amministrare, possano mettere a disposizione.

  • Nell’adeguamento dello strumento urbanistico (piano strutturale e regolamento urbanistico) dovranno trovare titolo norme di incentivo per ristrutturazioni e ricupero di edifici,  agricoli e non, che rispettando la tipologia e l’architettura, siano resi usufruibili per ricettivo, agriturismo, turismo rurale e turismo verde. Nella fase di predisposizione degli atti normativi di natura urbanistica,  l’affiancamento  di un esperto in materia turistica (professionalità interna od esterna all’Amministrazione), permetterebbe di predisporre proposte concertate e rispondenti ad una logica di sistema, con particolare attenzione all’interdisciplinarietà che abbisogna la fase di programmazione territoriale, se essa si vuole adeguare alle necessità del turismo. Semplificazione delle procedure e chiarezza delle norme. 
  • Particolare attenzione dovrà essere rivolta alle varianti urbanistiche per le zone agricole, valorizzando al massimo la tipicità delle costruzioni e l’utilizzo dei volumi; nei casi di destinazione agrituristica  prevedere indici superiori e/o premi in servizi complementari, che rappresentano valore aggiunto e condizioni di qualificazione dell’offerta. 
  •  I prodotti agroalimentari di qualità, la diversificazione delle colture ed il loro utilizzo nella ristorazione e nella rete di vendita tradizionale vanno incentivate e sostenute. Quei territori a vocazione agricola e quegli imprenditori che sapranno dare risposte ad una domanda sempre più sensibile alla qualità ed all’eccellenza, alle colture biologiche e naturali, avranno un posizionamento privilegiato sul mercato, trasformando questa loro scelta, anche culturale, in patrimonio ed  attrattiva turistica di sicuro successo. Il Parco delle Colline livornesi dovrà trovare integrazione con le produzioni agricole, pastorali e dell’allevamento, in modo da rendere visibile e fruibile una delle risorse primarie del territorio.
  • Razionalizzazione del traffico, con misure che rendano il più possibile separato il traffico pesante  e di natura commerciale dalla viabilità ordinaria.
  • Studiare ed approfondire l’ipotesi che l’eventuale elettrificazione della Pisa – Collesalvetti- Vada, movimentazione delle merci, possa essere utilizzata anche come mezzo di trasporto turistico, e veicolo di accesso “verde” ed ecologico al parco delle Colline Livornesi.
  • L’esperienza avviata con la concessione di un’area destinata ad aviosuperfice, ubicata in Loc. Grecciano, di cui all’autorizzazione provvisoria e temporanea (Pratica edilizia n° 51/99), oltre a configurarsi come pubblica utilità per la  protezione civile, rappresenta  condizione  importante per sviluppare un servizio di trasporto turistico anche di tipo airbus. La vicinanza con l’aeroporto di Pisa e la posizione strategica, permetteranno, dopo i necessari ed auspicabili adeguamenti infrastrutturali e strutturali, di poter contare su un servizio che darà importanti ritorni  turistici, coprendo quindi una richiesta di mercato in continua espansione .
  •  La previsione urbanistica di un campo da golf, se attuata, può diversificare il prodotto turistico, offrendo un tipo di sport che in Europa ha una grossa fetta di mercato; il circuito del golf toscano e mercati di riferimento quali l’Austria, possono rappresentare reali elementi di successo dell’investimento ed occasione per il territorio; inoltre il golf genera un indotto che ha ripercussioni per il settore commerciale e per i pubblici esercizi, oltre che per il ricettivo.
  • Il territorio Comunale ha importanti testimonianze rinascimentali, dei Medici e dei Lorena, con stupende Ville d’epoca nelle campagne; questo patrimonio può essere utilizzato per un circuito di rivisitazione storica che può far rivivere, oltre cinquecento anni di storia. Il programma di marketing dovrà definirne l’utilizzo di concerto con la città di Livorno.
  • Nell’utilizzazione dei fondi strutturali U.E. Docup 2000/2006, prevedere come strategica la progettazione relativa al ricupero totale del complesso della Sambuca, dell’edificio romano in Loc. Torretta Vecchia e dell’acquedotto Leopoldino. A ciò dovranno aggiungersi interventi tesi alla completa fruibilità del parco delle Colline, con porte di accesso importanti, ubicate nel territorio di Collesalvetti.
