Pubblico lo schema della relazione da me sviluppata il 3 agosto ’12 al “Débat Conférence Sur Le Tourisme Rural, Organisé par la FRESC” , all’interno della FIERA DI U TARAVU di Filitosa (Corsica).

L’ensemble de ces échanges et les synthéses qui en découleront costitueront une contribution à la consultation sur le future PADDUC.  

Ringrazio gli organizzatori per avermi invitato a questa iniziativa, chiedendomi di sintetizzare l’esperienza italiana e della Regione Toscana su un tema complesso e di grande attualità, come  “Ruralità e sviluppo turistico nei territori agricoli”. L’argomento ha accentuati aspetti tecnici, normativi, attuativi, difficilmente riassumibili, anche per la diversa legislazione vigente tra l’Italia e la Francia.

 Permettetemi di schematizzare alcuni concetti, in modo da rendere più agevole la trattazione.

 Il termine ruralità condensa in sé, le problematiche della campagna, del mondo agricolo, il complicato rapporto con ambiente e territorio. In sintesi, quando parliamo di agricoltura normalmente indichiamo le attività inerenti le coltivazioni e l’allevamento, mentre con il termine ruralità intendiamo anche gli aspetti sociali, economici, territoriali. Il termine ruralità dipende, da una serie di fattori che mutano, al variare della scala di osservazione. Altra distinzione è quella relativa alla differenza tra contesto ambientale urbano e quello rurale, la cui demarcazione va sempre più assotigliandosi.

La politica comunitaria in materia di sviluppo rurale ha contribuito a definire meglio e ad uniformare, nei paesi UE, le strategie di settore, gli indicatori di valutazione della ruralità, gli interventi di sostegno finanziario.     

 Politica Agricola Comunitaria  (PAC) - Negli Orientamenti strategici dell’Unione Europea per lo sviluppo rurale 2007-2013 (decisione del Consiglio del 20 febbraio 2006), le aree rurali sono così descritte

Le regioni rurali rappresentano il 92% del territorio dell’Unione europea (UE). Il 19% della popolazione europea abita in zone prevalentemente rurali e il 37% in zone con una significativa componente rurale. Tali aree producono il 45% del valore aggiunto dell’UE e il 53% dell’occupazione. Malgrado la grande varietà di situazioni, esse presentano, in generale, un reddito pro-capite inferiore di circa un terzo rispetto alla media europea, con un basso tasso di occupazione delle donne, e servizi poco sviluppati.

Nei prossimi anni le zone rurali dovranno fare, i conti con i problemi legati alla crescita, all’occupazione, allo sviluppo sostenibile, alle sfide della globalizzazione.

L’attuale fase preparatoria della prossima politica comunitaria (2014/2020), dovrà essere l’occasione per riorientare il sostegno del nuovo Fondo per lo Sviluppo Rurale su obiettivi più mirati, coerenti e concertati.

L’agricoltura è una delle principali utilizzatrici dello spazio rurale, interpretandone  il ruolo multifunzionale e innovatore, determinando anche qualità dei prodotti alimentari, del paesaggio e dell’ambiente.

I due pilastri della Politica Agricola Comunitaria (PAC), le politiche di mercato e lo sviluppo rurale,  aiutano numerose zone rurali d’Europa. Il sostegno dell’UE dovrà ulteriormente incoraggiare il mondo agricolo a reagire agli stimoli del mercato, migliorando la sostenibilità ambientale dell’agricoltura. Ormai tutta la politica agricola comunitaria ha orientamenti tracciati, ed il nuovo PAC 2014/2020 dovrà rispondere anche alla sfida del mercato globalizzato.

Sul Piano degli interventi finanziari, l’UE ha prestato molta attenzione al mondo rurale attraverso i fondi strutturali, con il Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEOGA) e con i programmi LEADER, attraverso le azioni dei gruppi locale (GAL), in materia di multifunzionalità, di turismo, di servizi, di innovazione.

