Grande attenzione, nelle politiche e negli investimenti europei dei prossimi anni, verrà data a quella che, nel linguaggio ormai comune, viene definita agenda digitale.

Questa scelta strategica si pone l’obiettivo di portare l’Europa ad un livello alto, in un mercato digitale mondiale che ha tassi di crescita esponenziali, e che marginalizza i paesi che non sapranno stare al passo sui temi dell’innovazione, della ricerca e sviluppo, nel contesto delle tecnologie ICT (in acronimo anche TIC).

Nel turismo poi, credo che possiamo parlare oltre che del tradizionale concetto di economia reale, anche di economia turistica digitale, come parte essenziale del prodotto, che da solo non è più in grado di competere e vendersi sul mercato globalizzato.

I dati di Eurostat del dicembre scorso presentano, per il nostro paese, ombre e lentezze che non possiamo sottovalutare. Emerge, per esempio, che l’accesso e l’utilizzo di Internet nel nostro paese resta ancora inferiore alla media dei paesi UE, con il record negativo del 40% di persone che non hanno mai navigato sul web (peggio di noi Romania, Bulgaria e Grecia). Le famiglie italiane che hanno accesso ad Internet sono poco più del 63%, con il 55% delle connessioni a banda larga, ed un uso quotidiano della rete di appena il 50%, contro quasi il 60% della media europea. L’utilizzo delle connessioni web, sempre secondo la ricerca Eurostat, evidenzia che uno su due è andato sui social network e/o consultato i giornali on line (il 52% nella media europea), il 45% ha organizzato ed acquista biglietti e/o soggiorni di viaggio (contro il 50% della media Ue). Nel nostro paese, molto meno utilizzato Internet per compiere operazioni bancarie home banking (37% contro il 54% della media europea) e per fare acquisti online (29% contro il 59% degli europei), e solo il 6% per creare siti o gestire blog (media Ue al 9%).

Il futuro dell’economia sarà sempre più digitale e, secondo le stime della Commissione europea, il 90% di tutti i posti di lavoro richiederà un livello sempre più alto di competenza digitale.

L’Agenda Digitale per l’Europa, presentata nel maggio 2010, è stata aggiornata nel dicembre scorso, con un intervento di Neelies Kroes, vicepresidente della Commissione responsabile dell’Agenda del digitale che ha dichiarato “…Dobbiamo porre gli interessi dei cittadini e delle aziende europee al centro della rivoluzione digitale, in modo da sfruttare appieno il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la creazione di nuovi posti di lavoro, la sostenibilità e l’inclusione sociale….. L’ambiziosa strategia che viene presentata oggi indica chiaramente le aree sulle quali è necessario concentrare i nostri sforzi nei prossimi anni. Per portare a pieno frutto il potenziale del futuro digitale europeo dobbiamo ottenere un totale sostegno da parte degli Stati membri, del settore delle TIC e di tutte le componenti economiche vitali….”.

L’Agenda Digitale per l’Europa è una delle “sette iniziative faro” della strategia Europa 2020; si articola su 7 pilastri e 101 azioni, ognuna delle quali ha dato o darà luogo a specifiche misure.

Schematicamente i 7 obiettivi strategici:

- Creare un nuovo e stabile contesto normativo sulla banda larga ed il mercato unico. Sono necessari maggiori investimenti nelle reti a banda larga, ad alta velocità fisse e mobili, e si deve produrre un nuovo e stabile quadro normativo comunitario. Un pacchetto di dieci azioni avviate quest’anno conterrà raccomandazioni per un più semplice accesso alla Rete, nuova metodologia di determinazione dei costi per l’accesso all’ingrosso alle reti a banda larga, net nutrality e riduzione dei costi per il roll out della banda larga. Questo programma si baserà su nuove linee guida su aiuti statali e prestiti europei tramite Connecting Europe Facility.

- Nuove infrastrutture pubbliche di servizi digitali. Con il supporto del Consiglio, la Commissione accelererà la diffusione di servizi digitali, in particolare l’interoperabilità transfrontaliera, relativa a identità elettroniche e firme elettroniche, mobilità aziendale, giustizia elettronica, cartelle cliniche elettroniche e piattaforme culturali come Europeana. Si stima che l’eProcurement potrebbe far risparmiare da solo 100 miliardi di euro l’anno, mentre l’eGovernment sarebbe in grado di ridurre i costi di amministrazione del 15-20%.

- Avviare una coalizione per le competenze digitali e per l’occupazione. C’è bisogno di una coalizione per adottare misure concrete ed evitare milioni di posti di lavoro vacanti in ambito ICT entro il 2015 a causa della mancanza di personale qualificato. La Commissione coordinerà le azioni del settore pubblico e privato per: incrementare i tirocini di formazione, creare collegamenti più diretti tra università e mondo del lavoro, definire accordi sui profili professionali standard e promuovere la certificazione delle competenze per la mobilità lavorativa. La Commissione, inoltre, fornirà un piano d’azione a sostegno degli imprenditori Web e renderà l’Europa più startup friendly.