  • Gli stessi settori commerciali ed artigianali vantano una buona tradizione, e si stanno ponendo come centri di grande richiamo turistico, avendo ormai assunto un ambito gravitazionale sovracomunale. Si tratterà di potenziare questa loro vocazione, consentendo di espletare la loro attività secondo le richieste di un mercato in espansione ed in grossa concorrenza. Il turismo e lo sviluppo passano anche attraverso  servizi commerciali adeguati alle richieste dei consumatori.
  • La proposta di attivare risorse per la creazione di una “scuola dell’alimentazione”, può rappresentare elemento di diversificazione economica, e terreno su cui confrontarsi per arrivare a garantire ulteriori opportunità di sviluppo; tale percorso  aprirebbe spazi per attività specialistiche nel settore della formazione e riqualificazione professionale, in un territorio che si propone sul mercato del turismo e del terziario avanzato.
  • La stessa vocazione faunistico-venatoria del territorio, potrebbe permettere un tipo di turismo molto di nicchia, ma che non trovando adeguata risposta, è costretto a ricercare altre destinazioni. Il turismo venatorio è considerato uno tra i più ricchi e generatore di ricchezza per la catena di indotto.
  • Potenziamento e valorizzazione delle rassegne culturali, di rivisitazione di tradizioni popolari,  di cinema e di spettacolazione che possono rappresentare ed essere  esse stesse generatrici di turismo. La manifestazione Game Fair che in questi ultimi due anni si è svolta presso la tenuta Bellavista – Insuese, nella frazione di Guasticce è dimostrazione di come un evento può essere portatore di visitatori, generando immagine e ritorno economico per tutti i soggetti; si propone di potenziare l’iniziativa utilizzandola anche come veicolo promozionale. Stesso ragionamento per la manifestazione Colle Jazz che può assumere una dimensione ed una rilevanza che va oltre i positivi risultati prodotti fino ad oggi. Sia la fiera paesana che la manifestazione “Singolar Tenzone” possono divenire eccezionali strumenti di valorizzazione del territorio, predisponendo un adeguato piano di comunicazione e l’inserimento per esempio nel calendario degli eventi prodotto sia dalla regione Toscana che dall’Azienda di Promozione Turistica.  Valutare anche se la figura di Pietro Fanfani, letterato e filologo nato a Collesalvetti nel 1815, in quanto attento studioso della purezza della lingua italiana ( suoi sono il Vocabolario della lingua Italiana, il Vocabolario dei sinonimi ed il Vocabolario novello della Crusca) possa rappresentare il testimonial per un premio letterario.
  • Apertura di un ufficio di informazioni ed assistenza al turista ubicato strategicamente sulla grande viabilità che abbia come caratteristiche l’apertura stagionale, ed i fine settimana ed i festivi negli altri periodi dell’anno. Il costo di tale servizio potrebbe essere abbattuto con la compartecipazione degli operatori economici.
  • Entro il 1999, necessita l’approvazione di un piano attuativo di marketing che definisca le caratteristiche del prodotto turistico. In particolare si tratterà di ritagliarsi uno spazio, con proprie caratteristiche, all’interno del prodotto “ Costa degli Etruschi”, che valorizzi gli aspetti storico ambientali e naturalistici, costruendo, in accordo con le imprese del territorio, materiale informativo, promozionale e di commercializzazione. Le scelte di marketing dovranno essere collegate strettamente con le iniziative promozionali delle imprese turistiche e commerciali presenti sul territorio. Particolare attenzione dovrà essere rivolta a quelle iniziative che cercano di intercettare mobilità turistica dalle zone balneari della Costa, che tradizionalmente sono propense a ricercare opportunità diversificate per fare acquisti, per mangiare e bere bene, per scoprire i territori collinari. Intraprendere questa scelta vuol dire andare incontro alle esigenze dei consumatori-turisti, con l’apertura delle attività tradizionali e dei centri commerciali anche i giorni festivi;  nel periodo estivo potranno essere previste serate per lo  shopping dopo cena e proposte della ristorazione tipica locale per la cena.

