QUESTIONE DI STILE

“…….. Io amo appassionatamente la mia Patria, ma non odio alcun’altra nazione. La civiltà, la ricchezza, la potenza, la gloria sono diverse nelle diverse nazioni; ma in tutte havvi anima obbediente alla grande vocazione dell’uomo, di amare e compiangere e giovare….. ” (Silvio Pellico – Le mie prigioni – Capo XCVIII).

Mi è capitato tra le mani il libro di Pellico, così mi sono messo a leggere un testo che non ha fatto parte delle mie letture scolastiche e giovanili. Una gradevole scoperta, un libro pieno di umanità e di riflessioni mai particolarmente cattive nei confronti dei carcerieri, o di coloro che la pensavano in modo diverso dall’autore.  nonostante le sofferenze fisiche di “un carcere duro”, la fede e la speranza sono spesso messe in discussione, ma mai abbandonate; con forza traspare  la volontà di sopportare con dignità e coerenza la sorte, conseguenza di profonde convinzioni politiche.

Mentre leggevo, mi venivano da fare paragoni con il nostro attuale momento politico istituzionale, e sull’etica che contraddistingue il comportamento di troppi dei nostri politici. Stento a ritrovare nel dibattito dei nostri giorni, tematiche di interesse generale, finalizzate alla risoluzione dei gravi problemi che affliggono il Paese.

Anzi si assiste, a giorni alterni, a minacce sull’unità nazionale, mettendo cittadini del nord contro quelli del sud, e dimenticando che i nostri avi hanno pagato un pesante tributo per l’unità d’Italia e per l’identità nazionale.

Non sarebbe forse arrivato il momento di smettere di alimentare un clima di scontro pregiudiziale tra schieramenti, e riportare il confronto sulla politica e sulle cose da fare?  per quanto tempo siamo ancora disponibili ad accettare personaggi impresentabili, di modestissimo livello politico e culturale, che ricoprono cariche importanti, solo per il fatto di essere portavoci e sudditi fedeli di un sistema autoreferenziale ed asfittico.

Non sarebbe male, ogni tanto, riflettere sull’operato di tanti statisti che hanno reso possibile l’Unità d’Italia, e lottato per affermare e consolidare la libertà e la democrazia nel nostro paese. Scopriremmo ideali e comportamenti morali inappuntabili, nella gestione “degli interessi pubbici”.

L’onestà e la morale, secondo me, non possono essere considerate variabili, che cambiano con il cambiare della società.

Ario Locci

Agosto 2010