Il 31 di Marzo u.s. è stato pubblicato il Rapporto 2013 sul Sistema Rurale Toscano. La ricerca è frutto della collaborazione tra l’Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana (IRPET) e la stessa Regione, e si pone l’obiettivo di analizzare, raccogliere e diffondere le conoscenze sul mondo rurale toscano.

Esiste da sempre uno stretto rapporto  tra settore primario e terziario; in queste dinamiche, il sistema turismo può giocare un ruolo strategico non solo per gli aspetti economici, ma anche per la valorizzazione delle identità territoriali, delle tipicità delle produzioni e del paesaggio, per l’affermazione delle culture territoriali e dello sviluppo sostenibile.   

Il Rapporto ha cercato di restituire un’immagine ampia e strutturale dell’agricoltura toscana e del mondo rurale, evidenziando alcuni elementi fondamentali che, nel linguaggio marketing si definiscano  fattori  di forza e punti di debolezza. Peraltro il 2013 è l’anno in cui si decidono le principali strategie e misure da adottare nella prossima fase di Programmazione dello Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020, sulla base delle direttive e linee guida che la Commissione Europea fornirà agli stati membri.

La redazione del PSR è anche l’occasione per fare il punto sullo stato dell’agricoltura toscana, che rappresenta non solo un settore economico di eccellenza, ma anche punto di riferimento nella cura e presidio del territorio.

Si riproduce integralmente sintesi del rapporto che riassume le analisi e gli approfondimenti del lavoro sviluppato dai ricercatori IRPET.

 

Sintesi del rapporto sul sistema Rurale Toscano

Le aspettative di ripresa dalla crisi che ha duramente colpito l’Europa e l’Italia nell’ultimo quinquennio, sono rimaste disattese anche nel 2013. Così come le altre economie regionali, anche quella toscana continua a risentire degli effetti della recessione: secondo gli ultimi dati disponibili di IRPET e Unioncamere Toscana (2013), nel primo trimestre del 2013 la produzione manifatturiera, il fatturato e le vendite sono diminuite rispetto all’ultimo trimestre del 2012; inoltre continuano a crescere il tasso di disoccupazione, che ha raggiunto il 9,7%, e le cessazioni di attività per fallimento. D’altro canto, le esportazioni – anche al netto dei metalli preziosi – le presenze turistiche straniere e le iscrizioni delle imprese di servizi continuano a crescere, permettendo all’economia regionale di mitigare gli effetti della recessione.

Per il settore agricolo, la situazione congiunturale presenta perlopiù una condizione di stagnazione, da cui emergono alcuni segnali negativi. Nel 2012, rispetto all’anno precedente, il valore aggiunto è rimasto stabile (1.836 milioni di euro a prezzi correnti), grazie alla tenuta del comparto delle produzioni vegetali e animali, caccia e servizi connessi, anche a fronte di una contrazione sia della silvicoltura (-3%) sia della pesca (-17%). Nonostante il calo della quantità prodotta, le coltivazioni legnose e, in particolare, i prodotti vitivinicoli, si confermano come le produzioni più rilevanti per l’agricoltura toscana, rappresentando quasi il 70% del valore totale della produzione. Anche i cereali e le leguminose mostrano un trend positivo, seppure decrescente rispetto all’anno precedente, mentre diminuisce il valore prodotto dalle coltivazioni industriali, anche per una commodity export-oriented come il tabacco.

Per quanto riguarda le produzioni animali, il trend di crescita positivo del valore registrato nel 2011 prosegue anche nel 2012 (+6%), nonostante il persistere di una produzione stagnante.

La crescita del valore è trainata principalmente dalle buone performance delle carni bovine e suine, del pollame e delle uova. In ripresa anche la produzione di prodotti zootecnici non animali, mentre si registra una performance negativa per il miele.

