Nel linguaggio e nel dibattito, il termine globalizzazione è divenuto di uso comune, anche se esso racchiude un processo molto complesso, sviluppatosi in fasi e cicli.

Con il termine globalizzazione si indica quel fenomeno di crescita progressivo delle relazioni e degli scambi a livello mondiale, non solamente riferito agli aspetti economici, ma anche ai cambiamenti sociali, tecnologici, politici, ambientali.

L’OCSE definisce la globalizzazione economica “… un fenomeno per il quale il mercato e la produzione di differenti paesi diventano sempre più interdipendenti attraverso i cambiamenti indotti dalle dinamiche del commercio internazionale, dei flussi di capitali e tecnologie, cambiamenti dei quali il veicolo principale è dato dalle imprese multinazionali. Grazie alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione tali imprese sono organizzate come reti transnazionali in un contesto di accresciuta concorrenza internazionale che si estende anche alle imprese locali, così come ad altre sfere della vita economica e sociale di ciascun paese…”.

Il sociologo U. Beck  distingue, tra globalismo, globalità e globalizzazione. Per Beck, il globalismo  afferma il primato dell’economia sulla politici (ideologia del neoliberismo), subordinando al mercato le dimensioni ecologiche, culturali, politiche e civili; nuovi soggetti stabiliscono regole e comportamenti senza obbligatoriamente avere legittimazione politica, risolvendo le questioni in ambiti extragiudiziali (arbitrati). Per globalità invece si fa riferimento, secondo Beck, ad una concezione spaziale che ha per scenario il mondo intero, il che comporta una omologazione culturale e ad una omogeneizzazione dei gusti dei consumatori e dei prodotti che li soddisfano. La globalizzazione invece viene inteso come il processo in seguito al quale, gli Stati Nazionali e la loro sovranità, vengono condizionati trasversalmente da attori transazionali, senza che però vi sia un controllo politico burocratico valido per tutti. Per Beck quello che accomuna la società mondiale è la percezione dei pericoli globali, quali la distruzione ecologica (disboscamento, rifiuti tossici, catastrofi..), i pericoli tecno-industriali (buco nell’ozono, mucca pazza, effetto serra..), le armi di annientamento di massa (es. terrorismo globale..). Le minacce globali mettono si in discussione gli schemi tradizionali di sicurezza, sostiene Beck, ma porta gli individui ad una pubblica consapevolezza che apre spazi a nuove azioni politiche.

Il fenomeno“globale” è legato allo sviluppo dei trasporti e delle telecomunicazioni, che hanno ridotto sostanzialmente i tempi e avvicinato i luoghi.

Ad inizio secolo per raggiungere l’America necessitavano 56 giorni con la nave e 15 giorni con il piroscafo, con l’aereo la distanza viene ridotta a poche ore e con Internet a pochi secondi. Oggi le distanze non sono più solo fisiche, ma principalmente di natura funzionale.

I trasporti hanno assunto un ruolo strategico con la mondializzazione degli scambi e delle telecomunicazioni, la crescita dei commerci interni ed il forte sviluppo del turismo. Nei decenni, le relazioni tra paesi sviluppati si sono intensificate, e le aree del Sud del Mondo partecipano al processo di globalizzazione dell’economia, fornendo materie prime, semilavorati, servizi e prodotti industriali finiti.

Con la seconda rivoluzione industriale (inizio del ‘900), si verificò un rallentamento dello sviluppo ferroviario, per lasciare spazio agli autoveicoli (automobile come simbolo della società industriale), all’aereo ed ai condotti (gasdotti, oleodotti, elettrodotti, fognature ecc…).

La crescita dei nuovi mezzi di trasporto fu accompagnata da miglioramenti tecnico dei collegamenti marittimi, ferroviari e fluviali, determinando una vera e propria rivoluzione dei trasporti. Fino agli anni ’80 fu agevolata e favorita la crescita ed il miglioramento delle infrastrutture (autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità), e l’incremento delle portate e dei mezzi specializzati per merci.

Oltre all’intensa circolazione di merci, le società moderne sono caratterizzate dal flusso costante di informazioni. Dai segnali di fumo che annunciavano notizie,  si è passati a sistemi più complessi come l’utilizzo delle navi, fino ad arrivare alla rivoluzione delle tecniche di comunicazione a distanza. La scoperta di poter trasmettere informazioni tramite onde radio, determinò la nascita delle radio-telecomunicazioni del ‘900, che si aggiungevano all’innovazione determinata dal telegrafo e dal telefono, ed alle successiva invenzione della TV e dell’uso dei satelliti artificiali. Con la scoperta del transistor per rendere numeriche le informazioni via cavo, inizia una nuova evoluzione, determinando la possibilità di trattare le informazioni: nasce l’informatica. Con la possibilità di applicare l’informatica alle telecomunicazioni si sviluppa la telematica, che ha permesso il trasporto delle informazioni numeriche sotto forma luminosa, grazie alle fibre ottiche che convogliano la luce.  L’insieme delle innovazioni e le evoluzioni tecnologiche hanno permesso di migliorare la trasmissione delle informazioni a distanza.  Il trasferimento dell’informazioni può avvenire:

  • Via cavo, con cavi tradizionali in rame o cavi in fibre ottiche che permettono di aumentare la massa di informazioni trasferite;
  • Via onde radio, per la trasmissione radiovisione e per la telefonia mobile, anche se vi è il limite delle distanze, che viene superato con l’uso di satelliti;
  • Via satellite che trasmettono  immagini ed  informazioni,  e che consentono anche, tramite video, di vedere cosa succede intorno al mondo.

Le reti ed i modi di trasferimento delle informazioni determinano lo sviluppo della multimedialità  e la possibilità di utilizzo contemporaneo delle tre forme, garantendone la circuitazione.

Una moderna economia, la stessa nostra società, non potrebbe esistere senza la conoscenza di dati e notizie, ormai indispensabili per la quotidianità. Nella società dell’informazione, l’intero ciclo  di funzionamento dell’impresa, dall’approvvigionamento alla produzione, dal marketing alla gestione, è legato al sistema di comunicazioni.  L’informazione si aggiunge alle materie prime tradizionali quale fattore della produzione, ed è essa stessa un prodotto finito da vendere.

E’ facile prevedere che le imprese che si occupano di telecomunicazioni, elettronica di consumo ed i media avranno un ruolo sempre crescente, comparabile a quello giocato dall’industria automobilistica della seconda metà del XX secolo.

Tra le precondizioni che hanno determinato la fase di globalizzazione, possiamo considerare la fine delle contrapposizione tra ideologia e politica, tra economie di libero mercato ed economie pianificate, il ruolo delle Organizzazioni economiche internazionali sostenitrici del libero scambio in luogo delle teorie protezionistiche, la libera circolazione dei capitali finanziari anche nei paesi meno sviluppati e la conseguente convertibilità della propria valuta, il progresso tecnico e l’ICT.  In estrema sintesi possiamo individuare le caratteristiche della new economy  nell’uso intensivo e diffuso delle ICT, nella rilevanza delle conoscenze e delle informazioni nel determinare il vantaggio competitivo, la prevalenza delle strutture del network nell’organizzazione interna ed esterna dell’impresa, in politiche di flessibilità produttiva, nell’ampliamento della gamma produttiva dell’impresa, nella delocalizzazione delle produzioni.

Anche se La globalizzazione si è accompagnata a fenomeni di diffusa deindustrializzazione nei paesi avanzati,, di per sé, non è un fenomeno negativo; dovranno però trovarsi rimedi interne ed esterne al sistema economico, tali  da modificarne alcune aspetti e caratteristiche negative, quali:

  • Definizione di una regolamentazione “quadro”, vincolante a livello internazionale, e sviluppo della cooperazione tra paesi, come  riequilibrio del  mercato globale;
  • Tenere alto, a livello mondiale,  le attenzioni e le azioni sulle questioni della giustizia economica e sociale, dell’etica in economia, rafforzando le reti sociali di auto assistenza e di sicurezza di base;
  • Sviluppare e consolidare la società del sapere e della formazione continua, puntando su percorsi transnazionali e su nuove capacità e possibilità lavorative che il mondo globale può offrire;
  • Sviluppare e consolidare processi ”democratici degli stati”, che abbiano la capacità disuperare la dimensione nazionale, dando risposte alle sfide della globalizzazione, ferma rimanendo l’identità nazionale;
  • Puntare su processi innovativi e sulle opportunità date dalle politiche ecologiche e di sostenibilità ambientale;
  • Sviluppo di “mercati e prodotti di nicchia”, tesi a rafforzare le identità e le culture locali;
  • Affermare il lavoro come valore sociale e la qualità della vita come principio universalmente riconosciuto. 

 

Ario Locci

Settembre 2010

 

Bibliografia di riferimento:

http://it.wikipedia.org/wiki/Globalizzazione

http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_per_la_Cooperazione_e_lo_Sviluppo_Economico 

http://it.wikipedia.org/wiki/Ulrich_Beck

http://it.wikipedia.org/wiki/New_economy 

Che cos’è la globalizzazione. Rischi e prospettive della società planetaria, ed. italiana: Carocci. Roma, 1999

http://rivista.edaforum.it/numero3/recensione-marchi.html

Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone.

Serge Latouche - Giustizia senza limiti

Stefano Zamagni -  Economia politica

T.S. Ashton -  La Rivoluzione Industriale (1760-1830)

Scipione Guarracino -  Il 900 e le sue storie

Gianfranco Poggi  – Calvinismo e Spirito del Capitalismo

Domenico De Masi  – L’avvento post – industriale

H.A.L. Fischer   – Storia d’Europa