  

Il termine turismo è invece strettamente legato al viaggio ed alla figura di chi lo pratica; in modo convenzionale si parla di turista nel caso di almeno un pernottamento fuori dalla propria dimora.  Il valore del viaggio sta proprio nella sua complessità, nell’insieme degli elementi che lo compongono; si toccano aspetti culturali, sociologici, psicologici, religiosi, economici, rendendolo un’esperienza umana fondamentale, ogni volta diversa. Comunicare, conoscere, soddisfare bisogni primari dell’uomo, trovare risposte a  profonde convinzioni individuali, sono tra le principali motivazioni che hanno indotto gli individui, in ogni periodo storico, a spostarsi. 

La mobilità ha in sé una forza eccezionale, è portatrice di cambiamento e riesce a mutare le caratteristiche degli individui e della società. I mercanti ed i pellegrini sono stati tra i primi a far circolare idee, a raccontare di mondi e civiltà lontane. Forme di viaggio si susseguono nella storia, ed ogni tipo di viaggio rispecchia i problemi, i desideri, le paure degli individui. A differenza di oggi, epoca in cui  si viaggia continuamente, gli uomini del passato vivevano una vita sedentaria; si muovevano per ragioni determinate, interessi commerciali,  spedizioni militari, motivazioni religiose, carestie,  pestilenze ecc. 

Il turismo racchiude anche questa dimensione “tutta soggettiva”, che genera significative ripercussioni nei luoghi di passaggio (fenomeni socioeconomici determinati  dai flussi).

 

Con sostenibilità intendiamo il percorso europeo e mondiale, avviato da anni, a cui dobbiamo fare riferimento nella programmazione, nella pianificazione aziendale, nella gestione delle politiche di sviluppo di tutti i comparti dell’economia.

Con la società industriale, l’utilizzo delle macchine di produzione, l’incremento dei trasporti, l’aumento demografico, è iniziato un vero “saccheggio” delle risorse naturali, e danni irreparabili all’ambiente (si pensi ad es. al problemi rifiuti). Da anni le problematiche ambientali sono questioni centrali, con molta più attenzione alle fonti energetiche rinnovabili (energia solare, idrica, eolica, geotermica) intese a sostituire le risorse non rinnovabili ed altamente inquinanti quali il carbone ed il petrolio. Questo nuovo scenario impone il risparmio energetico, e la creazione di tecniche produttive alternative, tese al miglioramento della qualità ambientale ed al mantenimento di alti livelli di qualità della vita. I continui interventi umani sull’ecosistema terrestre hanno alterato l’equilibrio che, nei secoli, era stato garantito “naturalmente”. 

Non è certo possibile negare ai territori, l’aspirazione a sviluppare l’agricoltura e/o il turismo, come acceleratori di processi di sviluppo, ma è possibile individuare percorsi  “di sostenibilità ambientale” che facciano perno su elementi condivisi e interdipendenti, affermando la responsabilità morale degli individui nei confronti della natura.

Il concetto di sviluppo sostenibile trova sintesi nella formulazione approvata nel 1989 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED), secondo cui è sostenibile lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri. 

Tutta l’economia si trova a dover affrontare le sfide della sostenibilità. Per il mondo rurale e per lo stesso fenomeno turistico poi, la sostenibilità ambientale è decisiva, in quanto le risorse naturali  rappresentano l’autentico elemento primario (il prodotto).  

 

Urbanistica e Pianificazione rurale in Toscana

 Con il decentramento amministrativo degli anni ’70, in Italia vengono istituite le Regioni;  la pianificazione territoriale diviene di loro competenza, mentre allo stato rimane la competenza esclusiva in materia di tutela ambientale. Questo nuovo impianto amministrativo si inserisce in un contesto storico ove le città erano considerate luogo dell’abitare, delle attività produttive, dei traffici commerciali, mentre la campagna luogo della produzione agricola e zootecnica, a sostegno della vita cittadina. Culturalmente si era in presenza di due assetti urbanistici distinti e complementari; concentrato e funzionalmente complesso il primo, diffuso e monofunzionale il secondo; due mondi differenti, unificati solo dalle tecniche costruttive. Fino agli anni ’80, dal punto di vista del significato urbanistico, le aree agricole erano delegittimate, raramente considerate nelle politiche di sviluppo; i valori paesaggistici, ambientali, della biodiversità, della cultura contadina, dell’architettura rurale, erano praticamente sconosciuti.