Le conseguenze della crisi risultano evidenti soprattutto nei livelli occupazionali: in Toscana gli occupati agricoli – quasi 50.000 – rappresentano il 3% degli occupati totali e nel 2012 sono diminuiti di quasi l’8% rispetto al 2011, durante il quale si era già registrata una contrazione di oltre il 6%. Da rilevare che tra il 2008 e il 2010 i richiedenti indennità di disoccupazione nel settore agricolo sono aumentati del 13%. Inoltre, la domanda di credito da parte delle aziende agricole italiane è aumentata (+7%), a causa del debole andamento della redditività e delle esigenze di ristrutturazione del debito, ma anche per il miglioramento delle condizioni di offerta (abbassamento dei tassi di interesse), che hanno favorito l’accesso al credito (seppure più limitato rispetto alla manifattura).

Malgrado il quadro di luci e ombre, l’agricoltura toscana resta un settore di punta dell’economia regionale, che presenta elementi di complessità non sempre comprensibili facendo riferimento ai soli risultati economici. Come viene diffusamente spiegato nel Rapporto, la multifunzionalità è un concetto complesso e dinamico, associato all’insieme di contributi che il settore agricolo può apportare al benessere sociale ed economico della collettività e alla cura del territorio. Di conseguenza, l’agricoltura svolge funzioni di ordine economico (attraverso la produzione di reddito, occupazione e commodity), ma anche ambientale e sociale, garantendo un presidio costante sul territorio e la salvaguardia ambientale, ostacolando la disgregazione delle comunità rurali e favorendo, così, la coesione sociale. La crisi economica e il rischio di tagli a servizi essenziali, soprattutto nelle aree più interne che, per definizione, risultano più decentrate rispetto ai servizi di base, rende ancora più rilevante la presenza di reti informali in grado di sopperire parzialmente a questi deficit.

Anche in questo Rapporto viene sottolineata la marcata diversificazione produttiva dell’agricoltura toscana. Come evidenziato già nell’ultimo Rapporto sul sistema rurale toscano (Regione Toscana e IRPET, 2011), il saldo delle attività secondarie negli ultimi anni è sempre stato positivo – escludendo il 2012, durante il quale presenta un saldo leggermente negativo – contribuendo in misura crescente alla formazione del valore aggiunto. Per esempio, solo relativamente al settore agri-turistico, va rilevato che la Toscana ospita un terzo delle presenze agrituristiche italiane – soprattutto straniere – che, tra il 2002 e il 2010, sono addirittura triplicate, superando nel 2010 i 3 milioni.

Altro punto di forza da evidenziare è l’eccellenza qualitativa dei suoi prodotti. Secondo i dati del Censimento del 2010, il 5% circa della SAU è interessata da produzioni biologiche – il doppio rispetto al Censimento del 2000, pur mantenendo costante il numero di aziende interessate – mentre le produzioni con denominazione di origine interessano circa il 10% del totale, con un aumento delle aziende interessate di circa 5.000 unità. Tali aziende rappresentano il 9% delle imprese italiane con denominazione di origine e circa il 20% del totale delle aziende agricole toscane, pari a 14.700 unità; si tratta, tra l’altro, di piccole imprese, che nel 46% dei casi presentano una SAU inferiore a 5 ettari.

Un altro dato importante riguarda le innovazioni delle forme organizzative delle filiere. La necessità degli agricoltori di aumentare lo scarso potere contrattuale nei confronti della grande distribuzione e dell’industria alimentare, che comporta un’eccessiva pressione sui prezzi tale da schiacciare i redditi agricoli, e di sfruttare in maniera più efficiente le economie di scala, hanno spinto verso un rafforzamento dell’integrazione verticale. Inoltre, la domanda crescente da parte dei consumatori di una maggiore salubrità e sicurezza alimentare, che richiedono necessariamente una vicinanza maggiore al luogo di produzione, rappresenta un ulteriore fattore di spinta verso queste forme di innovazione. Infine, non va dimenticato il forte legame tra produzioni e territorio che caratterizza da sempre l’agricoltura toscana.