- Proporre una cyber-strategia di sicurezza. Sicurezza e libertà online vanno di pari passo. L’Ue dovrebbe offrire gli ambienti online più sicuri del mondo, valorizzando la libertà e la privacy dell’utente. La Commissione fornirà una strategia e una proposta di direttiva per stabilire un livello minimo comune di preparazione a livello nazionale, tra cui una piattaforma online per prevenire e contrastare incidenti informatici, e l’obbligo di segnalarli. Questo stimolerà un più ampio mercato europeo per la sicurezza e la privacy-by-design dei prodotti.

- Aggiornare il copyright. Modernizzare il diritto d’autore è la chiave per raggiungere il mercato unico digitale. La Commissione cercherà una soluzione dei problemi del diritto d’autore attraverso un dialogo con gli stakeholder nel 2013. La Commissione rivedrà e modernizzerà il quadro legislativo dell’Ue sul diritto d’autore, con una decisione prevista nel 2014. Si semplificheranno le controversie in rete.

- Accelerare il cloud computing attraverso il potere d’acquisto del settore pubblico. La Commissione avvierà azioni pilota nel partenariato cloud europeo, che sfrutta il potere pubblico di acquisto per contribuire a creare il più grande mercato cloud del mondo, smantellando attuali barriere nazionali e percezioni negative dei consumatori.

- Lancio di una nuova strategia industriale elettronica. La Commissione proporrà una strategia industriale per la micro-e nano-elettronica, per aumentare l’attrattiva dell’Europa per gli investimenti nella progettazione e produzione, nonché la sua crescente quota di mercato globale.

L’Agenda Digitale nel nostro paese

L’Agenda Digitale Italiana (ADI) è stata istituita il primo marzo 2012 con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con altri ministeri. Successivamente è stato pubblicato il Decreto Legge del 18 ottobre 2012, n° 179 “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” – c.d. provvedimento Crescita 2.0 , in cui sono previste le misure per l’applicazione concreta dell’ADI.

I principali interventi sono previsti nei settori:

identità digitale, Pubblica amministrazione, digitale/Open data, istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale.

Organo operativo dell’ADI è la Cabina di Regia. E’ strutturata in sei gruppi di lavoro a cui corrispondono sei assi strategici: Infrastrutture e sicurezza; eCommerce; eGovernment Open Data; Alfabetizzazione Informatica – Competenze Digitali; Ricerca e Innovazione; Smart Cities and Communities.

La Cabina di Regia ha elaborato una serie di iniziative concrete con l’obiettivo di innovare ognuno dei sei ambiti tematici e di implementare gli indirizzi dell’Agenda Digitale Europea in campo nazionale. Accanto alle iniziative, la cabina ha elaborato proposte normative e di riorganizzazione della macchina amministrativa, tenendo conto dei principi di efficienza e risparmio.

L’Agenzia per l’Italia digitale, istituita con il Decreto Sviluppo 2012, ha come compito di portare avanti gli obiettivi definiti dalla Cabina di Regia, monitorando l’attuazione dei piani di ICT delle pubbliche amministrazioni e promuovendone annualmente di nuovi, in linea con l’Agenda digitale europea.

Questa sintetica esposizione al fine di evidenziare la complessità, ma anche l’attualità delle problematiche, che hanno già ed avranno sempre più profonde ripercussioni nella società, nei rapporti interpersonali, nelle transazioni economiche, nel fenomeno turistico e nel sistema delle imprese, a cui si imporrà di innovarsi ed adeguarsi giornalmente ai continui processi di trasformazione.

 

GLOSSARIO

Banda larga e ultra-larga. Per “banda larga” si intende il sistema di connessione che permette di inviare informazioni a una velocità che varia dai 2 ai 20 Mbps (megabit per secondo). La “banda ultra-larga”, invece, viaggia a velocità superiore: tra i 30 ai 100 Mbps. Nonostante gli sforzi compiuti finora l’Italia è ancora indietro rispetto ai partners occidentali. I dati parlano chiaro: quasi 5,6 milioni di italiani si trovano in condizione di divario digitale, difettano cioè delle nozioni di base per poter usufruire dei benefici del web. Mentre sono almeno 3000 le località nel Paese che soffondo di un ‘deficit infrastrutturale’ – sono cioè prive delle infrastrutture necessarie per godere dei benefici della banda larga e ultra-larga – soprattutto nel Mezzogiorno, nelle aree rurali e in quelle lontane dai grandi centri urbani.

Smart Communities/Cities. Le città “smart” sono spazi urbani entro i quali le comunità residenti (la community) possono incontrarsi, scambiare opinioni, discutere di problemi comuni, avvalendosi di tecnologie all’avanguardia. La community funziona anche da stimolo per realizzare ricerche e progetti utili alle pubbliche amministrazioni. L’Agenda digitale italiana stanzia nuovi finanziamenti per realizzare le piattaforme tecnologiche necessarie a consentire alle città di adottare la filosofia smart.