L’agricoltura ha avuto un ruolo predominante nella conformazione del territorio toscano e nella creazione dell’immagine del paesaggio.

In materia urbanistica, la Toscana è tra le prime ad avere legiferato, regolamentando gli aspetti ambientali (valutazione di impatto ambientale), introducendo la cartografia digitalizzata e le banche dati, (Geographic Information System – GIS/SIT).

La disciplina urbanistica toscana limita le possibilità edificatorie sotto il profilo sia quantitativo che funzionale, cosi come previsto dal Regolamento di attuazione n° 5 del 09-02-2007. In via di principio le zone agricole sono escluse dal novero delle aree suscettibili di trasformazione urbanistica, vincolate ai soli usi agricoli. Gli interventi ammissibili sono esclusivamente di edilizia funzionale all’attività agricola, si prevedono le condizioni per realizzare nuovo edifici rurali ad uso abitativo, nuovi annessi agricoli, si stabiliscono le superfici fondiarie minime per consentire interventi agli edifici rurali, si introducono disposizioni per la deruralizzazione degli edifici.

Alla Regione restano competenze di programmazione generale, adotta il Piano Territoriale di Coordinamento Regionale, approva i Piani regolatori Comunali ed il Piano di Coordinamento Provinciale. La programmazione e gestione dell’urbanistica territoriale è competenza dei Comuni, che adottano i Piani Urbanistici, ed è il Sindaco che  rilascia le concessioni edilizie.

 

Turismo e ruralità in Italia e in Toscana

La Politica Agricola Comune rappresenta l’insieme delle regole che l’Unione Europea, fin dalla sua nascita ha inteso dare, riconoscendo la centralità del comparto agricolo per uno sviluppo equo e stabile dei Paesi membri, con l’obiettivo di incrementare la produttività dell’agricoltura, assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, stabilizzare i mercati, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori.

Non spetta a me, in questa sede, dare un giudizio di merito sui risultati ottenuti dalle scelte dell’UE, ma oggi, l’analisi dei fenomeni, non può prescindere dal quadro di riferimento comunitario.

In questo contesto, gli stati Europei hanno fatto scelte di politica nazionale e/o regionale, nei comparti della ruralità e del turismo, dotandosi di specifica legislazione di settore. 

Turismo rurale, turismo in campagna, turismo verde, ecoturismo, turismo e natura, B/B in campagna, sono spesso utilizzati come sinonimi di agriturismo, anche se non lo sono, e propongono “prodotti” del tutto diversi, sia sul piano della ruralità che del ricettivo. 

Fondamentale è la Legge Quadro 96, approvata dal Parlamento Italiano nel 2006, in materia   di “disciplina dell’agriturismo”, che prevede:

 “La Repubblica, in armonia con i programmi di sviluppo rurale dell’Unione europea, dello Stato e delle regioni, sostiene l’agricoltura anche mediante la promozione di forme idonee di turismo nelle campagne, volte a (Art. 1):

a) tutelare, qualificare e valorizzare le risorse specifiche di ciascun territorio;

b) favorire il mantenimento delle attività umane nelle aree rurali;

c) favorire la multifunzionalità in agricoltura e la differenziazione dei redditi agricoli;

d) favorire le iniziative a difesa del suolo, del territorio e dell’ambiente da parte degli imprenditori agricoli attraverso l’incremento dei redditi aziendali e il miglioramento della qualità di vita;

e) recuperare il patrimonio edilizio rurale tutelando le peculiarità paesaggistiche;

f) sostenere e incentivare le produzioni tipiche, le produzioni di qualità e le connesse tradizioni enogastronomiche;

g) promuovere la cultura rurale e l’educazione alimentare;

h) favorire lo sviluppo agricolo e forestale. “

  

Definizione di attività agrituristiche (Art. 2) 

  • Per attività agrituristiche si intendono le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli, anche nella forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l’utilizzazione della propria azienda,  in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali.
  • Possono essere addetti allo svolgimento dell’attività agrituristica, l’imprenditore agricolo, i familiari, nonche’ i lavoratori dipendenti dell’azienda .

