La proposta del Ministro, di Piano Strategico per lo Sviluppo del Turismo in Italia anni 2013/2020,   (http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti/piano_strategico_turismo.pdf ), ha prodotto, da parte della Conferenza delle Regioni e delle province Autonome, un documento dettagliato ed approfondito, che il Presidente Errani ha rimesso al Ministro (http://www.regioni.it/download.php?id=279597&field=allegato&module=news).

Riassumo il contenuto del documento, ricordando che il rapporto Stato/Regioni, nel nostro ordinamento, oltre alla normale dialettica politico/amministrativa e di difesa di interessi, si trasforma spesso in conflitto di attribuzione, con il risultato di rallentare l’iter legislativo e le conseguenti risposte alle esigenze dei cittadini e dell’economia.

In materia turistica, le Regioni hanno spesso sollevato il conflitto davanti alla Corte Costituzionale e, come vedremo, vi sono sostanziali divergenze anche in questa circostanza. 

Il documento, predisposto dalla Commissione Turismo, coordinata dall’assessore Mauro Di Dalmazio (Regione Abruzzo) è stato approvato dalla Conferenza delle Regioni il 6 Dicembre u.s.

Le regioni condividono la necessità di dotarsi di un Piano Strategico Nazionale  e di linee guida, apprezzano il metodo adottato di un confronto aperto, ma chiariscono che le aree di maggiore competitività non possono far dimenticare la necessità di trovare soluzioni percorribili al riequilibrio dell’offerta turistica nel suo complesso, e che le competenze costituzionali e normative a loro attribuite, vanno rispettate. 

Una prima osservazione “di peso” è quella del mancato approfondimento dei documenti e degli indirizzi prodotti dalla Commissione Europea, che, ad avviso delle Regioni, determina conseguenze pesanti sia sul piano della elaborazione che delle proposte operative. In effetti importanti atti ed indirizzi sono stati prodotti dagli organismi europei in materia, alcuni legati a forme di finanziamento agevolato, altri come riferimento quadro per nuove politiche turistiche europee (questi temi saranno oggetto di un prossimo approfondimento sul blog).

Ulteriore elemento di criticità, il documento delle regioni lo individuano nella governance del sistema turistico italiano, proponendo di accantonare definitivamente, in via pregiudiziale, le dispute in merito alle attribuzioni costituzionali della cosiddetta “competenza esclusiva”.

La Conferenza ritiene non utile, anche in termini di miglioramento dell’efficacia della governance del turismo, pensare ad una revisione del Titolo V della Costituzione che renda il turismo materia a legislazione concorrente tra Stato e Regioni, soprattutto in presenza di validi strumenti di concertazione Stato-Regioni come gli attuali. Le Regioni, in questa fase di riorganizzazione e di proficuo lavoro sulle politiche del turismo, ritengono fuorviante condurre una discussione sulle competenze tra Governo centrale e sistema regionale, così come desta forti dubbi che il Piano Strategico, faccia richiesta di un Ministero con portafoglio. L’idea di riportare in capo ad un Ministero la regolamentazione e l’incentivazione del settore è da ritenersi anacronistica e inopportuna, prosegue il documento. Le Regioni intendono invece puntare sulla possibilità di utilizzare gli strumenti di raccordo interistituzionale già previsti, tra cui le varie forme di intesa e di accordo tra Governo, Regioni ed enti locali, concertate prima nel Comitato permanente per il coordinamento della materia del turismo, sede deputata alla preventiva definizione delle politiche di settore.

Quattro le priorità individuate dalle Regioni:

  1. una definizione chiara dei compiti e dei ruoli dei diversi soggetti pubblici in gioco;
  2. il rilancio del Comitato permanente del Turismo Governo / Regioni;
  3. la governance della promo-commercializzazione secondo il concetto della marca ombrello Italia, con cui si concerta e definisce (l’anno prima per quello successivo) il Piano Nazionale per la comunicazione e promo-commercializzazione della marca Italia ed i Piani Regionali delle azioni per mercati e prodotti, target specifici relativi alle singole marche turistiche regionali;
  4. gruppo di lavoro per la ricerca di finanziamenti europei, per quanto il turismo non figuri direttamente tra i settori finanziabili dalla programmazione europea 2014-2020, grazie alla sua trasversalità, è possibile attivare finanziamenti su altre misure.