 

7.4     CONCLUSIONI

 

Il Piano di sviluppo turistico, che avrà validità triennale, dovrà trovare una rivisitazione già nella prossima primavera, sulla base delle disponibilità economiche che il Comune di Collesalvetti vorrà o potrà destinare al capitolo del turismo. Strategico potrebbe divenire un meccanismo di compartecipazione finanziaria dell’Ente pubblico alle varie iniziative, rapportato ad una uguale disponibilità del settore imprenditoriale ed associativo.

Ciò diverrebbe una sfida per tutti ed una verifica sul campo, dell’efficienza delle scelte turistiche proposte.

Tale revisione avverrà anche sulla base delle scelte operative che individuerà il piano di marketing, le cui caratteristiche quadro sono già state previste nel presente programma e che ne costituirà strumento attuativo.

Il sistema delle imprese si è impegnato, sulla base degli atti preparatori del presente programma, a compartecipare attivamente agli investimenti in attività promozionali e di immagine, dichiarandosi disponibile ad intervenire finanziariamente su un programma concordato e le cui caratteristiche saranno evidenziate nel progetto di marketing.

Riunione Consorzi turistici 1998

4

 

Questa iniziativa rappresenta un momento importante per la prospettiva dei Consorzi di promozione e commercializzazione turistica  che operano  sul territorio regionale;  la proponiamo come elemento  di riflessione anche per il livello istituzionale.

 La Toscana si sta confermando, ancora una volta, laboratorio di innovazione  e di sperimentazione di nuovi percorsi;  l’esperienza consortile rappresenta una delle punte avanzate e può essere, se sapremo gestire  bene i passaggi, elemento di svolta della politica turistica sia pubblica che privata.

 I Consorzi turistici, la loro dislocazione territoriale, l’attività che stanno svolgendo, gli oltre 30 uffici aperti al pubblico con più di 100 addetti,  sono un riferimento imprenditoriale importante del sistema turistico regionale.   Questa esperienza tutta Toscana,  (che é oggetto di attenzione in altre Regioni) si è inserita in una strategia concertata che ha visto, da una parte  la Regione che dal 1992 al ‘96, si è fatta  catalizzatore e stimolo per la nascita di queste esperienze sul territorio ( Vedi strumenti quali i Reg. Comunitari, PRS, i programmi di promozione turistica, i Programmi di legislatura di  Toscana Democratica, la prima e seconda Conferenza sul turismo  ecc.), e dall’altra le Associazioni degli imprenditori turistici che hanno promosso ed aiutato questo processo di aggregazione tra imprese.

Stiamo registrando, nostro malgrado, un calo di tensione e di attenzione politico istituzionale sulla strategia dei consorzi, che se confermata, potrebbe dimostrarsi un clamoroso autogol, nel quadro del processo di innovazione e di trasformazione del sistema turistico regionale.

 La costituzione del Consorzio di secondo grado Toscana Nel Mondo ( Marzo 1996), è stato l’elemento conclusivo di un percorso,  ed ha permesso esperienze originali sul versante della promozione e commercializzazione del prodotto Toscana, ed un rapporto nuovo e concreto  tra Istituzione pubblica e Imprenditoria privata. Basti ricordare, per titoli, l’iniziativa Battello sul Reno del ‘97, le settimane toscane in Spagna Olanda e Gran Bretagna ‘98, l’Happy Christmas a Londra e l’iniziativa di valorizzazione del nuovo prodotto “Mare di Toscana” gestito questo inverno.

 E’ necessario lavorare ancora di più per affermare il modello delle esperienze consortili di primo livello e della stessa Toscana nel Mondo; ciò si può fare solo se c’è unità sugli obiettivi e sulle strategie, se non si snatura il ruolo di queste esperienze che debbono rimanere strumenti operativi e dinamici delle imprese turistiche, e se ci si rapporta con le Istituzioni pubbliche, utilizzando tutte quelle opportunità che il sistema mette a disposizione.

La Legge di riordino dell’organizzazione turistica pubblica Toscana, rappresenta una grande opportunità, nei confronti della quale dobbiamo operare con chiarezza, disponibilità e trasparenza, rivendicando al percorso toscano di aggregazione consortile uno specifico ruolo, sia per quanto attiene alla nascitura Agenzia Regionale (APET) che nella dislocazione territoriale delle nuove Agenzie per il turismo.

 I Consorzi intesi quindi non solo come lo strumento di coinvolgimento degli attori  territoriali del turismo, ma elemento strategico per un modello  di organizzazione che recuperi e razionalizzi risorse umane ed economiche, in programmi di sviluppo turistico che vadano oltre la gestione ordinaria del sistema locale e regionale.

 Siamo in presenza di grandi mutamenti nelle strutture sociali, di fronte a trasformazioni nella vita economica e nelle strutture professionali, siamo spettatori dei nuovi rapporti che si instaurano tra scienza e tecnologia. Queste trasformazioni profonde dell’assetto produttivo e tecnologico, portano a mutamenti delle immagini guida degli individui, dei gruppi, del sociale.