Rientrano nelle attività agrituristiche:

  • dare ospitalità in alloggi o in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori;
  • somministrare pasti e bevande costituiti prevalentemente da prodotti propri e da prodotti di aziende agricole della zona, ivi compresi i prodotti a carattere alcoolico e superalcoolico, con preferenza per i prodotti tipici e caratterizzati dai marchi DOP, IGP, IGT, DOC e DOCG
  • organizzare degustazioni di prodotti aziendali;
  • organizzare, attività ricreative, culturali, didattiche, di pratica sportiva, nonche’ escursionistiche e di ippoturismo, anche con convenzioni con gli enti locali, finalizzate alla valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale.
  • si chiarisce che sono considerati di propria produzione i cibi e le bevande prodotti, lavorati e trasformati nell’azienda agricola, nonche’ quelli ricavati da materie prime dell’azienda agricola e ottenuti attraverso lavorazioni esterne.
  • il reddito proveniente dall’attività agrituristica e’ considerato reddito agricolo.

Locali per attività agrituristiche (art. 3) 

  • Possono essere utilizzati per attività agrituristiche gli edifici o parte di essi già esistenti nel fondo.
  • Le regioni disciplinano gli interventi per il recupero del patrimonio edilizio esistente ad uso dell’imprenditore agricolo ai fini dell’esercizio di attività agrituristiche, nel rispetto delle specifiche caratteristiche tipologiche e architettoniche, nonche’ delle caratteristiche paesaggistico-ambientali dei luoghi.
  • I locali utilizzati ad uso agrituristico sono assimilabili ad ogni effetto alle abitazioni rurali.

In attuazione di questi principi generali, obbligatori su tutto il territorio nazionale, le regioni hanno approvato specifiche leggi, dando, o cercando di dare, risposte alle specificità territoriali.

LAgriturismo, in Italia, è un’attività di ricezione, di ospitalità, e/o di somministrazione alimenti e bevande, esercitata da imprenditori agricoli singoli o associati nell’ambito della propria azienda e in rapporto di connessione e complementarietà rispetto alle attività agricole di coltivazione del fondo, di silvicoltura, di allevamento animali. 

L’azienda agricola è condizione per poter esercitare; l’agriturismo diviene quindi aspetto multifunzionale dell’attività rurale.

Il turismo rurale, il turismo in campagna, il turismo verde, l’ecoturismo, turismo e natura, B/B in campagna, affitta appartamenti, affittacamere, alberghi di campagna, rientrano invece  nelle attività turistiche, per il cui esercizio è vigente la  normativa delle imprese turistiche (quando applicabile).

Non sempre la specificità dell’agriturismo è però evidente alla clientela, a causa di una certa confusione alimentata sia da una informazione poco corretta da parte dell’offerta e dei media, che dal fatto che la stessa offerta agrituristica si presenta talvolta poco caratterizzata in senso “agricolo” o “rurale”.

L’offerta di turismo rurale e di servizi rurali può intercettare una domanda turistica interessata alla riscoperta della ruralità nelle sue varie manifestazioni, e rappresenta anche opportunità di vacanze meno convenzionali e (talvolta) più a buon mercato, sia per il mercato nazionale che estero.

I dati disponibili a livello nazionale e regionale (fonte IRPET, rapporto sul sistema rurale toscano 2012, e statistiche ISTAT) confermano un trend positivo per la domanda di turismo rurale e in modo particolare di agriturismo. L’anno 2009 (ultimo con dati ISTAT definitivi) si era chiuso molto positivamente per gli esercizi agrituristici, con quasi 1,9 milioni di arrivi e una variazione del +4,0% degli arrivi e del +2,0% delle presenze, rispetto all’anno precedente.