La Conferenza delle Regioni chiede inoltre che il Governo stabilisca quali e quante risorse intende investire nel settore, e si definiscano chiaramente compiti e sinergie tra Regioni e livello centrale, individuando nell’ENIT il ruolo di coaching,  a servizio del settore.

Rispetto al tema dell’incentivazione alle imprese, sottolinea il documento della Conferenza delle Regioni,  è opportuno valutare ed approfondire forme alternative al finanziamento diretto delle imprese stesse, soprattutto per gli aiuti agli investimenti, ribadendo la necessità di creare un Fondo destinato alle piccole e medie imprese turistiche, da scorporare dall’ambito del fondo per le PMI delle Attività Produttive, per favorire lo sviluppo e l’innovazione del settore turistico, facilitando l’accesso al credito degli operatori della filiera.

Le Regioni chiedono anche di rivedere, nel merito, le politiche relative alla tassa di soggiorno.

Le proposte del documento della Conferenza delle Regioni, si articolano su azioni sviluppate su tre livelli strategici:

a) un livello più meramente nazionale e con azioni di base e precompetitive:

  1. politiche del credito, dei finanziamenti e di defiscalizzazione;
  2. politiche di omogeneizzazione dell’IVA (anche con riferimento ai Paesi europei concorrenti);
  3. politiche ed azioni specifiche per i visti internazionali;
  4. azioni di coordinamento delle attività internazionali delle Regioni e delle Province Autonome sui grandi mercati mondiali, agendo con il Sistema Italia e definendo un ruolo nuovo e strategico di ENIT;
  5. politiche dei trasporti e sistema dell’intermodalità nazionale ed internazionale anche in ordine alla rete degli aeroporti.

b) un livello nazionale di sinergia con le Regioni e le Province Autonome per lo sviluppo della competitività:

  1. coordinamento e sviluppo della formazione turistica scolastica e professionale;
  2. incentivi allo sviluppo della qualità dell’offerta turistica con azioni mirate all’ammo- dernamento delle strutture ricettive e di innovazione tecnologica, con particolare attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività turistiche ed alla loro funzionalità per persone con esigenze speciali;
  3. azioni per migliorare la qualità della fruizione del patrimonio artistico e culturale da parte del turista;
  4. definizione congiunta della problematica delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico ricreative;
  5. azioni mirate all’aumento della sicurezza nei luoghi di villeggiatura e di turismo in generale;
  6. creazione di rapporti stabili ed affidabili con i TT.OO. internazionali;
  7. armonizzazione dei sistemi di classificazione delle strutture ricettive;
  8. rapporti con la Commissione Europea.

c) un livello differenziato di politiche nazionali destinato a sostenere le Regioni e le Province Autonome:

  1. politiche mirate per tematismi turistici;
  2. politiche mirate per tematismo e per aree mercato con una differenziazione in relazione alle specificità, al dinamismo, alla capacità ricettiva;
  3. strategie di coordinamento delle azioni di sviluppo dei sistemi turistici interregionali;
  4. iniziative promozionali dei tematismi turistici (cicloturismo, golf, ecc.) anche a carattere interregionale, per mercati obiettivo.

Siamo appena agli inizi di un percorso che dovrà trovare ampi spazi di dibattito tra le categorie economiche ed imprenditoriali, e confronti con e tra i livelli istituzionali; il turismo non può essere ancora una volta relegato tra le tante cose possibili da metter in agenda.

Ritengo essere irresponsabile non affrontare con urgenza le tematiche di settore, dando, ognuno per le proprie competenze, risposte possibili. La concorrenza turistica tra aree del pianeta, non aspetta certo i tempi biblici dei dibattiti, e la domanda di turismo si indirizza, tutti i giorni,  verso chi riesce a stare sul mercato, con proposte chiare, coerenti, equilibrate.

Riavvicinare la politica ed il buon governo alle necessità dei cittadini, passa anche attraverso scelte strategiche in quei settori che vantano trend positivi, come il “prodotto turistico”, vera risorsa per il  nostro paese e per i nostri territori.