Mi è capitato di rileggere un articolo di Marco Orofino, pubblicato sul corriere del 21 Dicembre u.s; vi si affrontava il tema del web 2.0 e delle libertà costituzionali di informazione  e di stampa.

L’argomento conserva tutta la sua attualità, indipendentemente dal fatto che le proposte governative in materia, sembrano, al momento, accantonate.

Non credo sia azzardato sostenere, che la rete oggi, è l’unico strumento veramente libero, senza censure e/o condizionamenti.

Ciò pone un problema ancora più rilevante, quello del senso di responsabilità e di etica necessari per esercitare questo diritto. Un reato, come sostiene Orofino, rimane tale anche se commesso sulla rete.

La filosofia dell’web 2.0 stimola un coinvolgimento diretto ed a tempo pieno dei “navigatori” che si immedesimano in una “comunità” di cui possono cogliere le caratteristiche, gli interlocutori, i gruppi, le amicizie, tutto in modo virtuale, “senza rapporto fisico diretto”.

Siamo di fronte ad un diverso modo di socializzare, di intendere i rapporti, di sviluppare la propria personalità ed interessi, in una società avviata oltre il “post-moderno”.

Questa dimensione supertecnologica è l’ambiente in cui crescono i nostri figli, le nuove generazioni, e con la quale tutti dobbiamo fare i conti.  Il computer e la connessione alla rete sono sempre più quotidianità, come lo sono divenute,  qualche decina di anni fa, la radio e la televisione.

Non è allora fuori tema parlare di regolamentazione di accesso alla rete, di responsabilità etica e sociale. Basta avere chiaro cosa ci poniamo come fine.  Una cosa è normare, nell’interesse complessivo, l’accesso e la trasparenza della rete, diverso aspetto quello di “imporre forme di censura” più o meno mascherate.

La libertà di pensiero e informazione è uno dei principali cardini delle moderne democrazie e non può essere “asservita” al  potente di turno. La rete, concettualmente non ha proprietari (i gestori e le infrastrutture sono strumenti), e le telecomunicazioni hanno assunto dimensioni interplanetaria. Volere mettere sotto tutela il mondo web mi fa venire in mente l’atteggiamento degli indiani d’America che lottavano, con archi e frecce, contro le ferrovie ed i treni.

Quello che  può e deve essere fatto, è di definire principi generali, universalmente condivisi (sull’esempio della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo).

Capisco che è una strada “troppo morbida” e non funzionale alle mire egemoniche dei potentati politici ed economici, ma ormai la strada intrapresa è senza ritorno, così come gli indiani non hanno bloccato l’espansione del progresso.

Condivido le riflessioni del prof. Orofino; i rapporti tra Costituzione italiana e libertà individuali non possono essere banalizzati o “forzati”,  meritano tutta l’attenzione possibile. Gli stessi navigatori/utenti debbono poter decidere , in quanto, essi stessi attori e protagonisti della rete.    

Ario Locci

Settembre 2010

Articolo citato su:

http://www.corriere.it/politica/09_dicembre_21/costituzione-web-censura-facebook-social-network-marco-orofino_86b96f00-ee22-11de-9127-00144f02aabc.shtml