In questo contesto, l’agriturismo toscano mantiene la leadership a livello nazionale, con il 33,5% delle presenze totali e addirittura il 41,8% delle presenze di turisti stranieri, seguito dal Trentino Alto Adige, altra regione “storica” dell’agriturismo, con il 22% (vedi tabelle allegate).

Anche dal lato dell’offerta, l’agriturismo ha conosciuto, negli ultimi anni, una notevole crescita accompagnata da profonde trasformazioni, sia in termini di servizi offerti, che di distribuzione spaziale delle strutture ricettive. Anche sul versante dell’offerta, alla Toscana spetta il primato nazionale.

La consistenza degli agriturismo

Nel 2009 (ultimo dato ISTAT completo) in Italia erano autorizzate, all’esercizio dell’attività agrituristica, poco più di 19 mila aziende agricole, di cui quasi 15.700 autorizzate all’alloggio. In Toscana risultavano autorizzate 4.046 aziende, pari al 21,3% del totale nazionale, la quasi totalità delle quali autorizzate all’alloggio. Questa grande diffusione delle attività di alloggio rappresenta, in effetti, un tratto caratteristico dell’offerta agrituristica toscana rispetto alla situazione nazionale, così come la più bassa diffusione delle attività di ristorazione (offerta dal 24% delle aziende autorizzate ( solo 1 su 4 ha la ristorazione) a fronte del 49% nazionale. 

L’attività agrituristica viene svolta, nella maggior parte dei casi, da aziende a conduzione familiare, localizzate in zone collinari (52%) e montane (33,5%); la conduzione femminile è decisamente più marcata rispetto a quanto si rileva in corrispondenza del complesso delle aziende agricole.

In Toscana l’imprenditoria femminile è ancora più diffusa di quanto lo sia a livello nazionale, così come l’elevata percentuale di aziende di collina dipende dalla conformazione del territorio regionale.

Caratteristica e consistenza dei flussi agrituristici

Nel periodo (1997-2009) le presenze in strutture agrituristiche sono una delle componenti che ha avuto maggior crescita tanto da triplicare tra il 2002 e il 2010. Le presenze in agriturismo ammontano, nel 2010, a 3,047 milioni di cui il 65% rappresentate da stranieri (contro il 48,8% relativo a tutte le forme ricettive), per una incidenza sul totale regionale delle presenze pari al 7,2% (era il 5,3% nel 2002) e al 5,0% degli arrivi. La durata media del soggiorno ha avuto però un decremento, passando da 5,7 giorni a 5,3 giorni, anche se resta ben più prolungata che nelle strutture alberghiere.

La forte componente estera della domanda agrituristica si connota anche con alcune peculiarità relative alla provenienza degli ospiti: nel 2010 le presenze dalla Germania sono risultate pari al 17,5% del totale delle presenze in agriturismo, seguite da Paesi Bassi (7,6%), Francia (5,8%), Belgio (5,0%) e Stati Uniti (4,8%).

Nel 2009 (ultimo dato ISTAT disponibile) le tre province “storiche” dell’agriturismo toscano, Grosseto, Siena e Firenze hanno totalizzato il 66,7% delle presenze totali in agriturismo (erano il 56,4% nel 2007). Siena ha la leadership per le presenze di stranieri (quasi 30% del totale regionale nel 2009) mentre Grosseto per le presenze di italiani (quasi 38% del totale regionale nel 2009).

La struttura dell’offerta agrituristica in Toscana 

 In Toscana le aziende agrituristiche autorizzate hanno raggiunto, a fine 2010, le 4.074 unità, praticamente stabili rispetto all’anno precedente, ma aumentate del 60% rispetto all’anno 2002, con oltre 50 mila posti letto in gran parte ubicati in unità abitative indipendenti (appartamenti).

Le aziende con ristorazione sono, nel 2010,  739 unità, fortemente diminuite rispetto all’anno precedente. Ciò è dovuto anche ad una dimensione aziendale media molto contenuta (mediamente 12,4 posti letto), derivante dalla limitata dimensione e dal carattere familiare della gran parte delle aziende che praticano attività agrituristica.