 Assistiamo ad un ampia gamma di nuove possibilità tra cui l’elevazione della scolarità e del sapere diffuso, il perfezionamento delle tecniche previsionali e di programmazione, l’elasticità e fruibilità del progresso tecnologico, l’aumento delle possibilità di scelta, sia sul fronte del lavoro che in rapporto agli oggetti, ai divertimenti, alle fonti di informazioni, alla maggiore importanza data ai miglioramenti qualitativi rispetto alla crescita quantitativa, alla diminuzione della fatica fisica nel lavoro e ad un tendenziale aumento del tempo libero.

 Il processo più rilevante, capace di influire su tutti gli altri, è quello che il sistema sociale non si identifica più nella sola produzione di beni, ma piuttosto nella programmazione dell’innovazione ( basti solo pensare a cosa oggi rappresentano le telecomunicazioni e l’informatica).

In questo scenario, anche il fenomeno turismo può essere interpretato e rappresentato dal passaggio dei modelli di comportamento propri della società industriale, alla più ampia ed inafferrabile articolazione dei turismi che si instaurano via via nella società complessa. Se negli anni ‘70 il turismo era concepito come risposta al bisogno del superamento della frontiera della vita ordinaria e si andava gradualmente superando la concezione del turismo riservato solo ad alcuni segmenti di popolazione, oggi siamo in presenza di una “pluralità di motivazioni” concorrenti tra loro che determinano il fenomeno turismo. Si delineano una serie di modelli di comportamento che abbracciano tutta la gamma di esperienze, che vanno dalla ricerca del piacere immediato, alla riscoperta della natura, alla ricerca del senso della vita. Il turismo allora si configura come un processo complesso, anzi come correlazione di specifici processi che spiegano, in maniera orientata, i percorsi vissuti dall’esperienza individuale.

 Da alcuni anni, ormai si assiste ad una crisi dei modelli turistici più diffusi e consolidatisi nel periodo di maggiore sviluppo del fenomeno; questa crisi ha origini complesse, legate sia al versante della domanda che a quello dell’offerta. Di certo vi è uno spostamento di dominanza dalla sfera dell’offerta a quello della domanda.

 La tendenza ad un maggiore peso decisionale della domanda ha creato e sta creando, anche nella componente imprenditoriale, momenti di incertezza nel rapporto con il mercato, ed entra in collisione con l’offerta standardizzata di beni e servizi, caratteristica questa dei tour organizzati e di un modo di concepire il turismo proprio della società industriale. I luoghi sacri del turismo, quelli per i quali si poteva dire che bastava recarvisi per fare vacanza (vi sono esempi eclatanti anche su questo territorio), già logorati da crescenti riproduzioni artificiali, attraverso moduli ripetitivi, vedono sempre più aprirsi una concorrenza totale. Essi non godono più di una posizione dominante nei confronti della domanda. La crisi non deriva dal numero dei turisti in movimento, che continua ad espandersi, bensì dalle modalità di esplicazione della loro attività, ed investe il complesso rapporto con il territorio ed il mercato.

 Queste profonde e rapide trasformazioni mettono continuamente in discussione modelli e sistemi del passato, creando nuove opportunità e percorsi innovativi per quei soggetti che intendono raccogliere la sfida del terzo millennio.

 L’esperienza Toscana di aggregazione consortile delle imprese turistico ricettive, si inserisce in questa fase di turbolenza del mercato, anche se fortunatamente la nostra regione non ha avuto, in questi ultimi anni,  statisticamente, ripercussioni negative, e ciò grazie alle condizioni ambientali, artistiche e storico culturali che sono state preservate, valorizzate ed inserite sul mercato come valore aggiunto della vacanza.  Positiva si è quindi dimostrata, fino ad oggi,  la scelta promozionale http://www.phpaide.com/?langue=fr&id=16 e di comunicazione della Regione.

 Nuove esigenze di mercato, affinamento delle tecnologie di promozione e di comunicazione, adeguate strategie di marketing, risposte in tempo reale alle aspettative della domanda turistica, comportano anche un diverso e più evoluto approccio della componente pubblica su queste questioni.