Open data. L’open data, letteralmente “dati aperti”, è un nuovo approccio alla gestione dei dati e delle informazioni in possesso delle istituzioni pubbliche, interamente gestito attraverso le tecnologie telematiche. Il governo inglese e quello statunitense sono stati i primi a sperimentare questo sistema. Ma il numero di governi che adotta questo approccio è in continua crescita. Con l’open data tutte le informazioni delle istituzioni pubbliche vengono “liberati” e diventano accessibili e interscambiabili online. L’adozione del formato open è un’opportunità importante anzitutto per le amministrazioni, che superano così gli schemi rigidi e burocratici di accesso ai dati e di gestione delle risorse informative. Nella sola Europa, il “valore” dell’informazione pubblica ammonta a circa 140 miliardi di euro l’anno. Il formato open è un’opportunità anche per i cittadini. L’immensa mole di dati resi pubblici permette di avvicinarli alle istituzioni, rendendoli più partecipi al loro operato.

Cloud Computing. La “nuvola di dati” è una delle novità più importanti dell’evoluzione tecnologica. Nel caso delle pubbliche amministrazioni, con cloud si intende la possibilità di unire e condividere informazioni provenienti da istituzioni diverse. Questo processo permette la maggiore interoperabilità dei dati, con vantaggi evidenti per la rapidità e la completezza dei processi amministrativi.

E-government. E’ il principio del governo digitale, o e-government. Con l’Agenda digitale si creano nuovi incentivi per l’utilizzo delle tecnologie digitali nei processi amministrativi per fornire servizi ai cittadini. Ne beneficiano l’efficienza, la trasparenza e l’efficacia. Un esempio concreto è quello degli appalti pubblici, con la Banca dati nazionale dei contratti pubblici. Le imprese, dal 1 gennaio 2013, presenteranno alla Banca tutta la documentazione contenente i requisiti di carattere generale, tecnico ed economico.

Acronimo ICT o TCI.  Le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, (in inglese Information and Communication Technology), sono l’insieme dei metodi e delle tecnologie che realizzano i sistemi di trasmissione, ricezione ed elaborazione di informazioni, tecnologie digitali comprese. L’uso della tecnologia nella gestione e nel trattamento delle informazioni assume crescente importanza strategica per il sistema sociale. L’informatica, intesa come apparecchi digitali e programmi software e le telecomunicazioni (le reti telematiche) sono i due pilastri su cui si regge l’attuale “società della comunicazione”.

Skill shortage.  Letteralmente “carenza di abilità”, deriva dalla necessità del mercato di profili professionali ben specifici per ICT. Questo fenomeno determina la necessità, a tutti i livelli, di creare formazione e cultura digitale, anche attraverso il sistema scolastico. Si va sempre più verso la certificazione della professionalità tecnologico/informatica, che può essere rilasciata dalle aziende sulle proprie tecnologie (vendor dependent), o indipendenti da una specifica tecnologia (vendor independent). Un esempio è costituito dal Cisco Networking Academy Program (CNAP), un programma di formazione specialistico di networking a cui possono aderire anche le scuole.

Net Neutrality.  La neutralità della rete, anche nota con termini inglesi network neutrality, net neutrality, internet neutrality o NN, è un principio di design/uso applicato alle reti residenziali a banda larga che forniscono accesso a Internet, servizi telefonici e trasmissioni televisive. La definizione esatta varia, ma viene ritenuta “neutrale”, dalla maggior parte dei sostenitori di questo principio, una rete a banda larga che sia priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano, cioè dal punto di vista della fruizione dei vari servizi e contenuti di rete da parte dell’utente finale.

Roll out. Il termine Roll out (o Rollout) è spesso utilizzato per definire la fase finale dell’avviamento di un progetto, ed identifica la parte di training di un nuovo sistema informativo, prima della sua definitiva messa in esercizio. Nel campo dei sistemi informativi il termine Roll out è anche comunemente impiegato per identificare il processo con cui un applicativo software viene attivato in più siti a partire da una istanza iniziale.

Start up friendly. Con questo termine, nel linguaggio economico, si fa riferimento ad atteggiamenti tesi ad incoraggiare le imprese di nuova costituzione, eliminando il più possibile ostacoli, facilitando processi di sviluppo.

08 Maggio 2013

Ario Locci

 

SITOGRAFIA CONSULTATA 

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http://www.agoradigitale.org/inseguendo-la-banda-larga/

http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/18827_eurostat-italia-fanalino-di-coda-per-utilizzo-del-web.htm

http://www.funzionepubblica.gov.it/media/1009447/agenda_digitale.pdf

http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/aree/allegati/agenda_digitale/agenda_digitale.pdf

http://www.linkiesta.it/blogs/innovazioni/la-provinciale-agenda-digitale-italiana

http://www.pmi.it/tag/agenda-digitale/1/

http://www.regione.toscana.it/agendadigitale/guida/cos-e

http://www.rivistaeuropae.eu/diritto/una-strada-per-la-crescita-lagenda-digitale-europea

http://www.tvdigitaldivide.it/2012/12/21/istat-italia-ultima-in-europa-per-internet-come-la-lituania/