Sempre secondo i dati del Censimento del 2010, in Toscana le forme associative più tradizionali risultano ampiamente diffuse, per cui si contano circa 139 cooperative per un totale di 9000 ettari. Si rileva, inoltre, l’esistenza delle Organizzazioni dei produttori (OOPP) – che sono 9 operanti in diversi settori e aggregano 750 soci, per un valore della produzione pari a 40 milioni di euro – e delle Organizzazioni interprofessionali (OI), in cui sono riunite diverse figure professionali ma che non sono ancora molto diffuse né a livello regionale né nazionale.

La Toscana, inoltre, presenta varie modalità di filiera corta, più o meno strutturate, in particolare la vendita diretta, che interessa il 78% delle aziende, i mercati dei produttori o Farmers’ markets, gli spacci dei produttori e i gruppi di acquisto solidale (GAS).

All’avvio della nuova Programmazione, perciò, il sistema rurale toscano si presenta vivace, ricco di produzioni di eccellenza e bellezze paesaggistico-culturali, caratterizzate da una elevata reputazione nazionale e internazionale e da un legame sempre più forte con il territorio.

Tuttavia, le criticità non mancano e, al fine di evitare che ostacolino la solidità dell’agricoltura toscana, la nuova Programmazione si presenta come un’occasione ottima per affrontarle e fornire adeguate risposte di policy.

Sicuramente i risultati economici non sono esaltanti e la crisi economica ha aggravato la situazione. Se si guarda alla dinamica di medio-lungo termine risulta abbastanza chiaro che l’agricoltura toscana è in una fase di ristrutturazione che risulta evidente dalla diminuzione delle superfici coltivate ma, nello stesso tempo, dall’aumento della dimensione media aziendale (Stefani, 2012; Regione Toscana e IRPET, 2011). Nonostante ciò, persiste un elevato grado di frammentazione aziendale, soprattutto in alcuni settori chiave, come l’olivicoltura, in cui la quasi totalità delle aziende ha una superficie aziendale inferiore a 10 ettari. Ciò limita fortemente la capacità dell’impresa di fare investimenti rilevanti e di sfruttare le economie di scala, accedere al credito e ai finanziamenti e accrescere il proprio potere contrattuale sul mercato. Da questo punto di vista, favorire la nascita di reti di imprese che possano integrare le proprie attività e sostenere l’accesso al mercato può risultare una strategia vincente. Nel contempo, incentivare la registrazione delle imprese e far emergere gli operatori professionali può altresì facilitare l’accesso al credito e ai finanziamenti.

Un altro problema rilevante riguarda la produttività del lavoro, la cui crescita si è bruscamente arrestata con l’inizio della crisi – diminuendo del 10% tra il 2008 e il 2011 – e la recente contenuta ripresa è dovuta perlopiù al calo degli occupati piuttosto che ad un aumento del valore prodotto per unità di lavoro. Il calo dell’occupazione si ripercuote, naturalmente, anche sui livelli di benessere delle famiglie, favorendo la disgregazione delle comunità e lo spopolamento delle zone rurali. Seppure non sia possibile al momento presentare dei dati relativi all’impatto della crisi sui livelli di benessere delle famiglie rurali, nel periodo 2004-2009 l’aumento dei livelli di reddito è stato maggiore nelle aree rurali intermedie (C1 e C2), che, però, restano, insieme alle aree con problemi complessivi di sviluppo (D), le zone che presentano i livelli di reddito più bassi. Inoltre, i dati sembrano mostrare un aumento della disuguaglianza distributiva proprio nelle aree C1.

Un altro elemento di debolezza su cui sarà necessario intervenire è la senilizzazione dell’attività agricola. Malgrado i molti interventi messi in campo già in passato, più della metà degli imprenditori agricoli toscani ha più di 60 anni e il tessuto imprenditoriale agricolo continua ad invecchiare. Le probabilità di ricambio generazionale sono piuttosto limitate, anche se, da una indagine svolta tra i giovani agricoltori (meno di 30 anni), emerge che essi sono mediamente più motivati e con un maggiore orientamento all’innovazione, dovuti non solo al più alto grado di istruzione, ma anche ad una spiccata consapevolezza della rilevanza del patrimonio ambientale e culturale per un modello di sviluppo più sostenibile.