La distribuzione territoriale delle strutture pone Siena al primo posto per numero di autorizzazioni e di posti letto, con oltre 1000 aziende e 13.800 posti letto, seguita da Grosseto e da Firenze. L’offerta agrituristica è caratterizzata da una notevole diversificazione, spesso anche all’interno delle singole province, in funzione della collocazione spaziale delle stesse e del tipo di orientamento assunto, per quanto riguarda l’organicità e la centralità dell’offerta agrituristica, rispetto alla gestione agricola e il collegamento con l’imprenditorialità familiare. La maggior parte delle strutture si localizza nell’area collinare, mentre l’agriturismo di pianura, realtà minoritaria, è situato prevalentemente nei parchi litoranei. Nelle realtà collinari si trovano gli agriturismi che si inseriscono nelle correnti principali di turismo che orbitano intorno alle città d’arte e ai centri d’arte minori.

La tipologia dei servizi offerti nell’ambito delle cosiddette “altre attività” (che interessano quasi i due terzi delle aziende autorizzate), è molto varia e distribuita all’interno delle singole province. Si rileva una presenza, nel complesso, abbastanza limitata di quelle attività maggiormente impegnative in termini di organizzazione e risorse umane necessarie (quali equitazione o corsi), fenomeno simile all’offerta del servizio di ristorazione.

Prospettive di mercato

L’analisi congiunta dell’evoluzione di offerta e domanda di agriturismo, evidenzia come la crescita dell’offerta abbia proceduto ad un tasso elevatissimo, più sostenuto della domanda. Sono nati troppi agriturismo, determinando appesantimento nella situazione economica del comparto e indici negativi  di utilizzazioni dei posti letto. In molti casi si tratta di fenomeni subiti dall’azienda, con redditività insoddisfacente. In alcune situazioni ciò ha rappresentato ostacolo all’aumento di professionalità, all’investimento in servizi, in proposte commerciali innovative, con il concreto rischio di  abbassamento dei livelli di qualità, e possibili contraccolpi, a catena, per l’immagine dell’agriturismo toscano. E’ anche aumentata, in questi ultimi anni, sia la concorrenza delle altre regioni italiane, che dei paesi del bacino Mediterraneo.

L’evoluzione generale della domanda turistica, sempre più orientata alla ricerca di turismi “alternativi” e di esperienze autentiche, offre interessanti opportunità per lo sviluppo del comparto agrituristico toscano, soprattutto verso quei segmenti che sono in crescita, come lo sportivo, l’enogastronomico, corsi di degustazione, di cucina tipica, la didattica, la micro convegnistica, le strade del vino, dei sapori e dei profumi, la sentieristica, il trekking, la Via Francigena, percorsi archeologici e di turismo culturale.  

Va mantenuta grande attenzione all’equilibrio tra qualità dei servizi, prezzi, mercato e concorrenza, sviluppando e finanziando forme di integrazione con i sistemi locali, realizzando  promozioni “dedicate” e mirata a segmenti di consumatori sensibili, in grado di esaltare le connessioni di questa forma di “fare turismo” a contatto con tipicità e identità locali, con le tradizioni rurali, con il patrimonio storico culturale.

Mi fermo qui perché il tempo e la vostra pazienza hanno sicuramente superato il limite di guardia; ad inizio secolo scorso, per raggiungere l’America necessitavano 56 giorni con la nave e 15 giorni con il piroscafo, con l’aereo la distanza viene ridotta a poche ore e con Internet a pochi secondi. Oggi le distanze non sono più solo fisiche, ma principalmente di natura funzionale.

Quindi l’web, i social e le infinite metodologie applicative della rete, sono strumenti di cui è necessario avere padronanza e da utilizzare con maggiore convinzione e disponibilità, anche dal mondo rurale.

 

 

Dr. Ario Locci – Attività specialistica e di consulenza: Turismo, Sviluppo Socioeconomico, programmazione, pianificazione aziendale; Marketing, Innovazione, Comunicazione, Sostenibilità; ICT & WEB;  Legislazione e Finanziamenti Comunitari; Temporary management.