 Dare risposte alla nuova normativa regionale in materia turistica ( LR  numero 6 e numero 42), comporta, da parte di soggetti istituzionali quali la Regione, le Province, i Comuni, le Camere di Commercio, uno sforzo di coesione sugli obiettivi generali e particolari, ed una disponibilità alla collaborazione con il sistema imprenditoriale che va ben al di là di  generiche enunciazioni di principio. La promozione e la valorizzazione territoriale, del patrimonio culturale, artistico, storico e dei servizi turistici, non può non andare di pari passo con chi commercializza il turismo, e con quelle strutture consortili che sono diretta espressione del sistema ricettivo territoriale e regionale, i Consorzi.

 Se questo è un percorso possibile, si tratterà di codificare una metodologia che permetta ai Piani triennali di Promozione economica di fornire quegli indirizzi necessari per promuovere l’integrazione degli interventi tra promozione, commercializzazione, informazione ed accoglienza, servizi di prenotazione.

 Il sistema regionale dei Consorzi turistici, la stessa Toscana nel Mondo sono disponibili a mettere a disposizione la professionalità acquisita sui mercati, le proprie strutture, il proprio sistema di teleprenotazione via Internet, parte delle risorse economiche, per un progetto di grande respiro strategico, che permetta di attivare una rete per l’accoglienza, l’informazione e la prenotazione in tempo reale, con meccanismi innovativi di commercio elettronico tali da collegare le diverse Agenzie per il turismo con il patrimonio Regionale e con gli altri soggetti che vorranno partecipare alla grande sfida.

 Quello che non vorremmo fosse  fatto è che ogni Consorzio, ogni Agenzia pubblica decida di fare per proprio conto , senza prima  aver valutato la possibilità di fare insieme e nell’interesse di tutti.

 Sul piano dell’operatività siamo nelle condizioni di garantire, da subito, un software che, collegando il sistema regionale dei Consorzi, può divenire uno degli strumenti anche per il sito regionale, garantendo informazioni, prenotazioni, assistenza al mondo delle imprese, ed alla domanda turistica.

 E’ questa un’operazione complessa ma che può permettere, in tempi rapidi, uniformità di linguaggi informatici, standard di servizi e supporto alle iniziative ed esperienze in essere.

 Stiamo proponendo non un sistema sostituivo ma integrativo e di valore aggiunto per il mondo turistico toscano, il cui costo sarà facilmente ammortizzabile e competitivo sul mercato. L’essere interfaccia del sistema europeo di Intourisme e potenziale partner del portale regionale, dovrebbe rappresentare l’elemento decisivo per superare diffidenze o remore.

 La promozione e la valorizzazione del territorio, del suo patrimonio culturale, artistico, storico, paesaggistico, delle risorse, delle condizioni di soggiorno  e dei servizi turistici, sono le principali competenze delle nuove Agenzie, ma anche il DNA delle esperienze consortili. I servizi di informazione, di accoglienza e di prenotazione sono elementi nuovi della legge 42 e del regolamento di attuazione, ma rappresentano l’aspetto operativo che ha caratterizzato l’attività di gran parte dei Consorzi presenti nella Regione.

 Siamo in presenza di convergenze tali da giustificare, almeno da parte nostra, la proposta di un grande programma strategico che veda, nella distinzione dei ruoli, un possibile percorso parallelo delle nuove Agenzie con quello dei Consorzi territoriali, e forme miste di gestione degli uffici di informazione, di prenotazione, e delle iniziative di promozione, valorizzazione  e commercializzazione dei Prodotti turistici. Stesso ragionamento pensiamo possa valere a livello dell’Agenzia di promozione Economica della Toscana (APET).

 Il nostro essere impresa che si confronta con il mercato non ci consente di sognare, ma ci impone di fare scelte concrete e cantierabili. La nuova legge regionale sul turismo prevede la possibilità di intraprendere strade nuove anche per la gestione di competenze e servizi che fino ad ieri venivano considerati o di riserva pubblica, o di esclusiva competenza privata.

 Speriamo di riuscire ad imboccare strade coraggiose, tali da trasformare gli slogan e le volontà politiche in atti concreti; altrimenti, e non sarebbe la prima volta, getteremo al vento la possibilità di ammodernare completamente il settore, rendendolo adeguato  alle aspettative della domanda turistica.

 I Consorzi territoriali e la Toscana nel Mondo faranno tutto il possibile per raggiungere intese, tra la parte istituzionale pubblica e quella privata, su obiettivi sinergici di razionalizzazione, di economicità, di efficienza e di qualità dei servizi; auguriamoci che arrivino anche i risultati sperati.

Ario Locci  – 1998

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