Tuttavia, permangono difficoltà sostanziali all’accesso dei giovani alla professione agricola: difficoltà di accesso al credito, ai finanziamenti e al capitale fondiario, mancanza di una formazione basata sull’esperienza, difficoltà di reperire manodopera specializzata e formata ma anche l’aumentata incertezza dovuta al ciclo economico negativo. Una presenza delle istituzioni più assidua – anche in termini di una maggiore offerta di strumenti finanziari innovativi, che prevedano questi soggetti come principali destinatari – nonché la possibilità di “fare rete”, possono aumentare le probabilità di superamento di queste barriere all’ingresso.

Nei prossimi anni dovranno essere affrontate anche altre questioni. Innanzitutto il deficit infrastrutturale delle aree rurali più interne. Sussistono ancora forti disagi legati agli spostamenti dei pendolari, a causa dell’inadeguatezza dei servizi di trasporto pubblico, soprattutto ferroviario, e della cattiva manutenzione stradale. Inoltre, il livello di informatizzazione delle aziende agricole toscane, secondo i dati del Censimento del 2010, è più basso rispetto al dato nazionale. Nonostante ciò, le aziende con sede nelle aree rurali in transizione e in declino mostrano livelli di informatizzazione più elevati, sfruttando, laddove possibile, l’accesso a internet per colmare lo svantaggio della distanza. Naturalmente ciò richiede investimenti consistenti nella diffusione della banda larga anche nelle aree più remote.

Infine, la salvaguardia dell’ambiente risulta una tematica cruciale per il mantenimento dell’ecosistema e, quindi, dell’agricoltura toscana. Le problematiche affrontate nel Rapporto e che saranno al centro della prossima Programmazione sono principalmente le seguenti:

-   protezione della biodiversità, minacciata sostanzialmente dall’abbandono delle attività agricole tradizionali e silvopastorali, nonché di terreni destinati ad usi alternativi;

-   protezione del patrimonio forestale;

-   tutela del paesaggio;

-   interventi contro l’erosione e il rischio idrogeologico.

Collegata alla salvaguardia dell’ambiente va, poi, considerato il problema del cambiamento climatico. Secondo le stime riportate nella Proposta di Piano Ambientale ed Energetico Regionale (PAER), negli ultimi 50 anni in Toscana le temperature sono aumentate di circa 0,85°C; le anomalie più consistenti sono state osservate nei periodi estivi e primaverili, durante i quali si sono verificate diverse ondate di calore e picchi di temperatura superiori al grado centigrado in Garfagnana e Lunigiana. Inoltre, nel periodo 1991-2008 è stata registrata una contrazione media delle precipitazioni del 12%, che, durante la stagione invernale, ha raggiunto anche il 25%.

L’agricoltura toscana incide relativamente poco sull’alterazione del clima, che rischia, però, di influire pesantemente sulla produzione. Per esempio, alcuni studiosi ritengono che la maggiore variabilità nella fase vegetativa costringerebbe gli agricoltori a spostare le coltivazioni legnose sempre più in quota, su terreni a resa inferiore e con scarsa accessibilità idrica (Moriondo et al., 2009). Di conseguenza, si ritiene fondamentale attivare adeguate strategie di mitigazione, cioè di riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera per limitare l’aumento delle temperature, e adattamento, rendendo il sistema più resiliente ai cambiamenti climatici.

Quali sono i principi cardine della nuova Programmazione, volti a rispondere a queste e alle molte altre sfide che si troverà ad affrontare il sistema rurale toscano nei prossimi anni?

La nuova fase di programmazione si basa su un approccio fortemente integrato tra politiche settoriali e territoriali, ricomprese all’interno di un unico Quadro Strategico Comune (QSC)1. In un periodo di recessione economica e risorse scarse, in cui le amministrazioni ad ogni livello sono costrette a tagli rilevanti alla spesa pubblica, l’aspettativa è che i fondi, in linea con gli obiettivi di Europa2020, vengano impiegati per promuovere la ricerca e l’innovazione, realizzare infrastrutture adeguate, assicurando al contempo una gestione efficiente delle risorse naturali, aumentare la partecipazione al mercato del lavoro – anche investendo in capitale umano – come strumento di inclusione sociale e, infine, per migliorare la qualità, l’efficacia e l’efficienza della pubblica amministrazione. Queste priorità sono poi declinate in 10 obiettivi tematici che riguardano in parte anche il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR).