57016 Castiglioncello (Livorno) –  P.Iva   01642520496   CF  LCC RAI 53H25H570J

Tel. +39 335399360  –   www.ariolocci.it   E-mail:   ariolocci@gmail.com

 

 

 

 

Bibliografia e sitografia consultata per l’intervento

Bibliografia  e sitografia voce turismo su http://www.ariolocci.it/?p=690

AA.VV. Sviluppo Locale – Le trasformazioni del mondo rurale, Torino, Rosenberg & Sellier, Vol.VII, n.15.

Aboim Inglez  – Spazio rurale come spazio turistico: il ritorno del mito

Bagnasco A., Piselli F., Pizzorno A., Trigilia –  Il capitale sociale, Il Mulino, Bologna.

Balestrieri G. –  Il turismo rurale nello sviluppo integrato della Toscana, IRPET – Regione Toscana, Firenze.

Basile E., Romano – Lo sviluppo rurale in Italia: metodologie di analisi, politiche economiche, problemi aperti, in Basile E., Romano D., (a cura di): Sviluppo rurale: società, territorio, impresa, Milano, Franco Angeli.

Bauman Z.  –  Dentro la globalizzazione, Bari, Laterza.

De Rita, G. & Bonomi –  “Manifesto per lo sviluppo locale – Dall’azione di comunità ai Patti Territoriali”, Torino Bollati Boringhieri

Di Iacovo F. –  Lo sviluppo sociale nelle aree rurali, Franco Angeli, Milano

Fichera C.R.  – Multifunzionalità e sviluppo sostenibile del territorio rurale – Innovazione tecnologica e valorizzazione delle tipicità in aree marginali. Liriti Editore.

Florio M.  –  La valutazione degli investimenti pubblici. Franco Angeli, Milano.

Innocenti P. –  Geografia del turismo. La Nuova Italia Scientifica, Roma.

Rifkin  J.   -  La terza rivoluzione industriale , Mondadori Milano,  2011.

Romano D., (a cura di) –  Sviluppo rurale: società, territorio, impresa., Milano, Franco Angeli

Legge quadro sull’agriturismo

Legge  regione Sardegna in materia di agriturismo

Legge Regione Toscana in materia di agriturismo

Legge Regione Sicilia in materia di agriturismo

Legge Regione Trentino in materia agriturismo

http://agriregionieuropa.univpm.it/dettart.php?id_articolo=558

http://associazionebartola.univpm.it/pubblicazioni/raccolta_tesi/scocco.pdf

http://www.censis.it/1

http://ec.europa.eu/agriculture/rurdev/index_it.htm

http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/tourism/files/studies/structural_funds/sf_leader_it.pdf

http://europa.eu/legislation_summaries/agriculture/general_framework/l60032_it.htm

http://www.agriitalia.it/agriturismo/legge_sardegna.htm

http://www.agriturist.it/agriturist.php?IdCategoria=4&IdSottomenu=102&IdSottoSottoMenu=1324

http://www.corintea.it/Trasformare1/TRASF_1_%20DEFINITIVO.htm

http://www.ecolabel.it/news/1757-turismo-agli-italiani-piace-lecor.html

http://www.galogliastra.it/index.php/temi/149-turismo

http://www.galsgt.it/dati/ContentManager/files/Commercializzare%20il%20turismo%20rurale(1).pdf

http://www.irpet.it/index.php?page=pubblicazioni  (Vi sono Tabelle con dati statistici)

http://www.lapei.it/public/2010/11/100601_rurale_RUBINO.pdf

http://www.regione.toscana.it/agricoltura/index.html

http://www.see-net.org/index.php?option=com_content&view=article&id=72%3A2a-valorizzazione-delle-risorse-locali-per-lo-sviluppo-del-turismo-rurale-delle-regioni-dellerzegovina-e-di-dubrovnik&catid=42&Itemid=102&lang=ita

http://www.sosviaggiatore.com/documenti/agriturismo.pdf

http://www1.inea.it/reteleader/pubblica/quaderni/quaderno.4/quaderno4.html

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www.tourisme.fr

www.uneptie.org/pc/tourism/ecotourism/home.htm

www.ariolocci.it