Il framework elaborato dalla Commissione Europea, all’interno del quale proporre la strategia regionale per la politica di sviluppo rurale, individua 6 priorità fondamentali suddivise in aree di intervento (focus area), in cui si inseriscono le misure, che, al contrario della scorsa programmazione, possono essere trasversali rispetto alle priorità.

Le politiche a cui si fa riferimento sono:

- La politica di coesione, finanziata con il Fondo Sociale Europeo (FSE), il Fondo di Coesione (FC) e Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR);

- La politica di sviluppo rurale, finanziata con il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR);

- La politica per gli affari marittimi e la pesca, finanziata con il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP).

 

 

PRIORITÀ E FOCUS AREA

Priorità 1:

Promuovere il trasferimento di conoscenze e innovazione nel settore agricolo, forestale, e nelle aree rurali

(a) Promuovendo l’innovazione la conoscenza di base nelle aree rurali

(b) Rafforzare i legami tra il settore agricolo e forestale e la ricerca e l’innovazione

(c) Promuovere la formazione permanente e la formazione professionale nei settori agricolo e forestale

Priorità 2:

Migliorare la competitività di tutti i tipi di agricoltura e di migliorare la competitività agricola

(a) Facilitare la ristrutturazione delle aziende agricole affrontando i maggiori problemi strutturali, in particolare le aziende con un basso grado di partecipazione al mercato, aziende agricole orientate in particolari settori di mercato e aziende agricole con esigenze di diversificazione agricola.

(b) Favorire il ricambio generazionale nel settore agricolo

Priorità 3:

Promuovere l’organizzazione nella filiera agro-alimentare e la gestione dei rischi in agricoltura

(a) Migliore integrazione dei produttori primari nella catena alimentare attraverso i sistemi di qualità, promozione di mercati locali, filiere corte, gruppi di produttori e organizzazioni interprofessionali

(b) Sostenere la gestione del rischio nelle aziende agricole

Priorità 4:

Preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi dipendenti dall’agricoltura e dalla silvicoltura

(a) Ripristinare e preservare la biodiversità, comprese le aree Natura 2000 e l’agricoltura ad alto valore naturale, e lo stato dei paesaggi europei

(b) Migliorare la gestione idrica

(c) Migliorare la gestione del suolo

Priorità 5:

Promuovere l’efficienza delle risorse e il passaggio a una economia a basse emissioni di carbonio e l’economia clima resiliente nei settori agricolo, alimentare e forestale

(a) Incrementare l’efficienza dell’uso dell’acqua da parte dell’agricoltura

(b) Incrementare l’efficienza dell’uso dell’energia in agricoltura e nell’industria alimentare

(c) Facilitare la fornitura e l’utilizzo di fonti d’energia rinnovabili, di sottoprodotti, rifiuti, residui e altre materie prime no-food per gli scopi della bio-economia

(d) Ridurre le emissioni di protossido di azoto e metano derivanti dall’agricoltura

(e) Promuovere il sequestro del carbonio nel settore agricolo e forestale

Priorità 6:

Promuovere l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle aree rurali

(a) Facilitare la diversificazione, la creazione di nuove piccole imprese e la creazione di posti di lavoro

(b) Promuovere lo sviluppo locale nelle aree rurali

(c) Migliorare l’accessibilità, l’utilizzo e la qualità delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nelle zone rurali

(Fonte: CE (2012)

 

Ario Locci

Aprile 2014

 

 

Sitografia consultata

http://www.irpet.it/storage/pubblicazioneallegato/490_Rapporto%20rurale%202013%20completo.pdf

http://www.irpet.it/index.php?page=pubblicazione&pubblicazione_id=496

http://www.ariolocci.it/?p=719